TRISTE, SOLITARIO e FINAL

Triste, solitario e final

Triste, solitario e final è il titolo di un bellissimo libro scritto da Osvaldo Soriano, autore argentino e sento si adatti benissimo a questo momento. (Vi suggerisco di leggere tutto quanto ha scritto)
Un momento che definisce la fine dei miei racconti e la fine di un periodo della mia vita.
Ma vorrei, mi perdoni Soriano, invertire I termini in final, solitario, triste.

Final.
I racconti sono finiti, forse ne avrei altri, anzi sicuramente ma l’ispirazione è terminata, sarebbe come grattare il fondo del barile e la cosa non mi va assolutamente.
Diciamo che non finiscono solo gli aneddoti, son pure finite le mie ginocchia e sin dall’anno scorso il piacere di sciare. Il tutto è dovuto ad un mix di ragioni. La neve. Le ginocchia. Un mondo in cui non mi ritrovo più.
La neve…oggi leggevo che l’Artico ha perso I tre quarti della massa ghiacciata. Da qui segnali quali zero ghiaccio intorno alle Svalbard, jet streams che da circolari formano delle anse e quindi previsioni di cicloni in Europa…Trump che si oppone a istanze ecologiste…è proprio final.
Le ginocchia. Si incastrano, soprattutto la destra che da 16 anni fa anche la parte della sorella di sinistra, quella distrutta in valanga. Ad ogni curva mi aspetto la fitta e il bloccaggio dell’articolazione. Insomma scio come uno dei mille allievi che ho avuto nella mia carriera di maestro di sci. Loro paurosi della montagna, della neve di questi “piedi scivolosi” io con la paura di sentire male. Tutto questo non mi permette di sciare al livello che conoscevo e se le cose stanno così meglio smettere. Sono più vicino a un Rosberg che lascia all’apice della carriera che il disperato che continua a cercare di rimanere aggrappato a un livello che non c’è più.
Il final dura dall’anno scorso e finirà ad aprile 2017.

Solitario
Lo sono sempre stato. Per scelta conscia e inconscia. Ora mi allontanerò dal mondo dello sci, dei maestri e continuerò solitario ma non poi così tanto solitario. Con me rimarranno tutti I ricordi delle belle giornate trascorse in montagna, delle belle persone che ho incontrato, delle belle nevi.
Sarò solo a ricordare la più bella discesa della mia vita (è deciso fu quella dalla cime del vulcano Yorei) le due più belle curve fatte – proprio l’anno scorso a dispetto delle ginocchia oramai logore – quando un giovane allievo si portò a lezione un bel cannone. Cercai di dissuaderlo ma insistette e così ho sciato pure stunato e tuonato. Nella nebbia tra lo Sponda e il Mottolino persi il senso dello spazio e mi sembrava che I punti di riferimento non arrivassero mai ma poi, più a valle, complice anche il sole che tornò a brillare feci due curve che…non sentii. Magiche. Le due più incredibili.

Triste
No. Proprio no. Ancora una volta mi rendo conto di essere stato fortunatissimo nella mia vita. Ho avuto genitori che mi hanno fatto conoscere la montagna, lo sci e la neve. Son partito da lì e ho conosciuto montagne, nevi, sci, amici, poi allievi, poi amici/allievi. Non sono proprio triste soggettivamente e neppure oggettivamente. Intendo dire che oggettivamente sono felice di lasciare un mondo dello sci e del telemark dove vedo molto poco in termini di felicità, di stimolo e quindi saluto tutto e tutti con Final, solitario e sereno

Luca

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