FINE ED INIZIO E ORDINE

L’ordine per primo per tutti i membri attivi e silenti di WP. NESSUNA foto, notizia, racconto di sci e neve fino ad ottobre. NO PICTURE, news, story about skiing and snow utill October.

Nonostante ogni mattina mi svegli e Livigno sia tutta bianca di neve possiamo dire che la stagione è finita. Ad ogni fine può esserci un breve consuntivo. Il mio è il seguente. Il mondo del telemark è attivo e stabile in tutte le sue personalità e organizzazioni. Totalmente assente e dovrebbe esserci e fare la sua piccola e modesta parte, la FISI. Il sig Checchi promise a Modena l’anno scorso di fare e ha totalmente disatteso la promessa pubblicamente fatta davanti a tutti i presenti. Non credo che FISI possa essere il “miracolo” ma quando si promette si deve mantenere, particolarmente se chi ha promesso è un nostro impiegato, dato che paghiamo la tessera FISI. Peccato, tempo sprecato e figuraccia da parte del Sig. Checchi e della Fisi.

Il gruppo Istruttori sta lavorando su un nuovo testo che dovrebbe essere presentato a Modena quest’autunno. Ottimo.

A primavera ci sarà un Master istruttori con una serie di sbarramenti burocratici (si vede che la FISI non ha fatto per il telemark perchè troppo presa a inventare e alimentare la burocrazia). Bene, gli sbarramenti sono: Obbligo di essere iscritti alla FISI (per quale ragione non si capisce dato che loro non fanno niente per il telemark) da due anni; Essere specializzati in telemark (la specializzazione non vale niente, per insegnare telemark non è necessaria) ma per il Master lo è! Il burocrate che ha partorito quest’idea deve essere veramente un ottimo burocrate. Bravo, lavora bene con i miei soldi dell’iscrizione!!!!

Buona estate, alla neve e alle curve pensateci solo, sarebbe bello riuscire a risorprenderci ad autunno.

Luca

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Mr Gasparini

“Mio vecchio amico di giorni e pensieri da quanto tempo che ci conosciamo.” Così canta Guccini e così ho deciso di commentare questo post per Mr Gasparini, la vera energia di White Planet. Due figli mi prendono molte energie, la scuola di sci e tante altre situazioni. La stagione in Dolomiti è stata veramente fantastica e praticamente non è ancora finita infatti la funivia del Pordoi regala ancora tante emozioni. C’è da sciare ancora per un mese. Non ho potuto viaggiare con Luca per diversi motivi purtroppo, ma abbiamo già pianificato il prossimo inverno.

Ho lavorato tanto e bene, ho lavorato di qualità e questo mi ha fatto bene, ne avevo bisogno. Ma adesso voglio andare via, voglio partire. Vado in bici, la settimana prossima accompagnerò 25 sudamericani in giro per le Dolomiti e poi a metà mese mi sposto in Toscana, sempre in bici.

Continuo, anzi aumento la mia collaborazione con Dalbello/Volkl e vi assicuro che per gli sci ci sono ottime novità per il Telemark. A Marzo sono stato invitato dalla rivista Soul Rider per i test materiali e di cosette interessanti montate telemark ne abbiamo provate. Ma avrete tempo ad Ottobre di leggere tutto.

Questo post, però, è nato per ringraziare Luca. Pubblicamente o meno, per me l’importante è che lo legga lui.

Ringraziarlo per la possibilità di collaborazione, per i suggerimenti, le cene, i pranzi, i panini, la piada crok, l’ospitalità, il sushi, gli onsen, i pizzoccheri dalla Claudia, le curve, gli aereoporti, le basette e le telefonate. Non quelle di pianificazione viaggi, cioè anche quelle, ma quelle di “Ue nano t’è capi?” . Ecco quelle di saluto a cadenza settimanale o anche ogni due giorni.

Ti ringrazio per l’istintività, e anche per le cagate che qualche volta spari. Anche quelle tecniche.

Basta, tutto qui.

Nano

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ALLA FINE: “LA STORIA”

A me piace ascoltare le storie. Mi piace che abbiano un inzio, il vivo della storia e la sua fine. Sarà per questo che Facebook mi piace poco e sempre meno. Lì si coglie solo un attimo e uno dietro l’altro non offrono una storia ma tanti pensierini piccoli. Un po’ come quando a scuola, nei primi anni delle elementari, si scrivevano i pensierini. Anche se odiai il momento i temi sono più belli.

E così si conclude l’ultimo inverno. Ieri ho messo via gli sci. Li avevo già riposti giorni fa ma poi la fortuna di vivere a Livigno dove la Carosello 3000 tiene aperti gli impianti fino al 12 e un po’ di amici ancora qui in vacanza mi hanno spinto a sciare. Ma questa è la fine e allora faccio un passo indietro.

Gli ski pass di Giappone, Canada e Kashmir, anche loro diversi come i luoghi visitati

Gli ski pass di Giappone, Canada e Kashmir, anche loro diversi come i luoghi visitati

Per fortuna la neve è arrivata presto, in buona quantità e si è potuto inziare a sciare subito. Ricordo di questo inizio stagione un fatto strano se non stranissimo. Avevo appena scritto alle mie figlie, Carlotta ed Alessandra che sono in Autralia da diversi mesi, che era arrivata la neve. Loro giustamente mi dissero che quell’arrivo precoce mi avrebbe consentito di sciare un po’ prima di inziare la stagione. E’ sempre stato una mia speranza  quella di sciare un po’, in neve invernale, prima di essere fagocitato dalla stagione di lezioni. Ma chissà perchè questa volta non mi era neppure venuto in mente. Mi sorpresi nel sentirmelo dire. Ero totalmente lontano dall’idea di sciare. I motivi sono diversi. Molti cambaimenti nella mia vita, la consapevolezza di avere davanti molti viaggi sciistici ma forse anche un po’ il maledettisimo Facebook. Era tutta l’estate che vedevo foto di sci, e si sa, la routine è ciò che ammazza. Forse non c’è stata più la novità del vedere cadere la neve dopo mesi di verde. L’aspirazione a scivolarci dentro dopo mesi di sensazioni diverse. Strano non mi avesse presa la solita smania di sciare ma credo non ne avessi molta voglia anch per la saturazione a cui già ero arrivato nell’estate e nell’autunno.
Internet a tutta la sua comunicazione inizia a stancare sempre più, sia la gente comune sia gli esperti. Leggevo proprio ieri un articolo inglese dove alcuni esperti si aspettano danni per quel che viviamo, e novità nel futuro. Nello stesso giornale c’era un articolo su una nuova tendenza che è quella dei party silenziosi. Ci si incontra per vedersi ma non si parla, non c’è musica. Una reazione eccessiva magari ma agli eccessi si reagisce per eccessi.

La storia è bella quando la si ascolta peri l suo inzio, scorrere e per la sua fine. Pochi giorni fa ho visto un trailer di un film concorrente al Festival di Trento. Al di là che per quanto potesse essere spacciato nel filone delle spedizioni leggere non lo era assolutamente perchè immaginare quanta gente ci fosse in giro per le riprese raccontava che di leggero non aveva niente, quel che mi ha sorpreso è stato vedere ancora una volta utilizzata una tecnica che da insesperto definirei di posterizzazione delle immagini. Gli alpinisti vestiti di colori sgargianti, sotto una parete bellissima, in un luogo del mondo remoto e suggestivo appena ripresi e fotografati nel massimo del dettaglio all’improvviso venivano posterizzati. La stessa immagine prima fotografica e poi posterizzata! Che anche i registi siano stanchi di troppe immagini così belle e definite e anche loro sentano la necessità di ricorrere all’approssimazione che ha il vantaggio di lasciare alla fantasia dell’osservatore o ascoltatore la sua interpretazione? … ma son tornato a correre alla fine. Rifaccio un po’ di passi indietro.

Messo un po’ di “fieno” in cascina con le vacanze di Natale son partito per il Giappone. Un  bel gruppo di svizzeri. Tanta allegria, tanta neve, tante discese. Bello. Ancora una volta ricordo il cibo, gli onsen e il flirtare con una delle partecipanti. In questo senso ha ragione Giorgio Daidola lamentando che nei racconti di sci o di viaggio manchi la presenza femminile. Ho proprio terminato di leggere un bellissimo libro di Ned Gillette, che circumnavigò l’Everest e lo fece con amici – illustri alcuni: l’alpinista Jim Bridwell; Steve Mc Kinney, il primo uomo a sciare a più di 200 km all’ora – ma soprattutto con un’amica o donna di quel tempo: Jan. Il libro è scritto a quattro mani: un pezzo lo racconta lui, un altro lei. Bello alla fine la storia del viaggio e un giusto misto tra descrizione dei paesaggi, delle difficoltà ma ciò che rimane è la netta sensazione che per quei due, viaggiare insieme è stato più bello che per chiunque altro. Giorgio promette da tempo un libro delle sue storie di sci ma solo di quelle divise con le sue donne. Aspetto con curiosità. In ogni caso il flirtare in Giappone è stato bello.
Ma raccontare di flirt è rischioso come potrebbe esserlo raccontare delle diversità tra i gruppi con cui ho viaggiato. Diversità legate moltissimo alle nazionalità. Rischierei altri odii. Lasciamo perdere per ora i flirts e le diverse nature dei viaggiatori. Magari se Giorgio non scrive il suo di libro lo scrivo io!

Sicuramente il centro della mia storia invernale son stati i viaggi e i diversi paesi visitati. Ma ripeterei cose già dette se scrivessi di come sono stati e se mettessi foto sarebbero le stesse che avete visto ad Agosto dell’anno scorso e che vedremo a Luglio di quest’anno. Del tardo inverno posso dire che una delle cose più belle, forse perchè non si può fotografare, su cui scherzare, entusiasmarsi, gridare berciano, è stato il suono dell’acqua che scorreva di nuovo nel fiume di Vallaccia al termine di una discesa. Quel suono misto a quello degli uccellini che di nuovo cantano a primavera (si perchè d’Inverno, qui in montagna, non cantano) mi ha emozionato. Perchè le stagioni specie quando cambiano e se ne colgono i diversi segni, colori, suoni, sapori sanno emozionare. In quei segni c’è il presente che cambia, il passato della stagione che si chiude, il futuro ricco di speranza di sentirne ancora … credo mi scollegherò definitivamente da Facebook!!!

E arrivo alla fine. Gli ultimi due giorni di sci della stagione. Della mia stagione. Quest’anno per me non ci saranno viaggi di sci alpinismo primaverile e neppure sci alpinismo qui nelle Alpi. Ma son contento di chiudere come ho fatto.

Con amici: Paolo Zoller e Simone (che tritata di gambe quel giorno!) con Giovanni Calcagno e sua figlia Carlotta (grazie per focacce, pesto, vino e cena e foto) e mi permetto di dire: “In modo stiloso”

A me piace la nevina molle su ci si appoggia bene

A me piace la nevina molle su ci si appoggia bene

Credo di aver fatto le curve più belle della stagione. Ero sereno, con amici, la neve che piace a me ma soprattutto non c’era rumore, caciara, quell’allegria (forzata?) che a me fa sembrare tutto falso. Anche le curve sembrano false i quel contesto.

Ma la più bella giornata è stata proprio l’ultima. Con due amici inglesi che vengono a Livigno da 40 anni. Amano la “semeda”, avrebbero voluto andare alla Rocca ma ahimè questa primavera fa troppo caldo e la neve non gela di notte. Siamo andati al Carosello e mentre cercavo di aiutarli a ricordare lo stem cristiania, così che possano continuare a sciare in sicurezza e piacevolezza per i prossimo anni (non sono più tanto giovani!), mi hanno ricordato …. molto di più. Molto legato al passato, quando lo ski lift dello Sponda bastava per una vacanza di Natale. Lentezza, curve lente e piccole e fermarsi per dirsi, tra le tante cose, quanto si sia fortunati ad essere a Livigno, il 4 maggio, senza troppi sciatori, con i carabinieri e poliziotti, spie e spioni oramai al mare o al bar,  a far fuori pista, su quel velluto che questa primavera era pure rosa per via della sabbia del deserto.

Grazie Charlie e Leslie.
Luca

PS: Incollo quanto inviatomi da Silvano e commento più sotto.
“D’accordissimo con calcagnolibero! Le questioni che Luca pone all’attenzione sono sempre veramente interessanti!! E quindi va il sentito ringraziamento per quello che scrive! Forse c’è da dire che meriterebbe una maggiore considerazione tra gli addetti ai lavori ( almeno così io percepisco! Ma può essere che io sbagli in questa considerazione) il numero delle risposte e delle contro deduzioni mi sembra un po’ basso! Comunque l’interesse e’ sempre grande riguardo il tema Telemark! Sul merito della questione posta non mi sento di scrivere commenti sia perché sono un dilettante ( anche se proprio nel 2013 cade il 30simo anniversario dell’inizio della mia “carriera di telemarker” ) sia perché ormai da due tre stagioni il modo di sciare e’ condizionato oltre che dalla scarsa tecnica, dalla presenza di artrite alle giunture !!! Questo porta a sciare alla viva il parroco pur di salvaguardare le scricchiolanti articolazioni! Malgrado questo , come giustamente sottolineato da Luca , il divertimento che si prova a sciare e’ davvero grande e non si esaurisce mai e poi mai! Sicuramente i dogmi sono sempre da evitare a cominciare dalla politica, religione fino allo sci! È lo sciatore che in funzione delle condizioni esterne adotta una strategia che gli consenta di divertirsi in sicurezza adottando uno stile ottimale per lui! A proposito di stile io pongo spesso questa mia domanda: se si vedono sciare gli istruttori nazionali e o i maestri essi sciano con uno stile davvero elegante e bello a vedersi! La stessa cosa non avviene a veder sciare anche persone bravissime ma non maestri etc etc! Come mai questa differenza? I maestri insegnano una certa tecnica che porta a dei movimenti ben precisi con una dato stile! Poi vai a vedere allievi pur bravissimi che sciano in un altro differenti modo! Come si spiega? Da cosa dipende? Ringraziando ancora Luca per i suoi studi sul Telemark inviò cari saluti! silvano

Non so dire da cosa dipenda quanto Silvano osserva. O forse ho troppe ipotesi molte delle quali offensive per molti. Sicuramente manca, come in molti altri aspetti della vita di oggi giorno, l’impegno allo stile. Oramai tutto sembra essere lecito e troppo faticoso impegnarsi a farlo bene. Basta andare veloci e sbraitare.
Condivido molto con Silvano anche le ginocchia che scricchiolano. Le metto a riposo per tutta l’estate e autunno. mi scollego da Facebook e spero di essere sorpreso dai primi fiocchi di neve il prossimo autunno.

Ciao a tutti Luca

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FINE STAGIONE 2012/2013

3 Maggio 2013 Livigno Val Federia

3 Maggio 2013 Livigno Val Federia

 

Dall'altro lato ma sempre in Federia

Dall’altro lato ma sempre in Federia

 

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CONCLUSIONI 50 e 50

Mi ha fatto molto piacere leggere i molti interventi riguardo un aspetto tecnico quale quello del 50 e 50. Ciò significa che nella comunità del telemark, qualcuno o molti, accetterebbero di leggere più spesso interventi che non sono solo goderecci. Concludo almeno per ora e per me il discorso ricordando che ho letto con attenzione tutti gli scritti, che ho apprezzato anche perchè sono stati ulteriore motivo di riflessione.

La sintesi a cui sono arrivato va al di là del 50 e 50. Per comprendere la parziale verità del 50 e 50 bisogna fare una piccola analisi storica del telemark. Fino ad ieri al telemark ci arrivavano tutti o molti sciatori oramai stanchi dello sci alpino, della sua ripetitività e banalità. Stanchezza e ripetitività sono a mio parere riconducibili all’evoluzione dei materiali e ad un’analisi dei gesti da eseguire compiuta dai tecnici. Questi sono poi arrivati a definire un percorso, fatto di esercizi, che porta l’allievo ad apprendere più o meno.

Come dicevo al telemark è arrivato chi era stanco e narcotizzato da facilità e ripetitività. Nel telemark tutti abbiamo trovato nuovi movimenti, sensazioni e piaceri e – permettetemi – “siamo andati tutti un po’ fuori di testa”. Abbiamo addirittura usato parole quali “filosofia”. Quest’aspetto umanistico, di sensazioni rimarrà sempre e sarà il nocciolo centrale e finale di un percorso d’apprendimento. L’esaltazione del piacere. Per altro c’è anche stata l’esaltazione di alcuni concetti tecnici (quali il 50 e 50) che hanno preso troppo spazio e a cui si è data troppa importanza. La mia conclusione è quindi che nessuno dei concetti che caratterizzano la tecnica italiana sono assiomi. Il 50 e 50 è uno di questi concetti che sono diventati “troppo importanti” e non sempre validi. Il tutto non ha permesso di esplorare altre voci del movimento e a molte non è stato dato valore. Il 50 e 50 e/o la rotazione, gli sci paralleli fino a metà curva – giusto per ricordarne alcuni – sono diventati assiomi e tutti siamo morti lì. Il problema a mio vedere è che la comunità del telemark è anch’essa un po’ morta, assopendosi sul riuscire a farlo e “morta lì”.  La prova è in parte l’imprinting. Lo si prova, si eseguono i tre esercizi e poi si è telemarker. Lo si è perchè apparentemente il tutto è lì e solo lì. In oltre, poi fuori, si vede tutta la gente sciare in rotazione, parlare di 50 e 50 e … non c’è altro.

Non credo non ci sia altro. Penso ci sia moltissimo altro e questo moltissimo non è filosofia ma caratteristiche, particolari che fanno la differenza tra buoni sciatori e ottimi sciatori e ancor migliori sciatori di quelli che oggi girano in pista e fuori pista.

La vera e propria sintesi sta nel ricordarci che eseguire una curva a telemark è un mero esercizio meccanico. Che deve garantire l’equilibrio e la realizzazione del cambiamento di direzione. Considerando il tutto in questi termini basta individuare le necessità, le motivazioni del perchè ci si inginocchia, si distribuisce il peso in un certo modo, si ruota o non si ruota.

Di sicuro la semplice equazione meccanica non può rimanere semplice perchè intervengono nello sciare variabili che si presentano continuamente in modi e quantità diverse: velocità, pendenza, qualità della neve, capacità e velocità d’esecuzione.

Ciao Luca

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MOLTI ALTRI CONTRIBUTI AL 50 E 50

Incollo qui sotto alcuni contributi ricevuti sull’agomento 50 e 50.
Non aggiungo del mio mi piace che la discussione continui. Rispondo solo a massimocav -così il suo indirizzo email – dicendo che quest’anno ho sciato da novembre ad ora, 50 (guarda caso) giornate di telemark intenso in giro per il mondo. Sono abbastanza? Direi che il suo invito a sciare e non discutere mi lascia un po’ perplesso: devo sciare di più? Se paghi tu posso andare in Argentina o NZ ma paghi tu, ok? Massimo Cavalli? E sottolineo l’interessantissimo e scientifico intervento di Davide che metto per primo. Mi colpisce moltissimo il discorso del peso sul tallone ell’esterno. Oggi facendo lezione l’ho percepito, provato a riprodurre e nella neve marcia ne ho trovato enormi benefici. Mi domando anche quanta della pressione sotto i piedi sia prodotta dall’attrito degli sci per via della neve e se non sbagliamo a cercare di riprodurla tutta col notro peso scordandoci di quanta pressione è fatta dalla neve stessa. Leggetelo perchè notevole. Ciao a tutti

Ecco i contributi.
Davide:

In passato avevo già letto qualche articolo sulle misure di pressione nello sci, ma ho provato a cercare qualche altra informazione. In fondo ho messo i riferimenti.
Per riassumere quello che è stato misurato nello sci alpino, in genere il carico è molto maggiore sullo sci esterno, da 100 fino a 250 Kg, che corrisponde dal 75% all’85% del totale, mentre sull’interno ci sono solo qualche decina di Kg. In particolare la forza sull’interno è molto bassa all’inizio della curva su terreno pianeggiante. Il centro della pressione si trova in genere sotto l’avampiede (tra le dita e l’arco plantare), mentre nelle curve da gigante si sposta sotto il tallone nel finale della curva. Nonostante la grande differenza di carico, entrambi gli sci conducono perfettamente, anche se a volte la spatola dell’esterno tende ad arare la neve, lasciando un solco molto profondo. Ah, gli sciatori scelti per le prove sono sempre ex-atleti o istruttori nazionali.
Sul telemark ho trovato solo due articoli. In quello di Volpe, la forza massima è stata misurata sotto al tallone dello sci esterno. In quello di Telemarktips è stata misurata 65% del peso sullo sci esterno. L’autore si è detto molto sorpreso, perché si aspettava un 50/50, siccome lo sciatore è un atleta della squadra nazionale USA di telemark e PSIA Tele Demo Team member.
Secondo me il 65/35 a telemark dovrebbe essere considerato come molto bilanciato, perché con uno sciatore alpino si sarebbe misurato almeno 80% sull’esterno. In effetti, mi chiedo se le sensazioni corrispondono effettivamente alle misure: per esempio, quando uno pensa di caricare a 50%/50%, magari in realtà, se fosse misurato il carico, sarebbe del 60% o magari del 70 % sull’esterno.
Personalmente trovo che mettere un po’ di peso sull’interno (non so quanto), mi permette di essere piu’ reattivo e di avere una tenuta di spigoli migliore, quindi cerco di evitare di tirarmi dietro l’interno, che su nevi pesanti tende ad andare dove vuole se è scarico.

Lafontaine D., et al., “Analysis of the distribution of pressure under the feet of elite alpine ski instructors”, 16 International Symposium on Biomechanics in Sports (1998).
Krueger A. et al., “A direct measuring method for the determination of the edging angle and the ground reaction force in alpine skiing”, 24 International Symposium on Biomechanics in Sports (2006).
Yoneyama T. et al., “Ski deflection measurement during skiing and estimation of ski direction and edge angle”, Sports engineering” vol.11, pag.3-13, (2008).
Federolf P. et al., “Determination of turning parameters in carved skiing and application to a numerical ski-binding model”, 22 International Symposium on Biomechanics in Sports (2004).
Volpe A. et al., “Telemark: pressure analysis and motion during downhill skiing”,16 International Symposium on Biomechanics in Sports (1998).
telemarktips.com/ForebodyPress.html

Massimiliano: Da “dilettante evoluto” confermo che non mi è facile valutare il carico sui due piedi; però un dubbio mi è sempre balenato in testa: passando (in curva) da un piede all’altro in ogni caso ci deve essere un momento in cui il peso è 50 e 50. Piuttosto secondo me il punto è un’altro ovvero: “quanto” debba durare questa condizione.
Aggiungo un’altra cosa: ultimamente ho trovato molto giovamento (velocità di virata, sicurezza su fondi sconnessi,…) nell’evitare grosse prese di spigolo a favore invece di curve molto più derapate ed ho la sensazione che la condizione di 50e50 si protrae maggiormente.

Vivio: Oh che bel tema interessante!

Ho letto con profondo interesse il post, le parole di Previtali ed il commento, ma meditandoci bene non mi trovo particolarmente d’accordo, anzi io sarei più per il contrario, ovvero che quel 50/50 è un’indicazione diciamo “media” del carico dei pesi sugli sci, ma che durante la curva sia lo sci interno, o arretrato, quello che tende a sopportare il carico maggiore.
Ricordo, Luca, che ne accennammo qualcosa lo scorso anno in una delle ultime volte che ci siamo visti in quel di Livigno.

Sempre che non abbia capito male, la descrizione di Previtali sul carico 70/30 dove 70 va all’anteriore/esterno io la trovo attinente al momento del cambio, ovvero dall’uscita della curva per generare la successiva. Questo mi viene suggerito anche dal commento relativo alla gestione della parte alta del corpo, busto, spalle, che si “buttano” in curva proprio verso lo sci anteriore.

In pratica, se ho ben capito, a fine curva inizio la successiva spostando le spalle in avanti/esterno, quindi sullo sci avanzato, e poi lascio seguire la parte bassa del corpo che risistema le posizioni degli sci in funzione della nuova situazione, ovvero l’inizio della curva successiva.
SE è qui il momento in cui si considera di avere il 70 sull’anteriore ed il 30 sul posteriore, sono anche concorde, ma è un momento di passaggio tanto più corto quanto più è difficile il fondo su cui sto sciando e/o quanto più è alta la velocità cui sto procedendo.

Il punto mio è come scarico il peso DOPO il cambio, durante la curva, ed è lì che secondo me non siamo proprio 50/50, bensì almeno un 60/70 sta proprio sullo sci interno, che sostiene e conduce mentre quello avanzato “apre” la curva.

Sciare telemark è un po’ come camminare, e camminare comporta un continuo spostamento di pesi che vanno sul piede (sci) avanzato e che resta su quel piede (sci) finchè l’altro piede non viene poggiato avanti, pronto per sorreggere il carico che tolgo dal piede che nel frattempo è diventato posteriore.
Esiste anche quell’esercizio cogli sci, che in genere si fa su un pianoro, dove mantenendo le solette piatte si “cammina” letteralmente mentre gli sci scivolano avanti.
Questo esercizio è poi uno di quelli che insegnano a spingere avanti lo sci che diventa esterno alla curva invece di tirare indietro lo sci che sarà interno, e permette giust’appunto di evitare che lo sci avanzato rimanga naturalmente (naturalmente dal tipo di meccanica di movimento) caricato in modo eccessivo. In pratica è proprio come camminare sugli sci.
Questo principio permette di trovarsi a non scaricare eccessivamente lo sci appena divenuto posteriore/interno, sciando troppo sull’anteriore/esterno, quindi perdendo conduzione con l’interno e facendo una fatica bestia.

Inoltre, mantenendo un carico maggiore sull’interno durante la curva, si scarica parte del peso sul gambetto dello scarpone, che si prende una fetta della fatica che altrimenti farei comandando il tutto muscolarmente.
A ciò aggiungo il fatto che prima di alzare il tallone si dovrebbe flettere in avanti la tibia, arrivando ad alzare il tallone solo se necessario, se si è giunti a fondo corsa con la tibia e ancora necessita una maggior genuflessione. (è un po’ il principio secondo cui lavorano gli scarponi della Crispi, se non sbaglio, che hanno un soffietto più rigido proprio per prediligere la flessione del gambetto).

Tutto questo per dire che secondo me, come accennato inizialmente, il 50/50 è un concetto che aiuta a spiegarsi meglio nell’elencare le differenze per esempio dallo sci alpino, e che costituisce un po’ una “media” del giuoco dei pesi durante l’intera curva, da quando di esce dal parallelo per iniziarla a quando si ritorna in parallelo non appena è finita.
Ma durante la conduzione della curva, diciamo nel suo “cuore”, lo scarico dei pesi secondo me predilige lo sci interno/posteriore, e va a caricare maggiormente l’anteriore solo nella genesi della curva successiva, quindi solo quando si vanno a ridisporre i pesi in modo che durante la seconda curva ci si trovi nuovamente a prediligere lo sci interno/posteriore.
Il fatto che questa genesi sia solitamente presente quando con gli sci sto ancora chiudendo la curva “vecchia” può essere all’origine del ritenere che si carichi maggiormente lo sci anteriore.

Ecco qua. Spero di essermi spiegato chiaramente. Certo sci ai piedi e con qualche esempio pratico sarebbe tutto infinitamente più facile e chiaro!
Mi rimetto ora al parere degli esperti, che vediamo se imparo ancora qualcosa.

Nel frattempo… buone pieghe… e spero davvero, anche se è difficile, di fare un salto su alla Skieda la prossima settimana…

Ciao! Vivio

Nicola: Casualmente questo inverno, complice anche l’infortunio alla mano che mi ha
costretto a sciare una giornata intera senza racchette e tenedo fermo busto
e braccia, ho cominciato anch’io a ragionare sulla tecnica, non che prima lo
abbia mai fatto anzi, ma questa volta sono partito da un punto di vista
diverso.
Cosa hanno in comune lo sci alpino e lo snowboard (lasciamo da parte per un
momento il TMK)? Attenzione che sto parlando si sciatori di un certo
livello, cioè dimenticatevi gli snowboarder che tirano un frenone da una
parte e uno dall’altra e dimenticatevi gli sciatori che seduti sulle code
torcono le spalle come un serpente.
A parere mio per riuscire a portare in conduzione gli attrezzi, e cioè
eseguire un raggio di curva sullo spigolo in condizione di stabilità e
sicurezza (equilibrio), cioè che tutte le forze agenti sullo sciatore
risultino compensate, (vuol dire che se trovo un lastrone di ghiaccio
improvviso no scivolo via) i movimenti della parte superiore del corpo
(dalla vita in su) dovranno essere gli stessi, l’anticipo, l’inversione e la
presa di spigolo sono gli stessi, la chiusura con l’ingresso in angolazione
partendo da caviglie, ginocchia e anche sono gli stessi. Ovviamente da sotto
la vita cambia, perchè lo snowboarder è più o meno di traverso e avrà i pesi
distribuiti sui peidi in una certa maniera, mentre lo sciatore distribuisce
i pesi in maniera ancora diversa e ha gli sci paralleli con l’esterno più o
meno arretrato.
OK, ma perchè allora per curvare a telemark bisognerebbe fare tutti quei
movimenti di rotazione, oppure al contrario come è possibile che curvando a
telemark si riesca a condurre con tutti quei movimenti di rotazione del
busto? La risposta è semplice, è impossibile. Anche per il telemark valgono
le stesse regole, solo che dalla vita in giù  abbiamo una posizione ancora
diversa che prende alcune caratteristiche dello sci alpino (piedi diritti
nella direzione del moto) e alcune caratteristiche dello snowboard (un piede
più avanti e uno più indietro); ed ecco spiegato il motivo per cui
tantissimi snowboarder trovano abbastanza familiare la curva telemark. Per
fare tutto ciò è necessario avere il peso 50 e 50.
50 e 50 è una regola base, senza la quale (e lo ha detto involontariamente
anche Emilio) non c’è motivo di inginocchiarsi; tiriamo un bel curvone più o
meno sull’esterno in parallelo e fine. Provate a entrare in curva belli
gagliardi in conduzione più o meno sull’esterno in tecnica a sci paralleli e
a 3/4 di curva convertite la posizione in telemark, scoprirete subito cosa
fare per mantenere lo spigolo, provate ad andare i rotazione, oppure provate
a non caricare l’interno, e vedete cosa succede!!
In pratica il telemark come le altre discipline di scivolamento sono
attività dinamiche e non fatte di movimenti statici, non basta avanzare un
piede e arretrare con l’altro, ci deve essere un dinamismo sull’azione ed è
quello che ci fa curvare, mi dispiace per fotografi e osservatori ma la
posizione in ginocchio è un istante sfuggevole che avviene in chiusura di
curva e non una posizione congelata (tratto dal sacro testo di Paul Parker).
Provo a rispondere veloce a Emilio,
attenzione che la nostra percezione di carico, ovvero di pressione sullo sci
è facile venga falsata da molle degli attacchi troppo dure o troppo tenere,
tipologia di scarpone, tipologia di neve,  dalla forza centrifuga sviluppata
nei curvoni ecc…, io ho il presentimento che pur pensando di distribuire i
pesi 70 e 30 (come dice Emilio) in realtà sia molto più prossimo al 50 e 50,
e nelle giornate dove “non ne andava fuori” e si è concentrato a dare 70 e
30, involontariamente abbia curato altri aspetti come per esempio
l’angolazione o la compensazione con l’anca.
A me è capitato un giorno sulle piste con neve anche buona in realtà, di
fare molta fatica e non riuscire a curvare come volevo, i raggi di curva si
allungavano sempre e sentivo gli sci scappare, eppure ero particolarmente
concentrato a tenere il peso 50 e 50. Mi sono poi accorto che lo sci esterno
andava troppo avanti si alzava in alcune curve, morale: ero tutto con il
peso sull’interno. Mi sono fermato e riconcentrato sull’esterno e sono
riuscito a correggermi, anche io in quel momento lì avrei tratto conclusioni
simili ad Emilio.
Io sono dell’opinione che per capire bene cosa vuol dire 50 e 50
bisognerebbe montare un paio di telebulldog (quindi senza molle), con sotto
delle celle di carico istantanee e misurare nelle varie fasi e tipi di curva
cosa accade (e sarebbe proprio interessante provare).
Io in questa stagione sto lavorando molto sulla fase di chiusura della curva
e il mio mantra è: appoggio bene sul linguettone dello scarpone che avanza e
carico bene l’avampiede che arretra, ma solo per un sfuggevole
istante, perchè poi c’è un altra curva da fare.
Ciao
Nicola
P.S. spero di non essere stato noioso e di non aver detto troppe c……e

Massimo: Ma andate a farvi una sciata come volete. basta spendere tempo a scrivere cose che non servono quasi a niente, tutti sono capaci con la tecnologia odierna di tirare una curva in qualsiasi pendio o tipo di neve, 50/50 100/0 70/30. Come nel calcio, siamo tutti allenatori.

 

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NUOVO SU 50 e 50

E’ arrivato un nuovo contributo relativo al discorso 50 e 50. Mi domando se chi legge  questo sito possa essere stato interessato e si sia posto qualche domanda sull’argomento. Se così non fosse mi dispiacerebbe, soprattutto perchè troppi crederebbero di saper sciare a telemark senza usarne le sue vere caratteristiche e il suo vero potenziale. Personalmente non credo di essere il migliore ma per via della mia professione e curiosità mi perisco di provare a cambiare ritmo, velocità e seempre più  mi accorgo che al variare di queste due voci molto ma molto varia e tra questo ci sta il 50 e 50.
In ogni caso sicuramente interesserà il parere espresso nel commento che incollo qui sotto. Viene da persona, abile sciisticamente, curioso, popolare e a differenza mia: simpatico. A voi il parere di Emilio Previtali.
NB: Emilio mi aveva scritto di getto e poi promesso di rivedere lo scritto. Immagno che causa le sue mille attività non abbia avuto tempo ma più bello è leggere quanto scaturito di getto. Ciao Luca

Emilio: “Ti scrivo perché ho letto le cose che hai/avete scritto su The White Planet sul 50/50 e dopo avere ascoltato le cose che ci siamo detti quella sera nella Jacuzzi, dopo aver letto e dopo avere fatto un po’ mente locale e un po’ di esprimenti in queste settimane anche, anzi, soprattutto dopo quelli, mi sono fatto una mia idea.
Parto dal presupposto che io questa storia del 50/50 l’ho sempre presa per un dato di fatto, l’ho ascoltata alla specializzazione per la prima volta e l’ho sempre presa per quello che è, cioè per buona ma anche per non buona. Non so come possa uno sapere esattamente quanta percentuale del suo peso ha su un piede e quanto su un altro, senza poterla misurare, ma diciamo che io questa cosa l’ho presa come un riferimento. Un punto di partenza, diciamo.
Tra l’altro mi ha sempre sorpreso come tutte le persone a cui ho insegnato o che mi abbiano chiesto consiglio fossero attenti a questo aspetto del peso, tutti prima o poi hanno finito per chiedermi se anche per me il peso doveva stare 50/50 (segno che qualche perplessità ce l’avevano anche loro) e io devo dire che come regola mi sono sempre dato quella di rispettare quello che mi dicevano, cercavo solo in fine dei conti di dare il mio feedback oggettivo in base a quello che vedevo e che quindi in definitiva mi pareva – a me – che si dovesse fare nel loro caso.
Osservando tutti i telemarkisti che ho visto in azione, tutti – tranne 4 o 5 in tutto che considero completamente di un’altra categoria, almeno su un certo genere di terreno difficile – hanno una caratteristica comune: tutti hanno – secondo me – troppo peso sullo sci interno, me compreso ovviamente che cerco costantemente di correggermi. Cerco di spiegarmi: ho sempre la sensazione, osservando dal vivo e poi attentamente, anche al rallentatore, al video, che la stragrande maggioranza dei telemarker che conosco facciano l’errore di caricare troppo lo sci interno e di rimanere inclinati verso l’interno della curva, andando poi a perdere presa di spigolo quindi grip. Tutto questo è particolarmente evidente sul terreno molto duro, sul ripido, tra le gobbe e più in generale sul terreno sconnesso. E’ particolarmente evidente in quella che mi sembra sia sempre stata chiamata la “sciata italiana” che ha secondo me dei grandissimi pregi dal punto di vista stilistico ma anche dei limiti tecnici su un certo tipo di terreni.
Vengo al punto: io penso che la regola 50/50 possa valere a bassa velocità e su terreni molto facili, nell’apprendimanto, in generali su neve morbida e omogenea o anche i neve fresca almeno fino a quando lo sci non sprofonda troppo.
Io penso che più il terreno si fa ripido, più l’arco di curva si abbrevia e soprattutto più velocemente avviene la inversione della posizione telemark, più è necessario preoccuparsi di caricare e fare lavorare lo sci esterno, in particolare la porzione interna dello sci esterno. Voglio dire cioè che a me sembra un errore quello di intestardirsi a voler sciare scivolando 50/50 su terreni difficili e sconnessi o ripidi, come ad esempio ci capitava di fare a Red Mountain. In quelle condizioni (che guarda caso sono quelle che richiedono anche un minimo di angolazione e di lavoro della parte alta del corpo, un lavoro magari “sporco” tipo quello che faceva Arnie, ma estremamente efficace) serve “tagliare” un pezzo di curva lavorando con l’assorbimento (intendo dire evitando di estendere completamente le gambe) e proiettando il busto verso l’avanti-interno della curva. in sostanza dobbiamo prevalentemente occuparci di indirizzare rapidamente il nostro centro di gravità verso valle, piuttosto di preoccuparci di sollevarlo, iniziare la torsione del busto e attendere lo sbandamento degli sci grazie alla tensione interna che si viene a creare. Tutte cose queste innalzamento/torsione-inclinazione/sbandamento facili da fare su terreno facile e a bassa velocità, quasi impossibili da fare sul ripido, in neve profonda o sconnessa (anche per uno bravo).
Mi viene da dire che io personalmente cerco soprattutto un po’ di angolazione, un po’ di inclinazione del busto avanti e soprattutto un passaggio esterno-esterno con il carico dello sci andando a compensare con il busto. in pratica mi sono accorto che se quando faccio la curva sul ripido mi inclino facendo la angolazione, la curva mi viene più facilmente e in uno spazio minore.
Io non lo so dire bene, ma credo che se dovessi trovare una immagine motoria di me che scendo da un pendio ripido con gli sci da telemark cercherei di immaginare uno che scende a balzi dai gradini, scaricando il peso da un piede all’altro, tenendo le gambe abbastanza larghe, i piedi storti all’interno e soprattutto il busto inclinato in avanti in modo da avere sempre il baricentro davanti a sè. Lo sci interno segue, si adegua, partecipa assecondando l’azione. Che a ben guardare (esclusi i piedi storti) è la posizione che si assume per scendere ramponi ai piedi schiena al pendio, che è la più efficace, quella che ci permette la migliore distribuzione del carico sulla base di appoggio del rampone.
Io, dovessi dire un numero tanto per dire, su certi terreni direi 70esterno/30interno. Almeno certe volte. A Red mountain quest’anno ancora non ci riuscivo, sapevo di essere capace perché ci ho lavorato tanto in questi anni, ma a febbraio ancora non ero rodato abbastanza, si vede. Poi dopo, quando siamo tornati, dopo tutto quell’allenamento che ho fatto su della neve bruttissima e difficilissima, gradualmente ho ricominciato a farcela. Alla fine mi sembrava tutto chiarissimo e semplice, prima di partire per la spedizione.
Grazie per gli stimoli, a presto”

Luca: Leggo e considero tutto quanto qui sopra come un contributo se non alla discussione alla mia ricerca e curiosità. Apprezzo per l’interesse e il contributo. Dissento su quanto Emilio dice e dice : “ … io penso che la regola 50/50 possa valere a bassa velocità …” A bassa velocità è difficilissimo fare 50 e 50 ma soprattutto deleterio. Penso che anche ad alta velocità sia difficile e deleterio. Ma con Emilio ne parlerò e scierò magari qui alla Skieda.

Vi aspetto tutti almeno al concerto di Fabio Treves. Blues per tutti. Chissà quanti sapranno che uno se non il primo film di telemark che girò tanti anni fa si intitolava: “Telemark blues”. Sarebbe da ricercare e riproporre!

Ecco cosa propone una ricerca sul web. Dalla Cineteca del Cai:

Telemark blues
  • Film: Sci alpinismo
  • Regia e Fotografia Johan Weber
  • Produzione Johan Weber
  • Manfred Gschaider – Munchen
  • 27 min. Filmfestival di Trento 1988.

Il ”Telemark” è la prima autentica tecnica di arresto e di virata con gli sci sulla neve molle e farinosa che lascia libero sfogo alla fantasia e consente di portare avanti lo sci esterno, sul quale si deve poi far gravare il peso del corpo. Ritenuta in disuso, questa tecnica che prende il nome dalla omonima provincia norvegese dove è nata quasi cento anni or sono, sta ora riemergendo per la passione di alcuni intraprendenti sciatori che l’hanno rilanciata proponendola soprattutto per la pratica del fuori-pista.

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CHE MUSICA PER IL TELEMARK?

I’M Sport, il negozio di livigno gestito da Filippo e Giada, come sempre ha avuto un’ideona. Organizzare un concerto  con band alle spalle del proprio negozio. La data è la prima Domenica della Skieda o FreeHeelFest o Festival del telemark di Livigno. La bellissima notizia è che a suonare sarà uno se non il più grande blues man italiano Fabio Treves. Sciando e non solo a telemark ci si trova a ballare un ritmo, provate a canticchiare un blus _ du,du,du,du… – direi abbastanza telemarkistico come ritmo. Bhè se anche non fosse, questo concerto di Blus sarà una chicca livignasca, anzi I’masca, da non perdere. Ci vediamo a passo di Blues. Ciao WP

 

Non perdere l'occasione di ascoltare Fabio Treves

Non perdere l’occasione di ascoltare Fabio Treves

 

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WP PER ODDO

Anche White Planet ha saputo della scomparsa di Oddo. Siamo anche noi dispiaciuti e colpiti. Vogliamo con queste brevi righe ricordarlo e ricordare il suo lavoro, da entusiasta, per diffondere e aggregare il telemark intorno al suo sito Telemarktribe.com

Il nostro augurio e la nostra certezza è che durante l’ultimo anno, i ricordi delle sue sciate, della neve che cade possano essegli stati di sollievo.

The White Planet

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OTTIMA SINTESI

Ricevo ancora un commento da Maurizio e tutto quanto scrive mi sembra logico, funzionale ai movimenti e comforta nelle mie convinzioni. A voi la lettura del commento di Maurizio:

” Se si prova a bassa velocità e magari usando un po’ di posizione a spazzaneve, così che diventi più chiaro che è l’esterno a presentarsi per primo sullo spigolo interno”
effettivamente nella didattica sul telemark la curva di base che viene insegnata ai principianti, anche se sciatori evoluti, è quella che prevede l’ingresso in curva a spazzaneve o al limite stem-christiania e solo a curva impostata la posizione classica a telemark. io imparando a sciare a telemark ho avuto due fortune: la prima è che, pur essendo uno sportivo, non sapevo sciare, per cui avevo la forma fisica per sostenere una sciata comunque dispendiosa come quella ma non avevo condizionamenti di sorta che mi frenassero, a detta di tutti in poco tempo avevo acquisito uno stile molto bello, per allora. la seconda è stata il fatto di conoscere Sergio Belmondo che, in un epoca in cui il telemark era in mano a chi lo praticava e in cui non esisteva una didattica d’insegnamento codificata ha rispolverato ricordi e testi giovanili (lui per età si è trovato a imparare a sciare a telemark da ragazzo perché a quei tempi, si era in periodo anteguerra, si insegnava ancora) e usava l’approccio classico curva a spazzaneve/posizione telemark che consentiva a tutti di assimilare questo concetto di presa di spigolo/posizione inginocchiata. io adesso ho talmente dentro di me questa cosa che lo faccio senza pensarlo, mi viene naturale perché ho imparato così mentre invece mi capita di vedere sciatori autodidatti, anche molto più bravi di me, che hanno difficoltà con la curva a telemark proprio perché hanno saltato questo passaggio, magari perché sapendo già sciare bene non hanno pensato di partire dalla base che in questo caso non serviva ad imparare a curvare ma ad assimilare la corretta sequenza di curva. che dire, forse un giro o due con un maestro di telemark conviene farlo anche a chi sa già sciare bene in stile alpino, questo è un consiglio che ho dato anche ad alcuni amici miei maestri di sci che mi chiedevano un’opinione e devo dire che chi l’ha seguito è sempre rimasto soddisfatto.

 

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