I MIEI SCI

I MIEI SCI

Intendo gli indimenticabili.

Li elenco: Dynamic VR17, The White Planet, Pocket Rocket, Stockly Dominique Perret.

I Dynamic VR17 erano gli sci di Jean Claude Killy, neri con i fianchi gialli. Erano non solo molto efficaci, ma erano anche affascinanti perché utilizzati da leggende dello sci.
Erano sci duri come flessibilità, qualità che non amo molto, ma che forse tanti anni fa non mi disturbava. Questione di energie e forza che oggi non ci sono più?

The White Planet. Uno sci speciale. Lo sci del gruppo The White Planet, il nostro sci. Scelto appositamente per noi e le nostre esigenze da Morten Aass. Anche loro non solo validi tecnicamente ma hanno un gran fascino. E’ l’unico paio dei miei preferiti che ho conservato. Ne ho tenuti un paio e non gli lascio fare la muffa. Li uso ogni inverno quando voglio andare a sciare da solo e sono in quello stato d’animo quando la performance è sciare per me, per le mie sensazioni e verificare se sono ancora realmente capace di far curve. Li ho montati con un 3 pin e li uso con scarponi di cuoio.

Pocket Rocket. L’antesignano degli sci larghi. Uno sci veramente rivoluzionario per struttura e concezione. Peccato che nessuno per anni abbia provato a sviluppare quella idea di sci strutturato nella parte centrale e quasi inesistente in punta e coda. Era leggero e ottimo in salita, flessibilissimo per le curve a telemark, largo per galleggiare ma non troppo per rompere le ginocchia. La sorpresa la riservavano in pista dove avrebbero dovuto essere ingestibili e invece tenevano e curvavano benissimo. Il paio che ebbi finì la sua carriera in Argentina dove oramai con pochissime lamine lo regalai a un giovane sciatore.

Stockly DP. Ne ho avuti due paia, ma il secondo era troppo duro per farci telemark. Sono convinto che gli sci da telemark debbano essere morbidi proprio perché non li si carica come nello sci alpino. Con i DP ho sciato in Europa e in Canada, e stanno vivendo una seconda giovinezza montati con un paio di attacchini Dynafit quando devo fare sci alpinismo o gite con clienti a tallone fisso.

Con tutti i miei sci ho parlato. In salita, in discesa, quando gli affilavo le lamine o li sciolinavo. Dato che non tendo a trattare troppo bene gli sci che uso, ho sempre cercato di equilibrare questa trasandatezza dichiarando a tutti che in fondo erano sci fortunati. Erano capitati ai piedi di un buon sciatore. Meglio vivere creando del bello ed essere un po’ maltrattati che il contrario.
Quando state scivolando lungo un piano e via via perdete velocità, se li incitate a continuare lo fanno. Non ci credete? Provate prima e poi mi direte.

E oggi qual è il mio preferito? Tristemente debbo dire che non c’è! Ho una simpatia per un paio di Kastle, ma siccome io son calvo – e loro si aspettavano di finire ai piedi di un bel giovane aitante e capellone – loro hanno il rocker.
Loro si debbono ancora abituare alla mia calvizie io al loro vizio del rocker.
Solo le prossime stagioni diranno se per reciproca mancanza di valide alternative diverremo vicendevolmente indimenticabili.

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