Incollo qui sotto alcuni contributi ricevuti sull’agomento 50 e 50.
Non aggiungo del mio mi piace che la discussione continui. Rispondo solo a massimocav -così il suo indirizzo email – dicendo che quest’anno ho sciato da novembre ad ora, 50 (guarda caso) giornate di telemark intenso in giro per il mondo. Sono abbastanza? Direi che il suo invito a sciare e non discutere mi lascia un po’ perplesso: devo sciare di più? Se paghi tu posso andare in Argentina o NZ ma paghi tu, ok? Massimo Cavalli? E sottolineo l’interessantissimo e scientifico intervento di Davide che metto per primo. Mi colpisce moltissimo il discorso del peso sul tallone ell’esterno. Oggi facendo lezione l’ho percepito, provato a riprodurre e nella neve marcia ne ho trovato enormi benefici. Mi domando anche quanta della pressione sotto i piedi sia prodotta dall’attrito degli sci per via della neve e se non sbagliamo a cercare di riprodurla tutta col notro peso scordandoci di quanta pressione è fatta dalla neve stessa. Leggetelo perchè notevole. Ciao a tutti
Ecco i contributi.
Davide:
In passato avevo già letto qualche articolo sulle misure di pressione nello sci, ma ho provato a cercare qualche altra informazione. In fondo ho messo i riferimenti.
Per riassumere quello che è stato misurato nello sci alpino, in genere il carico è molto maggiore sullo sci esterno, da 100 fino a 250 Kg, che corrisponde dal 75% all’85% del totale, mentre sull’interno ci sono solo qualche decina di Kg. In particolare la forza sull’interno è molto bassa all’inizio della curva su terreno pianeggiante. Il centro della pressione si trova in genere sotto l’avampiede (tra le dita e l’arco plantare), mentre nelle curve da gigante si sposta sotto il tallone nel finale della curva. Nonostante la grande differenza di carico, entrambi gli sci conducono perfettamente, anche se a volte la spatola dell’esterno tende ad arare la neve, lasciando un solco molto profondo. Ah, gli sciatori scelti per le prove sono sempre ex-atleti o istruttori nazionali.
Sul telemark ho trovato solo due articoli. In quello di Volpe, la forza massima è stata misurata sotto al tallone dello sci esterno. In quello di Telemarktips è stata misurata 65% del peso sullo sci esterno. L’autore si è detto molto sorpreso, perché si aspettava un 50/50, siccome lo sciatore è un atleta della squadra nazionale USA di telemark e PSIA Tele Demo Team member.
Secondo me il 65/35 a telemark dovrebbe essere considerato come molto bilanciato, perché con uno sciatore alpino si sarebbe misurato almeno 80% sull’esterno. In effetti, mi chiedo se le sensazioni corrispondono effettivamente alle misure: per esempio, quando uno pensa di caricare a 50%/50%, magari in realtà, se fosse misurato il carico, sarebbe del 60% o magari del 70 % sull’esterno.
Personalmente trovo che mettere un po’ di peso sull’interno (non so quanto), mi permette di essere piu’ reattivo e di avere una tenuta di spigoli migliore, quindi cerco di evitare di tirarmi dietro l’interno, che su nevi pesanti tende ad andare dove vuole se è scarico.
Lafontaine D., et al., “Analysis of the distribution of pressure under the feet of elite alpine ski instructors”, 16 International Symposium on Biomechanics in Sports (1998).
Krueger A. et al., “A direct measuring method for the determination of the edging angle and the ground reaction force in alpine skiing”, 24 International Symposium on Biomechanics in Sports (2006).
Yoneyama T. et al., “Ski deflection measurement during skiing and estimation of ski direction and edge angle”, Sports engineering” vol.11, pag.3-13, (2008).
Federolf P. et al., “Determination of turning parameters in carved skiing and application to a numerical ski-binding model”, 22 International Symposium on Biomechanics in Sports (2004).
Volpe A. et al., “Telemark: pressure analysis and motion during downhill skiing”,16 International Symposium on Biomechanics in Sports (1998).
telemarktips.com/ForebodyPress.html
Massimiliano: Da “dilettante evoluto” confermo che non mi è facile valutare il carico sui due piedi; però un dubbio mi è sempre balenato in testa: passando (in curva) da un piede all’altro in ogni caso ci deve essere un momento in cui il peso è 50 e 50. Piuttosto secondo me il punto è un’altro ovvero: “quanto” debba durare questa condizione.
Aggiungo un’altra cosa: ultimamente ho trovato molto giovamento (velocità di virata, sicurezza su fondi sconnessi,…) nell’evitare grosse prese di spigolo a favore invece di curve molto più derapate ed ho la sensazione che la condizione di 50e50 si protrae maggiormente.
Vivio: Oh che bel tema interessante!
Ho letto con profondo interesse il post, le parole di Previtali ed il commento, ma meditandoci bene non mi trovo particolarmente d’accordo, anzi io sarei più per il contrario, ovvero che quel 50/50 è un’indicazione diciamo “media” del carico dei pesi sugli sci, ma che durante la curva sia lo sci interno, o arretrato, quello che tende a sopportare il carico maggiore.
Ricordo, Luca, che ne accennammo qualcosa lo scorso anno in una delle ultime volte che ci siamo visti in quel di Livigno.
Sempre che non abbia capito male, la descrizione di Previtali sul carico 70/30 dove 70 va all’anteriore/esterno io la trovo attinente al momento del cambio, ovvero dall’uscita della curva per generare la successiva. Questo mi viene suggerito anche dal commento relativo alla gestione della parte alta del corpo, busto, spalle, che si “buttano” in curva proprio verso lo sci anteriore.
In pratica, se ho ben capito, a fine curva inizio la successiva spostando le spalle in avanti/esterno, quindi sullo sci avanzato, e poi lascio seguire la parte bassa del corpo che risistema le posizioni degli sci in funzione della nuova situazione, ovvero l’inizio della curva successiva.
SE è qui il momento in cui si considera di avere il 70 sull’anteriore ed il 30 sul posteriore, sono anche concorde, ma è un momento di passaggio tanto più corto quanto più è difficile il fondo su cui sto sciando e/o quanto più è alta la velocità cui sto procedendo.
Il punto mio è come scarico il peso DOPO il cambio, durante la curva, ed è lì che secondo me non siamo proprio 50/50, bensì almeno un 60/70 sta proprio sullo sci interno, che sostiene e conduce mentre quello avanzato “apre” la curva.
Sciare telemark è un po’ come camminare, e camminare comporta un continuo spostamento di pesi che vanno sul piede (sci) avanzato e che resta su quel piede (sci) finchè l’altro piede non viene poggiato avanti, pronto per sorreggere il carico che tolgo dal piede che nel frattempo è diventato posteriore.
Esiste anche quell’esercizio cogli sci, che in genere si fa su un pianoro, dove mantenendo le solette piatte si “cammina” letteralmente mentre gli sci scivolano avanti.
Questo esercizio è poi uno di quelli che insegnano a spingere avanti lo sci che diventa esterno alla curva invece di tirare indietro lo sci che sarà interno, e permette giust’appunto di evitare che lo sci avanzato rimanga naturalmente (naturalmente dal tipo di meccanica di movimento) caricato in modo eccessivo. In pratica è proprio come camminare sugli sci.
Questo principio permette di trovarsi a non scaricare eccessivamente lo sci appena divenuto posteriore/interno, sciando troppo sull’anteriore/esterno, quindi perdendo conduzione con l’interno e facendo una fatica bestia.
Inoltre, mantenendo un carico maggiore sull’interno durante la curva, si scarica parte del peso sul gambetto dello scarpone, che si prende una fetta della fatica che altrimenti farei comandando il tutto muscolarmente.
A ciò aggiungo il fatto che prima di alzare il tallone si dovrebbe flettere in avanti la tibia, arrivando ad alzare il tallone solo se necessario, se si è giunti a fondo corsa con la tibia e ancora necessita una maggior genuflessione. (è un po’ il principio secondo cui lavorano gli scarponi della Crispi, se non sbaglio, che hanno un soffietto più rigido proprio per prediligere la flessione del gambetto).
Tutto questo per dire che secondo me, come accennato inizialmente, il 50/50 è un concetto che aiuta a spiegarsi meglio nell’elencare le differenze per esempio dallo sci alpino, e che costituisce un po’ una “media” del giuoco dei pesi durante l’intera curva, da quando di esce dal parallelo per iniziarla a quando si ritorna in parallelo non appena è finita.
Ma durante la conduzione della curva, diciamo nel suo “cuore”, lo scarico dei pesi secondo me predilige lo sci interno/posteriore, e va a caricare maggiormente l’anteriore solo nella genesi della curva successiva, quindi solo quando si vanno a ridisporre i pesi in modo che durante la seconda curva ci si trovi nuovamente a prediligere lo sci interno/posteriore.
Il fatto che questa genesi sia solitamente presente quando con gli sci sto ancora chiudendo la curva “vecchia” può essere all’origine del ritenere che si carichi maggiormente lo sci anteriore.
Ecco qua. Spero di essermi spiegato chiaramente. Certo sci ai piedi e con qualche esempio pratico sarebbe tutto infinitamente più facile e chiaro!
Mi rimetto ora al parere degli esperti, che vediamo se imparo ancora qualcosa.
Nel frattempo… buone pieghe… e spero davvero, anche se è difficile, di fare un salto su alla Skieda la prossima settimana…
Ciao! Vivio
Nicola: Casualmente questo inverno, complice anche l’infortunio alla mano che mi ha
costretto a sciare una giornata intera senza racchette e tenedo fermo busto
e braccia, ho cominciato anch’io a ragionare sulla tecnica, non che prima lo
abbia mai fatto anzi, ma questa volta sono partito da un punto di vista
diverso.
Cosa hanno in comune lo sci alpino e lo snowboard (lasciamo da parte per un
momento il TMK)? Attenzione che sto parlando si sciatori di un certo
livello, cioè dimenticatevi gli snowboarder che tirano un frenone da una
parte e uno dall’altra e dimenticatevi gli sciatori che seduti sulle code
torcono le spalle come un serpente.
A parere mio per riuscire a portare in conduzione gli attrezzi, e cioè
eseguire un raggio di curva sullo spigolo in condizione di stabilità e
sicurezza (equilibrio), cioè che tutte le forze agenti sullo sciatore
risultino compensate, (vuol dire che se trovo un lastrone di ghiaccio
improvviso no scivolo via) i movimenti della parte superiore del corpo
(dalla vita in su) dovranno essere gli stessi, l’anticipo, l’inversione e la
presa di spigolo sono gli stessi, la chiusura con l’ingresso in angolazione
partendo da caviglie, ginocchia e anche sono gli stessi. Ovviamente da sotto
la vita cambia, perchè lo snowboarder è più o meno di traverso e avrà i pesi
distribuiti sui peidi in una certa maniera, mentre lo sciatore distribuisce
i pesi in maniera ancora diversa e ha gli sci paralleli con l’esterno più o
meno arretrato.
OK, ma perchè allora per curvare a telemark bisognerebbe fare tutti quei
movimenti di rotazione, oppure al contrario come è possibile che curvando a
telemark si riesca a condurre con tutti quei movimenti di rotazione del
busto? La risposta è semplice, è impossibile. Anche per il telemark valgono
le stesse regole, solo che dalla vita in giù abbiamo una posizione ancora
diversa che prende alcune caratteristiche dello sci alpino (piedi diritti
nella direzione del moto) e alcune caratteristiche dello snowboard (un piede
più avanti e uno più indietro); ed ecco spiegato il motivo per cui
tantissimi snowboarder trovano abbastanza familiare la curva telemark. Per
fare tutto ciò è necessario avere il peso 50 e 50.
50 e 50 è una regola base, senza la quale (e lo ha detto involontariamente
anche Emilio) non c’è motivo di inginocchiarsi; tiriamo un bel curvone più o
meno sull’esterno in parallelo e fine. Provate a entrare in curva belli
gagliardi in conduzione più o meno sull’esterno in tecnica a sci paralleli e
a 3/4 di curva convertite la posizione in telemark, scoprirete subito cosa
fare per mantenere lo spigolo, provate ad andare i rotazione, oppure provate
a non caricare l’interno, e vedete cosa succede!!
In pratica il telemark come le altre discipline di scivolamento sono
attività dinamiche e non fatte di movimenti statici, non basta avanzare un
piede e arretrare con l’altro, ci deve essere un dinamismo sull’azione ed è
quello che ci fa curvare, mi dispiace per fotografi e osservatori ma la
posizione in ginocchio è un istante sfuggevole che avviene in chiusura di
curva e non una posizione congelata (tratto dal sacro testo di Paul Parker).
Provo a rispondere veloce a Emilio,
attenzione che la nostra percezione di carico, ovvero di pressione sullo sci
è facile venga falsata da molle degli attacchi troppo dure o troppo tenere,
tipologia di scarpone, tipologia di neve, dalla forza centrifuga sviluppata
nei curvoni ecc…, io ho il presentimento che pur pensando di distribuire i
pesi 70 e 30 (come dice Emilio) in realtà sia molto più prossimo al 50 e 50,
e nelle giornate dove “non ne andava fuori” e si è concentrato a dare 70 e
30, involontariamente abbia curato altri aspetti come per esempio
l’angolazione o la compensazione con l’anca.
A me è capitato un giorno sulle piste con neve anche buona in realtà, di
fare molta fatica e non riuscire a curvare come volevo, i raggi di curva si
allungavano sempre e sentivo gli sci scappare, eppure ero particolarmente
concentrato a tenere il peso 50 e 50. Mi sono poi accorto che lo sci esterno
andava troppo avanti si alzava in alcune curve, morale: ero tutto con il
peso sull’interno. Mi sono fermato e riconcentrato sull’esterno e sono
riuscito a correggermi, anche io in quel momento lì avrei tratto conclusioni
simili ad Emilio.
Io sono dell’opinione che per capire bene cosa vuol dire 50 e 50
bisognerebbe montare un paio di telebulldog (quindi senza molle), con sotto
delle celle di carico istantanee e misurare nelle varie fasi e tipi di curva
cosa accade (e sarebbe proprio interessante provare).
Io in questa stagione sto lavorando molto sulla fase di chiusura della curva
e il mio mantra è: appoggio bene sul linguettone dello scarpone che avanza e
carico bene l’avampiede che arretra, ma solo per un sfuggevole
istante, perchè poi c’è un altra curva da fare.
Ciao
Nicola
P.S. spero di non essere stato noioso e di non aver detto troppe c……e
Massimo: Ma andate a farvi una sciata come volete. basta spendere tempo a scrivere cose che non servono quasi a niente, tutti sono capaci con la tecnologia odierna di tirare una curva in qualsiasi pendio o tipo di neve, 50/50 100/0 70/30. Come nel calcio, siamo tutti allenatori.