CELEBRARE

CELEBRARE

Che bello celebrare. Cosa c’è di più bello, in un mondo sempre più pasticciato e pasticcione, che sciare in neve naturale per celebrare?
Tutte le volte che ho sciato bene, in qualunque posto nuovo, ho sempre sentito la necessità di “chiudere” la giornata in un modo, per me, significativo.
Come ?
Personalmente reputo che una birra, una risata non siano appaganti ma una finta espressione di celebrazione. Perciò ritorna ancora una volta Dolores. Gravità, acqua (neve), esseri viventi e dei del luogo.
Gli elementi primordiali sento sempre debbano fondersi e così come si sono fusi nella discesa lo possano fare anche nel post azione e un bel silenzio li amalgama meglio che la verbalizzazione. Un silenzio che avvolga quella neve, quelle curve, quelle forme, quelle persone, quegli alberi, rocce, tracce d’animali. Quel silenzio prolunga le sensazioni del recentissimo passato con ciò che ora ci attornia: il piano e il vicinissimo futuro dove anche la gravità si è calmata. Non “tira” più verso valle, è quasi sopita.
Uno sguardo verso gli altri, un passo che ci avvicini e perché no un abbraccio.
Ognuno sente e interpreta diversamente, e tra chi la pensa diversamente molti diranno che potrei avere carenze affettive. Può darsi, non lo nego, ma che bella per me la sospensione dell’azione in una pausa che si estende nella libertà di un’amicizia ancor più profonda e magari anche piu fisica.
Anche alla fine di una discesa abbiamo bisogno di condivisione e la celebrazione della condivisione si esalta nell’intesa silenziosa suggellata da un abbraccio, un’occhiata, un bacio e per i più fortunati far l’amore.
Ricordo quando andai a Silverton in Colorado a conoscere Dolores. Mi accolse freddamente, mi lasciò da solo perché doveva andare a fare Tai-Chi. Ritornò e cucinò una cena spartana. Mi rimproverò perché fumavo troppo e mi ricordò che tutte le culture avevano le loro droghe – che fosse vino, cibo, fumo era una questione territoriale – ma ogni cultura le usava in occasioni importanti quali il sorgere della luna, il raccolto, una nascita, una morte. In occasioni che accomunano e meritano di essere celebrate.
Quell’incontro così freddo e formale – tutto sommato si trattava di firmare un accordo e passare dei danari dall’uno all’altro – il giorno dopo assunse un valore diverso. Ci si era conosciuti ma nel sole della nuova giornata salutandomi mi avvicinò e scambiammo un abbraccio. Mai me lo sarei aspettato, evidentemente per lei l’esserci incontrati grazie allo sciare e a un libro meritava quel tipo di celebrazione che da sempre e maggiormente da quel giorno mi sembra il modo più sincero e profondo.
Oggi invece cosa facciamo o siamo indotti a fare? Facebook e Internet ci ricordano tutti i compleanni indistintamente, offrono una vetrina scintillante e alla fine accecante a tutto quanto facciamo. L’esaltazione dell’apparire in quanto basato sull’immagine svilisce e diminuisce l’unicità di quegli avvenimenti.
Sono strano, sono combattuto , ho – come mi dice Manolo – un caratteraccio, ma non voglio convincere nessuno del mio punto di vista.
CB 2009
Non possiedo verità, ma odio la banalità e ogni bella giornata in neve fresca con amici è eccezionalità.
Concludo, onde evitare di aggiungere ai miei difetti anche la pedanteria. Non ricordo l’ultimo après-ski, ma ricordo tutti i pomeriggi in rifugio dopo una sci alpinistica. Stesi al sole, cotti dalla fatica con una bionda droga nel bicchiere o una bionda sigaretta tra le labbra e sempre troppe poche bionde al fianco.
Il bello esalta, ma il bello più profondo commuove. Non scordiamocelo.

Tutti i racconti già pubblicati li potete trovare in questa SEZIONE

Tutti i racconti sono rilasciati con licenza:
Cc-by-nc_icon

Comments are closed.

Login

Navigando su questo sito, l'utente accetta l'uso dei cookie. Maggiori informazioni.

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi