CAMMINARE LATERALMENTE UGUALE SCIARE

CAMMINARE LATERALMENTE UGUALE SCIARE

Se mai questo libro avrà un valore sarà quando avrà saputo incuriosire qualche lettore. Di sicuro questo racconto, ma più che racconto dissertazione, è la parte più importante e forse la più difficile da scrivere.

Sempre più spesso mi trovo ad associare l’apprendere il sciare – che sia telemark, sci alpino, snowboard – all’apprendimento del gesto di camminare. Più analizzo, scopro e propongo, sempre più sono colpito e stupefatto di quanto bravi e coraggiosi siamo stati l’apprendere a muoverci camminando.
Partiamo da qui.
Muoverci è un dono che scopriamo avere e lo tramutiamo in un’ambizione che ci spinge prima a gattonare, poi a erigerci e camminare.
Come già detto altrove, le medaglie d’oro delle Olimpiadi di Sidney – per tutte le discipline – avevano in comune solo e però non sempre – un maggior periodo di tempo trascorso a gattonare rispetto alla media degli esseri comuni.
Mi domando allora se non si debba dar maggior valore al periodo del “gattonare” dello sciatore? E con ciò intendo camminare sul pendio, sulla neve, far fondo, slittino, scivolare con un sacchetto di plastica sotto il sedere.
Un bambino gattona perché incapace di far altro e il bambino vive e si accontenta di farlo nel presente mentre l’adulto, memore di ciò che già sa fare, tende a bruciare le tappe legate al presente e sottovaluta i passaggi necessari a essere pronto a smettere di gattonare (sciare nel piano) e iniziare a muoversi (sciare sul pendio eseguendo curve) proiettando troppo sè stesso nel futuro. Ci vorrebbe più pazienza, concedersi più tempo. Quel tempo che il bambino ha trascorso gattonando. Pazienza da ambo e due le parti: allievo e maestro. Aiuterebbe se le lezioni costassero meno e i maestri avessero un programma didattico più definito.
Una volta si faceva la scaletta per delle ore. Ora si è in cima alla prima discesina grazie ai tappetini. Piuttosto che divieti di velocità, obbligo dei caschi dovrebbero vietare i tappetini meccanici per la risalita. Ma forse noi maestri per primi ci opporremmo. Troppa fatica.
Torniamo al gattonare, alzarci in piedi e camminare.
A un certo punto il bambino si alza e cerca ti mantenere la stazione eretta. Grande motivazione nel provarci e grande realizzazione nel farlo. Noi sciatori siamo già in grado di stare eretti, ma farlo sul pendio con i piedi (sci) che scivolano non è facile. Se sorridete pensando parli di sciocchezze vi invito, sperando non lo abbiate mai fatto, a considerare di scendere lo stesso pendio di un principiante su uno skate board su una strada asfaltata. Non è facile mantenere l’equilibrio, specie le prime volte. E’ il timore di cadere, di farsi male oggi o il riemergere del ricordo di quanto ci abbia fatto male, nel fisico e nell’orgoglio, cadere quando imparammo a camminare da piccoli? Per riuscire in skate board ci vuole motivazione, coraggio e abilità motorie. Proveremmo a spingere lo skate sul piano prima di provare in discesa. Seguire un percorso simile a quando imparammo a camminare ci potrebbe aiutare. Questo percorso ha come vantaggi principali d’essere innato in un certo senso e così sarebbe democraticamente patrimonio di tutti.
D’ora in avanti a ogni descrizione del gesto “camminare” cercherò d’associare il gesto sciistico. Premetto che per me e per capire quanto cercherò di descrivere immagino che a un passo a piedi corrisponda una curva in sci.

Il bambino si è alzato reggendosi a una sedia o altro. Ora vorrebbe mollare la presa ma non ha esperienze sulla solidità della sua struttura in una situazione futura quale staccarsi e muovere il primo passo. Oscilla e noi genitori sorridiamo della sua goffaggine. Forse lui è impaurito. I nostri sorrisi e incitamenti sdrammatizzano e lui parte. Come molla la sedia e cammina alza le braccia (riflesso paracadute). Lo stesso si deve fare quando gli sci partono durante la prima discesa. Su le braccia, all’altezza delle spalle. Stessa cosa per i forti in situazione di difficoltà. Affrontatele considerano le braccia come parti stabilizzatrici.
Il bambino, capace di stare eretto da fermo prova a eseguire il passo – Noi la prima curva.
Il bimbo deve stabilizzarsi su un solo piede per svincolare l’altro e portarlo avanti. Ancora immenso coraggio. Il piede scarico nel tragitto, prima di postarsi sul terreno, offre una sensazione di “vuoto”. Credo che tutti si sia vissuto un momento di panico quel giorno. A questo punto ci sono tre possibilità: lo riporta indietro e si ristabilizza; seconda cade e noi stupidamente diciamo che non si è fatto male perché sono di gomma a quella età. In effetti penso lo si sia vissuto in modo diverso altrimenti non avremmo così timore di cadere sciando. La terza ipotesi è che si avventuri nel vuoto e porti avanti il piede su cui ritrovare l’equilibrio. Tutto quanto descritto è una dinamica di equilibri diversi rispetto a rimanere fermi su due piedi paralleli e simmetrici. Quanti muscoli deve imparare a contrarre per stare su un piede o su due uno avanti e uno dietro.
Esistono innumerevoli trattati sul “Ciclo del passo”. Minuziosi e dettagliati, così dettagliati che se letti annoiano e rischiano di portare fuori strada. Forse perché spiegano solo i passaggi ma non descrivono e non possono farlo le sensazioni, anche perché queste esulano dal trattato scientifico.
Provo a riempire i vuoti dei trattati.
a) Stazione eretta sui due piedi. Sensazione di sicurezza. Stabilità
Sciatore: è la prima discesa sulla massima pendenza a piedi uniti
b) Stabilizzazione su un piede per svincolare l’altro e portarlo in avanti. Il piede si posiziona in avanti in funzione della lunghezza dell’arto gamba e si arresta per volontà e vincolo tra tallone e piano d’appoggio. Quel piede staccato da terra offre una sensazione di vuoto e credo ci abbia spaventato a lungo perché troppe volte al vuoto è seguita la caduta che seppur non dolorosa deve essere corrisposta a una cocente delusione.
I bambini e i vecchi hanno tutti un’ampiezza del passo più breve che nel periodo di mezzo della vita e una frequenza di passi assai più alta. Immagino sia facile a tutti comprendere il perché. Stabilizzarsi a lungo – la lunghezza normale del proprio passo – per un periodo “lungo” è difficile e richiede reattività sconosciuta al bambino e rischiosa per l’ottuagenario. Incute una sensazione di “non controllo” eccessiva a livello emotivo.
Sciatore. La similitudine sta nel far partire gli impulsi da uno sci ricercando l’equilibrio sull’altro. Anche per lo sciatore si tratta di imparare o gli deve essere spiegato che nella curva tra una lamina in appoggio e la prossima ci sarà un vuoto. Lo stesso vuoto del passo.
Qui debbo distinguere tra sciatori alpini e telemarker e mi rivolgo soprattutto ai secondi aggiungendo delle note importanti per loro.
Nel camminare il tallone si arresta perché si viene a creare un vincolo tra tallone e terreno. Nello sci questo non avviene, perché lo sci spinto in avanti tende a scivolare e non si arresta. Quindi nell’eseguire delle inversioni di posizione telemark sulla massima pendenza è importante fare dei passi brevi. Farlo volontariamente si tramuta nell’eseguire quei passi brevi tipici del bambino o del vecchio e diviene anche capacità e conoscenza di quali muscoli utilizzare per “chiudere la catena cinetica”. Chiusura di cui abbiamo bisogno perché i piedi scivolano e non si arrestano. Ricordo che stiamo parlando di scivolate sulla massima pendenza e non ancora di curve. Esagerare nella falcata significa eseguire movimenti troppo ampi che sono poco produttivi e stancano.
Ritorniamo alle sensazioni del camminare. Stabilizzazione, vuoto, ristabilizzazione. Altrimenti: controllo, fuori controllo, controllo.
Ora affrontiamo la curva, ma concedetemi un’altra importante premessa. Ahimè un po’ lunga da spiegare.
Noi esercitiamo il camminare in avanti per muoverci. Non esercitiamo il camminare per camminare. Per curvare sugli sci dobbiamo imparare i gesti che ci faranno girare ma non moriamo a esercitare quei gesti e non pensiate sia il loro miglioramento che vi farà curvare meglio. Dovrete focalizzare la vostra attenzione sul curvare come prodotto dei movimenti. Il prodotto finale è l’obbiettivo ed è un buon prodotto quando vi ritrovate nel nuovo equilibrio rivolti nella nuova direzione. Non accanitevi a voler girare, sono gli sci che fanno la curva così come sono i piedi che appoggiandosi ci fanno muovere. Se il bambino volesse solo muoversi continuerebbe a cadere. Deve imparare cosa fare con piedi, gambe etc.
Madre natura ci ha fatto al meglio per muoverci in avanti. Lo sciatore non ha bisogno di creare l’impulso a muoversi in avanti perché quello è delegato allo scivolare degli sci sulla neve. Lo sciatore deve solo imparare a camminare lateralmente. Quando avrà imparato a camminare – uguale curvare a bassa velocità sciando – lateralmente passerà a un’interpretazione del gesto assimilabile al concetto di correre lateralmente.
Torniamo allo sciatore che vuole girare.
Ogni volta che uno sciatore sposta lateralmente uno sci, questo scivola fino a “prendere di spigolo”.
Mettetevi su un piano sci ai piedi. Ogni vota che lo fate scivolare lateralmente da piatto che era sotto la sua anca termina sullo spigolo interno. Scivolate il destro verso l’esterno. La gamba non sarà più perpendicolare al terreno, lo sci prima piatto e appoggiato sulla soletta ora va sempre più inclinandosi rispetto la neve e così lo sci bascula sulla lamina. Lo sci in pratica sta iniziando a creare un vincolo con la neve. (Sappiamo tutti che c’è un limite allo spingerlo lateralmente, infatti spinto molto lontano va così tanto di spigolo che diviene impossibile spingerlo di più. È il concetto per cui possiamo spingere gli sci lateralmente quanto volgiamo nel fare spazzaneve senza timore di trovarci in una spaccata sedere a terra. Gli sci per quanto spinga si mettono così tanto di spigolo che non possono allargarsi di più).
Dal momento in cui lo muovo al momento del vincolo/lamina/neve abbiamo vissuto la stessa situazione di vuoto provati ai primi passi. Se l’abbiamo accettato e imparato camminando, premio il muoversi, faremo lo stesso nello sci e come premio otterremo di curvare.

Telemark.
Parto dalla massima pendenza con gli sci. Allontano il piede destro verso destra e lui scivola in avanti e lateralmente. Accetto il suo scivolare come vuoto sotto il piede, come fase di instabilità, e attendo la percezione dell’arrivo dello spigolo (un’aumentata resistenza a scivolare lateralmente) e solo a quel punto mi ci appoggio così come quando il piede ha trovato il vincolo col terreno e lo uso come appoggio. Quel piede che ho imparato a portare in avanti fino a vincolarsi e mi ha premesso di muovermi camminando in avanti se imparo a spostarlo lateralmente permette allo sci destro di farmi girare verso sinistra. Come il piede destro si appoggia a terra e solo allora svincolo il sinistro anche nello sci quando sento il vincolo del destro sulla lamina ciò indica che posso iniziare a fare a meno del sinistro o almeno devo dargli un significato diverso.
Il problema d’imparare a curvare è legato all’imparare a convincerci che dobbiamo fare dei movimenti laterali dei piedi, che dobbiamo voler curvare sempre meno. Il curvare è delegato agli sci e a quanto abbiamo eseguito.

Non scordate: da piccoli i passi sono brevi, quindi in quanto sciatori cerchiamo di eseguire piccoli cambi di direzione grazie ai piccoli movimenti che oseremo eseguire. Quindi anche se non soprattutto impariamo a farlo su piste dolci se non dolcissime.

Ci sono moltissime altre analogie tra imparare a camminare e curvare sugli sci, ma c’è una notevole differenza e mi sembra giusto terminare questa parte relativa al “camminare lateralmente” descrivendo l’aspetto tecnico e le sensazioni che divergono completamente dal camminare.
Nell’analisi del passo è descritto e studiato un fatto importante. Portato avanti un piede lo si usa come nuovo punto d’appoggio e lo si carica. È stabilito che nel camminare quel piede viene caricato del proprio peso più o meno di un 10% in più. È l’attrazione gravitazionale che crea quell’aumento. Durante i primi passi quel “extra peso” ci ha forse spaventati fino a farci tornare indietro o forse siamo caduti per mancanza di reattività muscolare o eccesso della stessa.
Muovendo lo sci lateralmente e curvando grazie a quel piede-sci ci sentiamo sicuramente più pesanti su quel piede anche se andiamo a cercare rifugio sull’altro. Non siamo noi che lo carichiamo, sono le forze dello sciare che lo caricano maggiormente. E’ il richiamo laterale della forza di gravità e forza centrifuga. Non lo abbiamo caricato volontariamente ma ci troviamo appoggiati più pesantemente.

Ora abbiamo imparato a camminare. Vogliamo correre. L’interpretazione dinamica del passo cambia, ma soprattutto si abbrevia il tempo che intercorre tra l’appoggio di un piede e l’altro. Sembra quasi che i piedi tocchino per terra contemporaneamente o che siano ambedue in aria.
Altresì è aumentata la nostra padronanza in quanto sciatori e vogliamo sciare più veloci e in modo più efficace quindi a sci paralleli. Ebbene, dobbiamo imparare a spostare ambedue i piedi contemporaneamente da destra verso sinistra rispetto alle anche o al centro di massa. Piedi-sci a destra e curvano a sinistra, sento il vincolo degli spigoli mi ci lascio appoggiare come conseguenza di forza di gravità e centrifuga. Gli sci curvano, mi ci appoggio sopra e con un’azione simile a un balzo della corsa scivolo verso sinistra fino risentire gli spigoli. In mezzo c’è il vuoto, la sospensione della corsa tra due battute. Quel vuoto, quella sospensione è la fase più bella della corsa e della curva.
Così interpretata, la curva verrà sempre con minor impegno di forze dello sciatore e sempre più grazie a forze e meccanismi esterni. Diviene sempre più bello. Facile. Esilarante.
Diviene etereo quando non sposto più gli sci lateralmente alla ricerca degli spigoli, ma bensì mi lascio cadere all’interno della curva per trovarmi i piedi lontani lateralmente e quindi ancora ma in modo diverso sugli spigoli.
L’ordine dei fattori cambia, ma il prodotto è lo stesso: gli sci girano e lo fanno sempre più da soli e per me. Giro senza più pensare a cosa fare. Penso solo a come, dove e quando appoggiarmi ai miei piedi-sci-spigoli.
Giro perché cammino o salto lateralmente!

Tutti i racconti già pubblicati li potete trovare in questa SEZIONE

Tutti i racconti sono rilasciati con licenza:
Cc-by-nc_icon

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login

Navigando su questo sito, l'utente accetta l'uso dei cookie. Maggiori informazioni.

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi