VELA-VENTO – SCI-GRAVITÀ

VELA-VENTO – SCI-GRAVITÀ

Ho imparato ad andare in barca a vela frequentando i corsi del Touring Club Italiano al Centro Velico di Caprera. Scoprii la vela, la Sardegna con i suoi bellissimi colori, Caprera, La Maddalena, il suo granito, la macchia mediterranea, l’acqua azzurra e il vento di questa bellissima isola.
Ad andare in barca fui subito bravo e passai dal primo corso al secondo corso l’anno seguente.Gaspa_vela1 Evidentemente dimostrai d’avere qualcosa in più perché mi invitarono a frequentare il corso Istruttori che si svolgeva a Natale. Ci andai ed è stato l’unico Natale non sciistico della mia vita. Scoprii che la Sardegna d’inverno è immensamente più bella che in estate. È verde. Ricordo la sorpresa di scoprirla così verde e picchiettata del giallo delle ginestre.
Le lezioni di vela fin dall’inizio del primo corso furono teoriche e pratiche. Le teoriche per prime. Ricordo che ci si sedeva su panche, di fronte c’era l’istruttore e la sua lavagna e sempre la prima cosa che faceva era disegnare una freccia in alto, in mezzo alla lavagna. Quello era il vento.Gaspa_parap La direzione di provenienza. Tutto il veleggiare, nella teoria e nella pratica, è riferito all’energia regina: il vento e la sua direzione.
E noi quando sciamo o insegniamo sappiamo che energia usiamo? Non ne sono così sicuro, sebbene si scii sempre la forza di gravità!
Qualcuno dirà essere lapalissiano!
In effetti non è così, tant’è che sia noi maestri sia gli allievi ce lo scordiamo troppo spesso.
Verbalizzarlo è fondamentale solo così l’allievo si apre a sentire questa forza. Viceversa moltissimi continueranno a sentirsi infastiditi e lotteranno contro il motivo o la realtà che ci fa sciare.
Aprirsi a questa prima forza permetterà anche di essere pronti a scoprirne, considerarne e giocarne altre – per esempio la velocità, la forza centrifuga.
Se non imparo a sentire il vento e le forze da lui prodotte sulla vela e non capisco che questo insieme e interazione modifica l’assetto dello scafo, Gaspa_kayackscuffio (mi rovescio) in continuazione. Stessa cosa per lo sci.
Qualcuno penserà che dica sciocchezze. Che in effetti si scia l’energia della velocità e che questa è assai più potente della gravità!
È vero ma sappiate che oggi ci sono barche che vanno più veloci del vento.
perché è inutile spiegarlo. Ma per gestire quei bolidi, i velisti hanno imparato a gestire prima il vento. E non scordiamoci che i migliori sono quelli che sanno gestire le brezze non gli uragani!
Sciisticamente parlando atleti di Coppa del Mondo di sci alpino, abituati a velocità e forze per noi inimmaginabili, proprio per riaprirsi e reimparare a sentire e adeguare le risposte motorie a forze deboli, in estate eseguono sui ghiacciai, discese a spazzaneve per ore e ore.

Quindi non scordiamo che l’energia che sciamo è la gravità!

Sulla lavagna di Caprera la freccia che simboleggiava il vento veniva spostata. A destra a sinistra, in alto, più in basso. I venti cambiano e bravo chi lo intuisce e sente.
La gravità “soffia” sempre nella stessa direzione. Da monte a valle. Un bel vantaggio, ma noi, curvando, la troviamo applicata al nostro corpo in direzioni diverse. Il vento può girare e bravo chi se ne accorge. Nello sci noi giriamo ed è un po’ come se facessimo noi girare il vento. Se non lo consideriamo rischiamo d’essere un po’ sciocchi.
Le similitudini tra mare e neve, tra scorrere sull’acqua del mare e sulla neve, secondo me, sono tantissime.
Ne parlerò più avanti.
Tecnicamente posso suggerire essere più importante sentire l’energia della gravità che limitarsi a guardare la massima pendenza. Cercate di sentirla sul corpo più che su gli sci. Durante una curva imparate a sentirla prima su un fianco poi davanti e infine sull’altro fianco. Non potete costruire una casa su un pendio con la vetrata principale che guarda a sud e poi decidere di girarla perché la vetrata la preferite a nord, dovrete modificare le altezze delle pareti. La stessa logica si applica al nostro equilibrio quando sciando curviamo. La grossa differenza è che siamo noi che abbiamo deciso di girarci verso l’altra direzione.
Per concludere vi propongo un esempio. Quando chiedo ai miei allievi, in modo un po’ sibillino, quale sia la forza che usiamo per andare in barca a vela il più delle volte mi viene risposto essere l’acqua! Altre volte menzionano la barca e questi due elementi sono i più frequenti. Il vento è sempre dimenticato o considerato come ultima ipotesi.
Parallelamente chiedendo quale energia usiamo nello sci di discesa quasi sempre la risposta è: la neve, gli sci e rarissimamente la gravità.
Probabilmente è frutto della mentalità moderna che assegna maggior importanza all’attrezzatura che al fattore umano o naturale. Chiedendo quale energia si usi in auto, quasi tutti saremmo portati a dire: Il motore. Invece è l’energia termodinamica. In questo caso la risposta è più complessa perché basata su una conoscenza della fisica. Di una fisica scientifica. Vento e gravità sono forze della natura e – ahimè – tutti siamo sempre più distaccati dalla natura.
Andate a leggere Dolores LaChapelle! Non vi dico il perché, dovete farvi prendere dalla curiosità, specie se non sapete chi è stata Dolores. Sappiate che nel suo libro “Polvere profonda” ci sono le più belle, vere e profonde spiegazioni del perché sia così affascinante sciare in neve fresca. Cercate Dolores e troverete anche la forza di gravità.

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