DA UN’ALTRA PROSPETTIVA

DA UN’ALTRA PROSPETTIVA

Posso dirvi una cosa? Voi sciatori siete una razza di logorroici egoisti! Sempre a parlare di voi, di cosa sentite, mai che vi ricordiate di noi: scarponi e sci. Giusto solo qualche volta. Poi qualcuno di questi sciatori si mette a scrivere, ora è questo Luca Gasparini e gli sembra essere bravo tanto quanto a sciare. E tutto quanto abbiamo scritto noi per lui e per voi? Ve lo scordate?! Vi sembra sufficiente fermarvi in fondo al pendio e guardare le tracce? E ricordatevelo bene: quelle le abbiamo fatte e scritte noi. Non voi. Provate a essere così belli precisi e tondi senza di noi! Persi, sareste persi. E per di più con uno zero in calligrafia. Bocciati, neanche rimandati. E tenete presente che noi vi parliamo, vi sussurriamo sempre.
Il problema è come al mare – chi è in acqua sente le voci provenienti dalla spiaggia, chi è in spiaggia non sente chi magari sta gridando dall’acqua. Oh dio si può sentire ma bisogna concentrarsi e drizzare le orecchie. La prossima volta provate a sentire cosa vi diciamo da lì sotto. Attenzione che quel che diciamo è più “tra le righe” che nelle righe. Un po’ come fate anche voi.
Cercherò d’approfittare dell’occasione che mi si presta tramite questo psicopatico che è il mio sciatore e lo uso per portarvi un po’ di noi nella vostra vita.
Inizio, mi chiamo Sci, perché sono il più alto e grande, poi se ci sarà tempo lascerò la voce ai miei amici Scarponi.
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Anch’io sono nato e ho vissuto la prima parte della mia vita in città, perché mi costruiscono in città. Poi come voi sono andato in montagna. Ma io ci sono andato dentro un pacco di cartone. Ero stretto e affiancato a dei miei simili. Proprio come voi in metropolitana. Chi ci costruisce è un bacchettone e timorato di Dio e dato che può capitare ti trovi a fianco a un altro bel paio di sci – tutti belli colorati, profumati di colle, lacche e scioline e onde evitare incontrollabili pulsioni sessuali e dare alla luce “piccoli bastardini” ci avvolge in una pellicola di plastica. Come la chiamate voi lassù: preservativo? Dopo ore e ore e sballottamenti di ogni tipo – ogni tanto ne approfitto per toccare la sciancratura della vicina – sono arrivato a Livigno. Mi hanno liberato da quelle scatole di sardine in cui avevo viaggiato e ho iniziato a respirare e a guardarmi in giro. “Guarda che belli! È un nuovo modello”. “Certo che è il nuovo modello! Scemo. Hai mai aperto un pacco di sci per trovarne di vecchi?” uno dei tanti commenti tra commessi.
I primi tempi ti mettono verticali. È un po’ il vostro gattonare. Voi poi vi alzate e camminate. Noi ci sdraiamo e scivoliamo.
Da piccoli, anche con noi, insistono sull’ordine. Quindi “In fondo i più alti e poi via via i più bassi” Così mentre si aspetta arrivi la prima neve ognuno di noi ha la possibilità di guardarsi in giro. Certo che vediamo! Non lo sapevate?.
Cosa credete sia quel buco in punta? Per le pelli di foca? No, è per permetterci di vedere.
Io di cognome faccio Kastle e ho due begli occhi azzurri e capigliatura nera che scende fino ai piedi. I miei di capelli, tonto di uno scrittore! Non i tuoi, che poi neppure li hai! Qui oggi si parla di me o noi visto che siamo in due. Spezzo una lancia per i figli unici, gli snowboard, si perché loro sono figli unici e sappiamo che tutti i figli unici hanno dei problemi. Ma sono fatti loro! La mia famiglia, la Kastle, è numerosa. Siamo tutti uguali infatti, tutti abbiamo forme snelle e sciancrate, ma siamo tutti diversi. C’è chi ha gli occhi rosa, verdi, arancioni e capelli di colori diversi.
Le mie prime settimane mi sono state molto utili per vedere che tipo di clienti sciatori aveva il negozio dove ero finito. Lo sapete che non siete voi che ci scegliete. Siamo noi! Ci son sci che scelgono i fighetti perché anche loro lo sono. Altri non si accontentano solo dell’apparenza ma cercano di farsi un idea del tipo di sciatore. Il modo come parla, come si muove in negozio, che intenzioni ha. Ma la cosa che ci aiuta di più sono i pettegolezzi del negoziante e dei commessi quando il cliente lascia il negozio! In quella fase della nostra vita siamo un po’ delle portinaie.
Debbo essere sincero io ho preferito la sostanza all’arroganza e vi spiego.
Era ancora caldo e si sa, la temperatura non scatena gli enzimi sciatori. Entrava sto’ tipo non molto alto, vecchietto, un po’ gobbo. Parlava, rideva e scherzava, ma spesso gli chiedevano consigli su come fissare gli attacchi e altro. Poi un giorno che fu uscito dal negozio, sentii dei clienti che erano in negozio dirsi: “Ma sai chi era quello?” “No!” “È GasGas!” “GasGas?” “Potevamo chiedergli un parere.”
Come si sparse la voce fra di noi che quel tipo era l’elegante GasGas ci fu la corsa a chi se lo prendesse. Appena chiuso il negozio tutti i modelli più vanesi corsero a lucidarsi e farsi belli.
Il mattino dopo tornò. Dopo le chiacchiere del gorno prima lo guardai con un occhio diverso e, come dite voi? Un brivido mi percorse! È un po’ una scemata ma rende il senso! Ma anche lui quel giorno mi guardava con un’attenzione diversa. Dopo un po’ mi ha preso. Ci ha presi tutti e due, devo dire. Ci ha girati, lisciati per far via un po’ di polvere. Quasi quasi arrossivo perché ci guardava come voi guardate le belle sciatrici o quei bei sciatori che spesso si vedono. Quando ti guardano e senti che osservano le tue forme … insomma è un po’ “osè”! Quello poi ci ha preso tra le mani, ci toccava, lisciava e da maleducato ha iniziato a dire che pesavamo troppo! Obeso sarai tu, sciatore del piffero. Noi siamo in peso forma. In ogni caso si gode a essere maneggiato così, toccati, lisciati. E’ un momento godurioso, ma finisce presto. Infatti anche quella volta, ma lo avevo già visto fare ad altri fratelli, mi a preso per il naso. Mi ha bloccato col piede la coda e con l’altra mano: Sbeng! Una schiacciata al centro che mi ha fatto vedere le stelle. Una stirata, un male! E non una sola volta, due, tre. Il dolore era sempre un po’ meno ma come si può iniziare a convivere e volersi bene se si inizia così. Stavo ancora riprendendomi dal male e dallo shock che ha detto: “Sono i miei!” “Ti porto gli attacchi e me li monti.” Ok, va bene tutto ma parlarne anche con me”?
Ora dovete sapere che gli attacchi sono un po’ come gli apparecchi che voi mettete sui denti. Non ci abbelliscono, ma è per essere più belli da grandi. Voi farete dei bei sorrisi, noi delle belle curve! L’altro verso della medaglia è che è un po’ come andare dal dentista per voi. All’improvviso appaiono trapani, colle, viti. Noi, sotto i ferri soffriamo ma per voi c’è la parcella da pagare e così dividiamo il dolore. Sì, è tutta una storia di condivisione la vita degli sci e sciatore. Gioie e dolori. Mal comune mezzo gaudio.
Dal momento in cui abbiamo gli attacchi inizia il vero rapporto. Lo chiamate matrimonio, credo.
Lui dice di noi meraviglie. Che siamo proprio buoni, ma il trattamento a cui ci sottopone, il più del tempo, starebbe a indicare il contrario. Un esempio? Appena alzati dalla sedia del dentista, ci prende ci avvicina, noi due fratellini e cerca di strangolarci con un lacciolo di velcro! Per favore tirate poco la prossima volta. Poi sembra tornare gentile. Ci porta al sole. Fuori da quel negozio dove si sente soprattutto parlare di soldi. Forse che inizi il bello della vita? Macché. Lui entra al caldo dell’auto. Noi ci lascia fuori al freddo sul portasci, per di più con gli occhi indietro così che quando l’auto parte non vediamo più dove andiamo e ci aspettiamo solo disgrazie. Lui si allaccia la cintura di sicurezza e noi non ci lega neppure al porta sci!
Va’ al bar si beve un caffè e noi sempre al freddo.
Dal bar in avanti i destini tra paia diverse di sci prendono strade diverse. Ho sentito di paia subito chiuse in ripostigli bui e umidi. A noi è andata meglio. Ci ha portato subito sulla neve. Finalmente eravamo adulti, da verticali eravamo finalmente orizzontali e sulla neve. Si un po’ freddo ma la neve lo è meno che l’aria e poi scorrendo, per attrito, ci si scalda!
Per quanto si sia gemellini ognuno vuol fare il di più e così alla prima discesa proviamo ad andare per strade diverse o sbattiamo l’uno contro l’altro. Sbattere tra noi non è gradevolissimo, ma è meno doloroso di quando ci è montato sopra la prima volta. La giornata era iniziata maluccio perché invece di stenderci dolcemente nella neve ci aveva fatto cadere. Bang!! Come se voi prendeste una sberla. Eravamo così seccati e offesi che approfittando della discesina avevamo deciso di scivolargli via. Questa volta neanche una sberla, ma una pedata. Si perché ci ha fermati schiacciandoci le code con gli scarponi. Se vi schiacciano un piede sentite male? Immaginate di veder schiacciare la coda a un cane. Vi piacerebbe essere al loro posto?
Ma il momento in cui capisci che lo sciatore è svitato e che sarà un rapporto difficile è quando inizia – solo il Cielo lo sa perché – a sbattere lo scarpone sull’apparecchio dei denti! Ti è costato un sacco di soldi e tu inizi a prenderlo a pedate?
Fortuna vuole, per tutti noi sci nati nel 2013, ci sia stata tanta neve naturale. Su quella artificiale iniziano a farti lavorare di spigolo e non potete capire, ma è un po’ come se favoriste la moltiplicazione di “smagliature” sulla pelle. Avete presente signore sciatrici? Neve morbida, zero sassi uguale dolcezza. Lamine che si usano poco, i nostri gioielli. Solette, la nostra pelle, liscia e morbida. Durante gli inverni poveri di neve, sarà per la neve dura artificiale o per i sassi non fanno che portarti dall’estetista. Loro li chiamano Service. Sempre per le signore e sciatori/ciclisti/edonisti: avete presente la ceretta per i peli e manicure alle unghie ogni settimana? Un male! Strack e tirano via i peli e voi soffrite. Poi ti infilano in una macchina che ti stringe i fianchi, che ti trascina in una specie di lavatrice, asciugacapelli dove neppure la GoPro più sofisticata può farvi vedere cosa succede. E c’è sempre un tipo, chi lo conosce mai, che ti guada. Ma che guardi? Spegni tutto e salvaci piuttosto. Qui dentro si soffre. Poi esci da questo finimondo e “scratch” ti tolgono la sciolina. La sensazione è quella di quando fate la ceretta. Poi ti danno una spazzolatina per lucidarti ma cambia poco, le sofferenza appena provate sono ancora lì. Si, c’è il solletico finale quando ti lucidano la soletta, ma oramai è tardi. Non sembra ma il nostro cuore sanguina ancora.
Tutto è più bello in neve naturale e fresca, ma sappiate che ci sono anche dei lati negativi. Mentre sopra la neve voi inanellando curve gioite, noi, sotto la neve ci divertiamo, ma non sempre sono solo rose e fiori per noi. Cerco di spiegarvi. Avete presente quando andate a fare attività subacquea. Noi, ci immergono nella neve fresca e lì ci restiamo tutto il giorno. Voi al sole, noi all’umido. “Che gran giornata” sentiamo dire. “Si, prova a prendere il nostro posto! “Guarda come è blu il cielo, oggi”, “Un fico secco! Qui è tutto bianco. Non si vede un accidente.”
Ricordo un giorno sul tetto dell’auto, stavamo andando da Livigno a Verbier. Per fortuna per i viaggi lunghi ci allaccia le cinture di sicurezza. Transitando da Milano, un gran nebbione. Bestemmie dall’abitacolo. “Non si vede un fico. Dobbiamo andare come lumache. Non arriveremo mai!” Bravo e non hai mai pensato che quando ci porti fuori pista è la stessa cosa per noi? Per di più tu guidi piano e invece quando scii ci fai volare. Bella coerenza. Una speranza è che ho sentito dire metteranno lo Ski-Velox! Abbiamo dei fratelloni – quelli sci larghi che vanno di moda oggigiorno che non soffrono così tanto. Loro surfano sulla neve e riescono a vedere il cielo, ma noi che ci teniamo alla forma e siamo sottili scivoliamo nella neve. Siamo sempre nella nebbia.
La prima schiacciata che ci diede in negozio diventa poi quotidianità quando sciamo fuori pista. E allora sono dolori. Dolori ovunque. Infatti fuori pista a metà curva il bellimbusto schiaccia in giù. Debbo dire che è un po’ anche colpa del mio amico scarpone ma cerchiamo di farci coraggio vicendevolmente; mal comune mezzo… curvato. Bhè è come vi spezzassero o cercassero di spaccarvi la schiena. Da dove credete che arrivi quel parolone: SCI…atalgia ! Ci schiantate. Subito dopo quelle spinte ci lascia risalire un po’ all’aria fresca. Un’occhiata al blu del cielo, e subito ci risbatte giù. Giusto il tempo di una boccata d’aria e giù nella nebbia.
Non vi sto a dire quando poi decide di sciare tra le gobbe!
Finché ci scivoliamo intorno amen. Noi gridiamo di non fermarsi tra due gobbe! Ma sembra farlo apposta si ferma e appoggia le punte su una gobba e le code su un’altra. Noi rimaniamo sospesi per aria. E il deficiente inizia un su e giù che gli ricorda l’altalena, ma noi rischiamo la morte. Pazzesco. Ogni volta parliamo di chiamare il Telefono Bianco – l’equivalente del vostro Azzurro – per denunciare le malversazioni.
Potrei andare avanti per chissà quanto, ma non voglio togliere spazio agli amici Scarponi. Concludo solo col dirvi che siete degli schifosi ingrati. Dopo un inverno da fedeli servitori, dopo avervi fatto milioni di curve che cosa raccogliamo? Sei, sette lunghi mesi messi al buio in cantina! Ma via almeno appoggiarci a una parete di casa. Di fianco a un bel quadro. Non disturberemmo. Vi faremmo compagnia e magari guardandoci sognereste veri sogni e ci guadagnerebbero anche i vostri occhi. Si perché se al sogno sostituite i video guardati al PC non solo smettereste di far finta di sognare, ma vi si arrossirebbero meno gli occhi. Già con l’abbronzatura dell’inverno assomigliate a degli orsetti lavatori in negativo, ma con gli occhi rossi ci fate vergognare della vostra espressione allucinata. Che poi cosa ci fate col PC? Guardoni che non siete altro ! Guardate con chi tradirci già alla prossima stagione! L’anno prossimo se solo mi darai ancora una discesa mi metto d’accordo con l’apparecchio dei denti e scarpone e ti spezzo una gamba!
“Cosa mi dici Scarpone? Si fa’”?
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Cosa vuoi che ti dica mio caro fratello Sci, ci starei ma la mia storia, anche se molto simile alla tua per spregi ricevuti e dolori provati è un po’ diversa. Io sto con lui da almeno 5 anni. È un po’ più fedele con noi che con voi Sci. Oddio anche noi non vediamo l’ora di andare in pensione, ma la pensione degli scarponi è un brutto posto. O ti gettano o ti svendono a un principiante e lì è un disastro. Almeno l’attuale sciatore ci sa fare! Poi sai, io un po’ di rivincite nei suoi confronti me le son tolte. Qualche volta gli ho fatto male. Se mi trattava male usavo un modo di propormi come dire, freddo. Così che soffrisse. Altre volte se mi faceva fare straordinari, tipo all’après-ski e beveva come un otre, scordava che il giorno dopo sarebbe stato gonfio d’alcool e mettendomi d’accordo con i suoi piedi loro si gonfiavano così che il giorno dopo gli potessimo fare un male cane. Se poi era stato particolarmente maleducato ci mettevamo d’accordo per la punizione peggiore: le vesciche!
La soddisfazione maggiore è quando mi porta in tenda o in rifugio per diversi giorni. Lì è dura. E su con le Pelli (quei brutti tipi attaccaticci che tu conosci meglio di me visto che te le attaccano a te) e poi giù per discese e camminar sui sassi e strisciarci contro le rocce e alla fine? Arrivati in tenda o rifugio ci sbatte in un angolo – quasi sempre freddo – e porta dentro solo le Scarpette. Allora mi metto d’accordo con le Scarpette e mi faccio promettere di puzzare e puzzare sempre più. Ma d’un odore così schifoso che a volte rischiamo il pensionamento anticipato.
L’idea di spezzargli una gamba era venuta anche a me l’anno scorso. Lo scimunito, saccente come sempre, aveva letto delle attrici che facevano il lifting e così aveva deciso che non andavamo più bene! Non eravamo più belli e alla sua altezza. Manco fosse Apollo. Anzi proprio il contrario. Per farla breve ci portò alla clinica estetica. Ci ha fatto il lifting. Aveva saputo di un luminare della chirurgia plastica, il professor Zoller, altra mente bacata. È stato un day hospital, per fortuna, ma non ti dico.

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Sto Zoller prima m’ha sbullonato e separato dal mio amato Gambetto, poi ha iniziato a tagliarci qui e là. Diceva agli assistenti, si perché c’è sempre uno stuolo di studenti intorno al professore: “Qui tagliamo, qui buttiamo, qui i tessuti sono oramai molli e la cancrena avanza… quindi via! Ti venisse a te un cancher maledetto Zoller. E poi il trapano! Buchi ovunque – “Così va’ bene!” La tua vacca della malga, va bene”! Si perché il professore si diletta di zootecnia nel tempo libero. Non va bene nulla. Rimane solo un gran male perché il tutto è fatto senza neppure l’anestesia. Che poi alla fine quando alle sciatrici le porgono lo specchio per vedere il risultato una certa soddisfazione l’hanno. Ma noi? Noi rimaniamo uguali. Anzi, qualche lima o taglierino sfuggito di mano all’esimio professore (inizia a essere vecchietto e il polso non è più quello di una volta) ci lascia brutte cicatrici. Dice che ora andremo, funzioneremo meglio, ma per noi rimane solo il dolore provato.
Ora siamo un po’ invidiosi perché abbiamo sentito che forse voi sci vi mette in casa. Abbiamo sentito dire che ha letto un vecchio racconto di sci alpinismo, dove il protagonista, un vero signore ci sentiamo di poter dire, i suoi sci li teneva appoggiati in casa di fianco alla libreria per tutta l’estate. Così l’ipocrita adesso pensa di far lo stesso con voi. Noi scarponi dallo scaffale dove ci tiene in prigione per sei mesi durante l’estate vi abbiamo visto spesso piangere ma ora sembra che per voi arrivino tempi migliori. Ma per noi…?
“Non disperare, magari porta anche voi in casa”!
Sei proprio gentile, ma non credo. Tutto torna indietro nella vita. Questa primavera, sentendolo dire che forse mi cambiava, ho scatenato con la complicità di scarpetta interna una guerra batteriologica pestilenziale. Puzziamo in modo indecente, quasi vomitiamo noi stessi. Ora dobbiamo decidere: portiamo la guerra agli estremi o cerchiamo di tornare a puzzare meno. Forse potrebbe metterci di fianco a voi in casa. Ma crediamo sia più una chimera che una speranza.
“Ma aspetta lo sento dire qualcosa”.
“Buone notizie”?
”Né buone né cattive. Niente pensionamento e riciclo. Noi scafi ci mette sul balcone e ci semina dei fiori così che sembriamo la Regina d’Inghilterra alle gare ippiche di Ascot. Che triste fine assomigliare a una vecchia col cappellino ornato di fiori e considerare il futuro utilizzo delle scarpette interne nel mondo delle derattizzazione!

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