DOLORES LACHAPELLE

Dolores LaChapelle

Qualcuno potrà definire questo libro pesante, cupo e magari negativo.
Qualcuno dirà: “Ma come, sciare è così bello e qui sono rari se non quasi inesistenti i racconti dove emerge il divertimento!”
Personalmente la mia ambizione è descrivere il piacere di sciare, offrire dei suggerimenti o trucchi tecnici e didattici, raccontare le mie esperienze ma anche andare al di là della semplice risposta che sciare è bello e divertente e lo si fa per piacere.dolores2 Sono più vicino a quanto scrive Dolores LaChapelle in Polvere Profonda: “perché salgo per ore in nome di una manciata di curve su un pendio senza tracce? perché subito dopo sorrido e ballo? perché il “voglio” farlo diventa poi un “bisogno”? perché “divertimento” è un’anemica risposta a tutto questo”? Sempre dal libro: “Sciare e in particolare sciare nella polvere fornisce l’esperienza estrema della dinamica e complessa interrelazione tra i membri del gruppo umano, la gravità terreste e la neve del cielo. Uniformarsi alla via della Natura non è come uniformarsi a una legge arbitraria fatta dall’uomo bensì è più simile a un gruppo di esperti sciatori che sciano un pendio di neve polverosa… Obbedire alla terra si risolve nella perfetta libertà”. Troppo difficile? Impegnativo? Per me la banalità di risate, fotografie, Internet è offesa a un’attività che ha significati e valori assai più importanti, profondi, interessanti e intriganti. Questo non significa che non lo faccia anche per divertimento, per una risata. Sta a voi decidere se chiudere questo libro e regalarlo al vostro … peggior nemico o chiuderlo e gettarlo e aprire Facebook.
Leggete “Polvere profonda” di Dolores e vi troverete risposte vere. Le meno banali, quelle più durature.
Chi è Dolores LaChapelle ? Dolores è stato uno dei piaceri del mio sciare.dolores-lachapelle
Era primavera, per l’esattezza il 1° di maggio ed ero a Chamonix con Paolo, John e non ricordo più chi altri per la chiusura della stagione. Quel week-end a Chamonix è stato sci a tutta birra. E anche tanta birra. Tanta musica e penso non ci si possa definire sciatori completi se non si è vissuto quella festa e momento della comunità sciistica.
Durante il week end c’è tantissima gente, ottimi sciatori e allegria. Ma ricordo la sarcastica spiegazione del perché di quell’allegria di Gary Bigham. Gary, per chi non lo conoscesse, oltre che essere un ottimo sciatore è un artista della chitarra, della foto, ma soprattutto dell’estrosità e trasgressività. Ebbene mi disse Gary: “Certo sono tutti felici e sai perché? perché è l’ultimo giorno, da domani finalmente non soffriranno più il freddo, la pena d’indossare quelle macchine da dolore che sono gli scarponi. La sveglia all’alba per essere primi in coda al Gran Montet. Felici perché la gran tortura finisce. Liberi. Hai mai visto qualcuno così felice il primo giorno della stagione?”
Sarcastico ed esagerato. Ma così è Gary e la sua risposta ha della verità intrinseca.
Ma torniamo al mio primo incontro con Dolores. Eravamo ospiti di un’amica. Facendo colazione mi scappa l’occhio su dei libri appoggiati sul tavolino. Ne vedo uno piccolino e bruttino ma il titolo è attraente. “Deep Powder”. Lo prendo e Sarah, l’amica, mi dice: “Dovresti leggerlo, Luca. E’ interessante.”
Trituriamo il fuori pista per due giorni ma anche le nostre ginocchia. La sera riparto per Milano e strada facendo mi domando perché in Italia nessuna stazione offra l’equivalente di Chamonix a fine stagione. Mancanza di fantasia? Gli operatori italiani non hanno mai vissuto in prima persona quel week-end e hai voglia spiegargli il tutto? Ma la verità la capisco al primo autogrill dopo Aosta. Scendo dall’auto e bang! Qui fa’ caldo. Siamo a sud delle Alpi, la gente è già al mare!
Ordino il libro tramite Amazon e dopo una settimana è nelle mie mani. Nei due giorni seguenti la cronologia degli avvenimenti è questa: lo leggo; mi innamoro del libro; decido di tradurlo; contatto amici americani perché mi trovino indirizzo o telefono di Dolores, devo chiedere l’autorizzazione alla traduzione e sicuramente pagare i diritti. Decido anche che lo voglio pubblicare personalmente. Non intendo offrire a nessuna casa editrice (anche se mi sembra starebbe benissimo nella collana Adelphi. Affiancato a “Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta.”) questo capolavoro. Gasato decido per una tiratura di 1500 copie (furono per errore 3000 alla fine. Tragico errore!!). Sono convinto che non ci sarà telemarker che non comprerà una copia e forse anche sciatori alpini e snowboarder e concludo che Sarah è un po’ sciocca. Quel libro non è interessante, è il libro dei libri sullo sciare in neve profonda.

Sicuramente mi colpì la visione, anche filosofica, del perché sia così unico sciare in neve profonda. Indubbiamente sono incline a farmi prendere da argomenti sciistici, tecnici, storici e filosofici. Incontrare Dolores e il suo pensiero mi spinse ad acquistare un altro suo libro (non di sci) e lì scoprii l’ecologia profonda. Scoprii il norvegese Arne Naes e tante altre cose. Insomma la singola attività di sciare, la polvere, divenne motivo di un accrescimento culturale. Che mi sembra più interessante che scoprire nuove marche di grappa o birra.
È inutile cerchi di riassumere quanto Dolores spiega, vi invito a leggere il libro. Posso dirvi che lo hanno apprezzato moltissimo personaggi quali insegnanti di educazione fisica, scrittori, Manolo, Alessandro Gogna, molti snowboarder, qualche “alpino”. I telemarker ? Beh lasciamo perdere. Più che una mezza delusione. Forse erano troppo presi a divertirsi, ma accetto i diversi punti di vista e motivi per cui si scia.

Dolores era considerata la più elegante sciatrice di neve profonda del mondo nel periodo seguente la Seconda Guerra Mondiale. Eleganza? E’ un termine che ha ancora significato, oggi nel mondo dello sci e del telemark ? Ho seri dubbi. Oggi al massimo si dice: “Stiloso”. L’eleganza si è persa e non alberga certo nell’orto del telemark!
Ci sono due foto nel libro una di Dolores che scia. E lì è bella. La seconda è un suo primo piano. E in questo caso dovrei scrivere che lì è brutta. perché Dolores non era bella ma era affascinante. Con uno stuolo di corteggiatori. Come affascinante è il suo libro. Ancora una volta non è l’apparenza che fa la differenza.

Dolores al telefono.
Finalmente ho il numero del telefono di Dolores. La chiamo e spero non cada la comunicazione. Il telefono trilla libero e confesso di aver avuto il cuore che batteva a mille. Neanche stessi chiamando la prima morosa della mia vita.
“Hallo! Dolores LaChapelle?” “Yes” “Buongiorno sono Luca Gasparini. Ho letto il suo libro e mi ha affascinato. Pensavo di tradurlo e pubblicarlo in italiano.”
Dolores credete abbia risposto da filosofa? “Sa che deve pagarmi i diritti, vero?” domandò.
Ci siamo accordati per 2.000.000 di Lire.

Nel 1999 ho l’opportunità di andare in America e dopo gli impegni lavorativi mi reco a Silverton, Colorado, dove abita Dolores. Mi sono annunciato. Porto con me i soldi. Arrivo al suo indirizzo. Busso e mi viene ad aprire.dolores3
Una vera e propria strega. “Ciao ti aspettavo, ma ora devo uscire per la mia lezione di Tai Chi” “Mettiti lì e leggi un po’ questi documenti.” E uscì. Tornò. Incassò i soldi. Mi offrì una grama cena e mi spedì a letto. Non che mi aspettassi granchè, ma una chiacchierata, raccontarsi l’uno dell’altro. Niente. Il mattino dopo decisi di ripartire. Le dissi che volevo andare a visitare il Parco degli Archi, Utah. Nel sentirmi notai che l’espressione del volto si addolcì e mi consigliò d’andare a visitarne uno in particolare. Era quello dove più le piaceva fare Tai Chi. Però mi abbracciò! E di quell’abbraccio serbo una preziosa memoria.

Qui forse riuscirò a farvi sorridere. “Polvere Profonda” era il secondo libro che traducevo. Il primo era stato “Non solo telemark” di Paul Parker. L’edizione era del Centro di Documentazione della Montagna e con loro decidemmo di stampare 3000 copie. La metà la distribuivano loro e l’altra metà ci pensava The White Planet (in pratica io!). La cifra 3000 mi fregò. Infatti ordinai la stessa tiratura anche per Polvere Profonda scordandomi che neppure una metà sarebbe stata proposta nelle librerie e tutte erano a mio carico! Quando vidi arrivare un pancale di libri quasi mi prese una sincope. Ma avere tra le mani un libro che si è scritto o tradotto è così emozionante che sopravvissi. Anche Dolores, quando ricevette le dieci copie che le dovevo come da contratto, mi scrisse per dirmi quanto bella fosse l’edizione italiana. Lei stessa dichiarò esserlo immensamente più dell’originale americana. Ma tutte quelle 3000 copie mi facevano sentire a disagio – le parcheggiai in un armadio in casa di mio padre a Livigno. Preferivo non vedere l’errore fatto e immaginarmi lo sforzo sovrumano di venderle.
Debbo riconoscere a molti d’avermi aiutato. Tra i primi Claudio Biancani che aveva scritto una bella prefazione. Poi tutti quelli che ne acquistarono una o più copie e fecero pubblicità. Molti li ho venduti e altrettanti regalati. L’anno scorso ho traslocato in una nuova casa e per i lavori di ristrutturazione l’ho dovuta svuotare. Quando sono arrivato all’armadio ne ho trovate ancora 500 copie! Oggi ne sono rimaste solo cinquanta copie, le ultime. Non è che in un botto solo ne abbia vendute 450. Stanco di vedere quell’errore le ho mandate al macero. Giocando a nascondino si dice: “Chi c’è c’è, chi non c’è non c’è”, per Polvere Profonda si dice e presto si dirà: “Chi l’ha l’ha e chi non l’ha non l’ha”.

La parte editoriale della mia vita di telemarker è una delle parti più sofferte. Ricca di delusioni pratiche, ma piena di soddisfazioni personali. Paul Parker quando fece la seconda edizione del suo libro non mi avvisò neppure della novità e neppure mi inviò una copia. Quando lo incontrai all’ISPO quell’inverno mi chiese se volevo tradurla!?
I mille telemarker che mi illusi avrebbero acquistato Polvere Profonda non comparvero e contavo molto su quegli sciatori che almeno allora si definivano i veri sciatori. Quelli delle sensazioni, del sublime, quelli oltre la banalità e semplicità del salire e scendere in skilift. Polvere Profonda richiedeva tempo e interesse da vero lettore.
Il terzo libro è stato quello di maggior successo “I 101 trucchi per migliorare il proprio telemark” e il meno pesante per me anche perché sbolognai l’edizione a Giovanni Peretti titolare delle edizioni Alpinia. Grazie Giovanni!
Dopo tre traduzioni ho deciso di non farne più e di provare a scrivere io. Ora dovrò cercare un editore e fargli presente che negli armadi di casa non ho assolutamente posto!

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