CORNO DELLE CAPRE un racconto per i telemarker

CORNO DELLE CAPRE

Un racconto per i telemarker

Il Corno delle Capre è una delle più belle cime della valle di Livigno e di quel gioiello che è la Valle delle Mine. È seconda solo al Monte Vago che sbarra a Sud la valle di Livigno. Il Vago è come un grande Budda seduto. In basso è largo e grosso. A metà questa forma panciuta si raccoglie e le sue forme iniziano a prendere slancio verso l’alto.
Il Corno delle Capre è più slanciato e nella parte alta, guardano da Livigno, essendo rivolto a Nord ha ancora un ghiacciaio che permette alla neve di rimanere anche a inizio estate. È la montagna da cartolina. Verde in basso, marrone per il bosco a metà. Roccia nera più in alto, fino alla vetta e poco sotto il lenzuolo di neve e ghiaccio bianchi.
Come detto appartiene alla Val delle Mine, ma la sua spalla Nord Ovest scende fino a Livigno divenendo il monte del Boncurato.
Lungo questa spalla individuai un itinerario e ci portai a fare una passeggiata la famiglia. Carlotta e Alessandra non potevano avere più di 7/8 anni e in modo un po’ sconsiderato riuscimmo a camminare e arrampicare per 6 ore fino ad arrivare in cima.
In montagna mi è sempre piaciuto tornare da una via diversa da quella di salita e così dalla cima scendemmo lungo il ghiacciaio fino al laghetto a metà montagna e poi giù per le strette e incassate vallette che sono caratteristiche della base del Corno delle Capre.

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Il trucco per riuscire a far camminare per così tante ore Carlotta e Alessandra oltre che camminare lentamente era raccontarle lunghissime storie. In discesa tutto diviene meno faticoso e allora si può passare a giocare. Infatti, raggiunta la neve ed essendo anche sciatrici, proposi loro di scivolare sulla neve sulle suole degli scarponi immaginando d’essere con gli sci. È un bell’esercizio, perché sono sci immaginari ed estremamente corti e così si allena la centralità. Da delle semplici scivolate rettilinee si passò subito alle curve. Inutile dire che spessissimo finivamo tutti sul sedere. Chi cadeva per primo aveva perso.
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Erano i miei primi anni di telemark e quando le ragazze furono a loro agio iniziai a cercare di fare le curve a telemark, ma era difficile. Direi che non ci riuscivo o almeno non avevo una sensazione di fluidità.
Il problema era che non trovavo sincronismo tra il piede anteriore e quello posteriore. Un piede girava e l’altro troppo poco o troppo tardi e a ogni fine curva ero sbilanciato. Mi sembrava che il piede arretrato, quello interno, iniziasse a girare sempre troppo tardi. Prova e riprova trovai la soluzione imponendomi di far girare prima il piede che a inizio curva è davanti e poi diviene arretrato. L’istinto è di far girare quello che spingiamo avanti, ma così l’interno era sempre in ritardo e non mi offriva una sufficiente solidità.
Interpretando la curva in modo diverso, iniziandola con il piede avanzato, il sincronismo apparve da sè e tutto si fuse in una curva perfetta.

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Lo allenai e memorizzai l’enorme vantaggio.
Anche se ogni inizio inverno non ricordo più molti dei trucchi che ho scoperto o inventato la stagione precedente, questo dell’iniziare la curva con il piede avanzato non lo scordo più. O quantomeno affiora subito quando alle prime curve sulla neve mi sento non sincronizzato sui piedi.
Provate, se potete, prima sulla neve senza sci. Dovrete cercare un pendio abbastanza ripido e con neve dura dato che con le nostre suole di Vibram scivoliamo meno che quelle degli scarponi da sci alpino. Se volete potete anche provare l’errore. Ciò che intendo dire è d’iniziare la curva con il piede che portate avanti. Le due diverse interpretazioni descritte qui sopra, vi faranno sentire delle enormi differenze. La curva utilizzando il piede avanzato vi conferirà un più facile equilibrio lungo la seconda parte di curva. Più facile uguale minor sforzo. Maggior fluidità e maggior eleganza.

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