DUBBI //// DERAPAGE

DUBBI

Il mio dubbio di maestro di sci è costante e relativo a come insegnare tutto quanto esposto in questo libro.
Noi impariamo a camminare col tempo e per tentativi, correggendo gli errori che si sono manifestati attraverso cadute e sensazioni negative. Nessuno ci ha insegnato a camminare. È un processo personale che richiede tempo.
Come insegnare allora?
Quando imparai da piccolo si usava un metodo e forse i maestri non si domandavano neppure se ce ne fossero altri. Allora il metodo era impositivo. “Piegati. Distenditi. Troppo poco, ancora di più!” E non si capiva il perché. O forse loro lo sapevano ma non si dilungavano in spiegazioni. Quel metodo richiedeva molto tempo e si basava sull’interesse dell’allievo a voler far meglio e per meglio si intendeva non solo l’efficacia ma anche lo stile.
Oggi si è passati a un metodo più umanistico. Fai così perché ti sentirai meglio e tante altre cose. Ma forse questo metodo è troppo ricco e la sua valenza, credo di poter dire dopo migliaia di ore di lezioni, è solo per una certa categoria di sciatori. Indicativamente posso dire siano gli sciatori a metà della loro vita, tecnicamente parlando e sicuramente molto motivati.
Anche se mi è difficile ridurre a categorie credo che la ricetta debba essere di questo tipo:
Principiante: fai così, ti correggo e se non vedo fartelo fare abbastanza ti chiederò di farne di più. Punto e basta.
Sciatore intermedio. Correzioni e un po’ di spiegazioni sul perché e i vantaggi.
Sciatore di alto livello: parliamone e discutiamo, se vuoi.

Ho imparato per imposizioni e poi lungo la mia carriera di maestro di sci e poi Istruttore Nazionale di telemark mi sono trovato affascinato dal metodo umanistico, ma mi sembra di poter dire che in quello mi son un po’ perso e con me anche i miei allievi.
A tutti noi, maestri e allievi, rimane il compito di trovare la sintesi tra i due e così riuscire a progredire.

DERAPAGE

Scodinzolo, serpentina, christiania, stem, derapage. Tutti termini d’altri tempi e, confesso, a me cari; non solo i tempi ma anche i termini.
Oggi sono sostituiti da arco di curva breve/medio/largo, cambiamento di direzione verso monte, slide e così via. Cambiano i nomi ma non la sostanza. Cambia invece lo stimolo. Poter dire di essere in grado di fare una serpentina stretta era indice di grande abilità. Era quella serie di curve ben precisa. Oggi dire di essere in grado di eseguire una serie di curve ad arco stretto dice tutto e dice nulla.
Il nebuloso della terminologia attuale è un definito sterile. Il fascino dei termini di una volta era e rimane per me assai maggiore. Quel nebuloso si colorava di terminologia sciistica – di derivazione straniera – oltre che di un po’ di mistero.
Tutto ciò che facciamo lo dobbiamo riempire con la nostra immaginazione. Un derapage è più affascinante di uno slittamento.
Derapage era anche per noi un termine misterioso. Il bello era scoprire e riempire il mistero imparando a farlo. Secondo me è l’esercizio più importante della tecnica sciistica.
Ritorniamo al camminare. Nella descrizione del ciclo del passo, a un certo punto si parla di “heel stride” in pratica in momento in cui il tallone entra in contatto con la superficie d’appoggio.
È un momento importantissimo fatto d’azioni – il portare avanti il piede che arriva in contatto col tallone per via dell’oscillazione del piede – e di recupero informazioni. Ho trovato terra, asfalto, sabbia, neve o ghiaccio. In base a quella sensazione tutto quanto avverrà dopo quel nano secondo quando si crea il contatto verrà interpretato diversamente.
Quando il tallone tocca terra non è ancora carico, c’è una fase di microsecondi in cui si decide cosa fare. È un momento ricco di sensazioni.
Quando scio, camminando o correndo lateralmente, riproduco l’heel stride sotto forma di – concedetemelo esperti – di “edge stride”. Debbo imparare a sentire la lamina, la sua reazione con la neve. Una sensazione che all’inizio della curva corrisponde alla sensazione di una carezza che si tramuta gradualmente, via via che la curva prosegue e le forze della curva appaiono, in una sensazione di grattata.
La presa di spigolo se non ricercata come fine, vedi il carving e la conduzione, ha moltissime similitudini sensoriali all’heel stride.
Qual è allora l’esercizio migliore per apprendere e migliorare queso contatto tra lamina e neve se non il derapage?
E di esercizi basati sul derapage ce ne sono molti. Derapage con riprese di spigoli, sapere quindi arrestare a proprio piacimento ciò che si faceva prima. O se volete solidificare, vincolare i piedi/sci a nostro piacimento. Questa capacità e conoscenza è la micro regolazione necessaria in curva. Gli sciatori eleganti, ma anche gli atleti più forti, lo fanno in continuazione a ogni curva e spesso grazie a queste micro regolazioni posso salvare sbilanciamenti e continuare nell’azione.
Se non siete ben ferrati nel derapage e le sue varianti sarà difficile che corriate lateralmente con scioltezza. Probabilmente continuerete solo a camminare o anche andaste veloci lo farete con modalità lente e non sufficientemente rapide quali la velocità d’avanzamento richiede.
Quando un maestro vi mostra quella bella curva, elegante e magari lenta che vi affascina sappiate che di questa microregolazione ne usa tantissima.
Parlo di diverse varianti, ma ce ne sono due che sono macroscopiche. Il derapage che definisco passivo e quello attivo. Vediamoli.
Passivo. Da fermi in diagonale o scivolando in diagonale si riduce la presa di spigolo e ci si lascia “tirare” verso valle dalla forza di gravità.
Attivo. Dalla stessa situazione di prima si diminuisce la presa di spigolo e si forza la derapata, la scivolata laterale degli sci.
Imparati i due sistemi ci si può esercitare a inserire questa derapata nella curva. Non si vincerà la Coppa del Mondo, ma spero che anche voi sciate per divertirvi, non per stressarvi. L’arte sarà utilizzare la forza centrifuga come si è usata quella di gravità per derapare in curva grazie a forze esterne.
Sapere usare queste forze che dall’interno spingono all’esterno permette di sciare con un gran risparmio d’energie.
Derapage a foglia d’albero. Un’altra variante troppo lunga da descrivere.
Derapage passando da una posizione telemark alta a una bassa. Derapage a telemark con piede a monte arretrato e a valle avanzato. Derapage con i piedi al contrario e sempre cercando posizioni alte e basse. Sono tutte varianti che se provate, imparate e interiorizzate affioreranno come abilità durante le discese e permetteranno di continuare nell’azione desiderata.

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