Caro Francesco

Caro Francesco,
prima di tutto mi devo scusare.
Quante volte ti ho chiesto di iniziare ad insegnarmi il Tai Chi e tu, giustamente mi hai sempre detto, non si può insegnarti due mosse o tre, bisogna ci sia un metodo per imparare e quello del Tai Chi è molto lungo.
Scusa se ho insistito e grazie tu ti sia dimostrato disponibile, ma è proprio vero, imparare Tai Chi o telemark richiede tempo, pazienza e una disponibilità che io non ho o non ho avuto.

Natale è andato e prima delle vacanze ho avuto modo di insegnare telemark a uno snowboarder mai stato sugli sci e a una bambina.
La deduzione comune è che senza lo spazzaneve è molto, molto difficile. Partendo dallo spazzaneve si può garantire un minimo di autonomia per quel che riguarda equilibrio e controllo della velocità, l’allievo impara a sentire come “lavorano” gli spigoli sulla neve e da lì si può svelargli quanto è più facile girare usando il passo del telemark, ma finalizzandolo al lavoro della lamina sulla neve.

Con lo snowboarder è stato un disastro partire da zero spazzaneve, il secondo giorno ho insistito su questo e da lì le curve sono risultate più facili.
La controprova è stato insegnare alla bambina che già sciava benino in alpino.
Son partito chiedendole di spingere uno sci avanti, senza accorgersi ha scatenato il PPT e sentendo lo spigolo lavorare ha iniziato a curvare. La gioia mia, sua, del padre è stata grande specie quando ha confessato al padre che il telemark le piaceva di più dell’alpino (almeno fino a quando non cambierà idea o quando dovendo rincorrere i suoi amichetti di sci alpino non ce la farà e ritornerà ai talloni bloccati.

Detto tutto questo cosa posso aggiungere?
Che la dimensione del telemark è lontana mille chilometri dallo sci alpino d’oggi giorno.
Il telemark è dolcezza – le reazioni della bimba ne sono la prova – e bisognerebbe rimanesse in quel mondo fatato. Purtroppo le sirene della velocità suonano e cantano e distraggono finché si cerca di sciare a tallone libero alle velocità, nelle modalità, nella mentalità dello sci alpino e lì il telemark si nasconde.
Non muore, ma si nasconde.
Per me ogni curva a telemark rimane preziosa e lo rimarrà finché l’insieme del mondo sciistico non mi porterà ad odiare tutto: sci, neve, sciatori, telemarker, aziende e chi più ne ha più ne metta.

Continuerò a usare FaceBook per dare una minima ribalta a ciò che scrivo e penso ma mi son cancellato dai gruppi quali Telemarkerpolverosi e Telemarker iTaliani e ti prego di non rimbalzare ciò che metteremo sul sito su quelle pagine. È un mondo diverso dal mio, so che esistono ma i loro temi non mi interessano e credo che pure a chi li legge non possa interessare ciò che scrivo.

Son appassionato di tecnica, di materiali, di didattica e in quelle pagine non trovo niente che mi stimoli, mi dica qualcosa.

Neve ce n’è poca anche se più che in tanti altri posti delle Alpi, mi dicono essercene tanta nelle Marche, chissà che una volta tanto non sia io ad avvicinarmi a te per sciare al powder italo/giapponese, sarebbe bello ma al momento non posso far progetti, son impegnato nel primo passo di una lotta o guerra per tener lontana la paura di finire ad odiare la neve, lo sci e tutto il contorno.

Ci sarebbero altre cose a cui accennare.
Le elenco così come mi vengono in mente poi in futuro ne potremmo parlare: suole della Crispi di 2 mm troppo corte e così gli scarponi non si chiudono negli attacchi Medjio e 22Design; le prime curve a telemark si possono fare in due modi assolutamente diversi, quasi uno fosse la contraddizione dell’altro; del “piùpieghemenoseghe”; …etc

Vado a leggere i libri di Tai Chi che per imparare ne passa.

Ciao e Buon Anno

Luca

1 Comment on Caro Francesco

  1. Paolo
    17 Gennaio 2019 at 22:33

    “si avvezzo a tenere i piedi vicini e a tracciare orme parallele, imparò ad usare il bastoncino per dirigersi in discesa, trovò il modo di superare ostacoli , come piccole gobbe del terreno , prendendo lo slancio a braccia distese , sollevandosi e avvallando come una nave sul mare in burrasca, e dopo la ventesima prova non cadde più quando nell’arresto a telemark frenava in piena corsa con una gamba tesa e il ginocchio dell’altra piegato ” da la Montagna incantata di Thomas Mann.
    Libro grandioso , Mann è riuscito pure ad inserire uno spettacolare capitolo “neve ” sull’approccio allo sci nei primi anni del novecento .

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