La voce dello scarpone blog#6

La voce dello scarpone: Blog#6

Come avrete sentito quest’anno si svolge l’ultima Skieda e allora ci sembra giusto farvi avere la nostra versione sulla storia della Skieda.

Una breve premessa sul perché Livigno sia diventata una delle patrie del telemark in Italia.
Bisogna rendere merito a Sandro Mottini! Sandro è uno degli storici maestri di sci di Livigno e nella sua vita oltre che aver avuto 7 figli ha avuto la brillante idea di mettere i primi 4 su un solo paio di sci, dove c’erano gli attacchi per tutti, Sandro compreso e così si è inventato una forma di free ski.
Si parla di almeno 45 anni fa. Divennero tutti abbastanza famosi e ancor di più le foto della intera famiglia su un medesimo paio di sci. Crediamo di poter dire che questo stimolò la fantasia dei ragazzi e i maschietti, Mauro, Rudy e Simone, divennero dei freestyler. Parteciparono a gare internazionali e Simone andò anche alle Olimpiadi.
Rudy in particolare, dopo la carriera agonistica entrò a far parte dei comitati FIS relativi alle giurie, infatti nel freestyle d’allora c’erano i salti, ma anche il balletto e per stilare le classifiche bisognava aggiungere dei punteggi relativi all’aspetto artistico. Così facendo viaggiò molto e tra i tanti posti visitando gli Usa vide e scoprì gli sci da telemark e ne portò alcune paia a Livigno. Ecco è in questo modo che il telemark si fece notare a Livigno. Il vivace mondo sciistico livignasco, colse la novità che in quei giorni viaggiava di pari passo con il nascente snowboard e diversi maestri di sci, tra cui l’umano si entusiasmarono a questa tecnica. Non ne sapevano niente e ci provarono, in pista, fuori pista e tra mille capitomboli divennero bravini. L’umano e il suo amico Osvaldo Monaci vennero a sapere che la Fisi intendeva organizzare un primo corso di formazione di Istruttori Nazionali di telemark e ci andarono. Capirono che non capivano nulla, ma appresero qualcosa di nuovo e divennero “esperti”. Di ritorno dai corsi pensarono insieme agli altri appassionati di organizzare i Primi Campionati Italiani di telemark riconosciuti dalla FISI. Fu un week end di festa e gare anzi gara, uno slalom gigante con salto.
Parteciparono in molti locali e un bel po’ di persone che vennero da fuori Livigno. Alla fine il risultato fu una dimostrazione di entusiasmo e energia. Terminato il week end facendo le somme Mario Cotelli, allora consulente per l’ufficio turistico di Livigno provocò gli organizzatori o aprì gli occhi agli stessi dicendo che forse valeva la pena organizzare qualcosa che durasse una settimana. Ecco, in questo modo fu inventata la Skieda, grazie alle persone di cui sopra, ma in quel momento grazie alla spontaneità di ben 100 sciatori che fondarono il Telemark Club di Livigno e che tutte o quasi si misero in gioco per organizzare la prima edizione.

Guardando al mondo mio, quello degli scarponi, furono anni di cuoio, al massimo scafo in cuoio e gambetto in plastica, famosi erano gli scarponi Arkos. I più forti dovevano avere quelli. Una puzza di cuoio, di grasso di foca invase Livigno e insieme a loro un sacco di gente entusiasta. Una delle carte vincenti della Skieda fu invitare i Norvegesi che arrivarono niente po po’ di meno che con il Demo team che era appena stato a Sapporo per l’Interski. Se non c’eravate vi siete persi molto: ragazzi e ragazze schietti e entusiasti di sciare a telemark e vedere quanto entusiasmo c’era in valle per quella loro forma sciistica.

Numerosissime paia di scarponi da uomo incontrarono numerosi paia di scarponi da donna. Storie, amicizie, amori, separazioni, divorzi, ubriacature, feste, sciate. Lo champagne è nulla rispetto la potenza energetica che vibrava tra i partecipanti. Devo dire che tramite la Skieda l’Umano conobbe tantissima gente e fece tantissime amicizie che rimangono tuttora.

Manolo, altro personaggio che ha fatto la fortuna della Skieda, fu consigliato agli organizzatori da Giorgio Daidola, uno dei primi se non il primo a rifare telemark in Italia. Tramite Giorgio la Skieda conobbe Morten Aass, poi fu John Falkiner, Ace Kvale, Kashia, Rigby, Pat e Baiba Morrow, Bob Mazarei e tanti altri tutti resero famosa la Skieda e parallelamente Livigno.
L’umano si faceva un culo enorme e non sentiva fatica. Crediamo di aver capito che esistono persone che hanno entusiasmo e lo vivono altre che quest’entusiasmo lo fanno tracimare e lo riversano su e tra gli altri, crediamo di poter dire che l’umano è tra quest’ultimi.
Faceva lo speaker a tutti gli avvenimenti che fossero gare, cene, presentazioni al cinema, serate culturali, scriveva i Gazzettini della Skieda la notte e li stampava e con Fiorella li distribuiva ogni mattina, faceva le gare che allora erano di stile, nottate a bere e ballare e poi il sabato, quando tutti se ne andavano, faceva la guida alle escursioni. La prima edizione considerava nel programma una gita con pelli. Partirono in 3 per andare verso la Forcola, finirono con scollinare il passo scesero al Bernina, imboccarono la Val del Fieno e tornarono a sera. Niente arva, pale sonde solo sci con pelli. Libertà.

La seconda edizione fu caratterizzata dagli avvicinamenti a Livigno con gli sci. Si partiva dalla Val Poschiavo, pernotto in rifugio Saoseo e arrivo al Vago dopo due giorni. La terza edizione due avvicinamenti da Sud e da Nord. E l’umano a portar gente in furgone alla partenza, guidare durante i due giorni. Ragazzi non scordate: scarponi di cuoio, sci stretti nessun orpello di sicurezza solo la sicurezza di giocare in casa, conoscendo pericoli e condizioni. Ma ripetiamo: entusiasmo a mille.
Certo che si parlava di 150 persone poi di 200 poi di più e non era impossibile conoscersi tutti alla fine della settimana, ma si era una vero e proprio clan, forte, compatto, sognatore.

Quante idee l’umano diede, quante furono concretizzate e quante abbandonate…quando iniziò la nuova fase della Skieda.
La nuova fase arrivò quando i numeri divennero l’obbiettivo primario degli organizzatori. Il successo era legato all’aumento dei partecipanti, si narra fu accreditato anche il gatto di uno degli organizzatori per raggiungere l’altisonante numero 500 o forse era 700.

L’umano vedendo il crescente successo e non essendo cerebroleso era capace di fare due conti e vedeva che tranne lui i singoli organizzatori ci guadagnavano, chi vendendo sci, chi alloggiando persone nei propri alberghi e altre amenità. Lui però doveva non lavorare come maestro e allora chiese di essere pagato. Fu arrogante? Volle approfittarsene? Ognuno è libero d’avere la propria risposta. Certo che quando si sentì dire che non poteva chiedere niente, che in fondo non era che un povero maestro di sci e che la Skieda era organizzata quando non c’era più lavoro per i maestri iniziò ad andare in rotta di collisione con il gruppo forte degli organizzatori. Ciò che gli fece girare definitivamente gli zibidei furono le festicciole organizzate per i soli amici importanti. O tutti i telemarker erano amici o qualcosa non funzionava più.

Lasciò l’organizzazione e furono anni amari. Saper e vedere così tanti volti noti e non aver voglia di rivederli nei momenti della Skieda fu duro. Si dice, anzi ce l’hanno riferito i suoi precedenti scarponi, il mondo del telemark vive per tradizione orale, che le figlie un anno gli dissero che se doveva star così male era meglio andasse in vacanza il prossimo anno!

L’umano conobbe aziende uomini azienda e sicuramente utilizzò questo incontro di telemark per cercare lavoro e in parte ci riuscì. Sta di fatto che lasciò uno splendido e spontaneo giocattolo nel momento giusto. Da allora la Skieda divenne una corazzata da guerra in navigazione capace d’orientarsi prevalentemente utilizzando come fari e punti cospicui numero di partecipanti, budget, doni e gadget e chissà cos’altro. Ma qui mi fermo perché dovrebbero essere gli altri a raccontare come si svolse la fase due.

Insomma la Skieda termina e diremmo che forse è ora. Forse è ora che i festival tacciano e si scopra una nuova formula. L’umano a dir la verità sostiene che il telemark dovrebbe festeggiare solo il World Telemark day con mini eventi di una o al massimo due giorni, riempiendoli con le voci più di successo…energetico: trepallina? Simposi sulla tecnica? Serate di diapositive che ripercorrono l’evolversi del telemark in Italia negli ultimi decenni? Gare di lentezza? Chi avrà energia da far traboccare deciderà e speriamo sia gente illuminata.

Ciao ragazzi, ci vediamo qui? L’umano pensava di organizzare una due giorni durante la Skieda definita la Catabasi della Skieda, un ritornare indietro: scarponi di cuoio, sci stretti per ritrovarsi dove ci si incontrò: nella libertà, semplicità. Se leggendo vi va fate sempre in tempo a scrivergli e dirgli che è un’ottima idea e che sarete della partita. Vi assicuro che potrebbe sorprendervi, ma se accetterete dovrete portare tanta, tanta, tanta energia.

Squinc

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