GEOMETRIA: DIVERSE SENSAZIONI E REALTÀ

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GEOMETRIA: DIVERSE SENSAZIONI e REALTÀ

Ciò di cui parlerò adesso è un gesto che noi maestri di sci facciamo migliaia di volte durante la stagione, disegnare la curva sulla neve con la racchetta. E’ un gesto che ogni maestro di sci esegue migliaia di volte in una stagione ora che qui abbiamo della carta proviamo a considerare il tutto con più calma.
Aspettativa di curva errata: Andare da A a B

fig.1

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Una considerazione di geometria della curva così rappresentata è un grosso errore. Spesso gli allievi sbagliano e non riescono a sentirsi a loro agio proprio perché trovandosi in A, a inizio curva, mirano a arrivare a B, il fine curva. La curva sugli sci non è la Milano-San Remo: è una gara a tappe. Un giro d’Italia.

Geometria di curva corretta: da A a B a C

fig.2

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Ciò che intendiamo spesso come curva è quell’arco di 180° che vediamo eseguire, che visualizziamo come un andare da una diagonale all’altra, ma praticamente è la somma di due parti: la prima metà della curva e la seconda. Provo a fare il matematico e scrivo un’equazione. L’equazione della curva è: ACy = ABx + BxCy. Dove ACy è l’arco di 180°; ABx la prima metà della curva; BxCy la seconda metà della curva. Il perché leggiate una x e una y è perché questi due punti sono due variabili, dipendenti da velocità, inclinazione pendio e caratteristiche della neve.

La maggior parte delle ore di sci le trascorro su pendii facili, medi, sicuramente molto meno tempo lo trascorro sul ripido. Quando sciando da solo mi trovo sul ripido sono intimorito anch’io dal vuoto, così come i miei allievi lo sono sul facile o sul medio. In quei casi anch’io incorro nell’errore di cercare di raggiungere C scordandomi di B.
Il punto C è per tutti il porto dove ci si sente in acque sicure e protette. Sciisticamente dove siamo alla fine dell’avventura curva, siamo di nuovo in controllo. Quando anch’io partendo nella curva focalizzo la mia attenzione al punto C, il fine curva, vado sempre in rotazione e così perdo il controllo degli appoggi e dell’equilibrio. Se son bravo a recuperare rimango in piedi altrimenti “sbatto in banchina”.
Quando a fine curva mi sento squilibrato mi fermo e mi chiedo come risolvere il problema e subito mi ricordo del Giro d’Italia. Una tappa alla volta. Da A a B e da B a C. Appena approccio la curva in questo modo, nonostante rimanga la situazione di difficoltà, vengo sempre premiato. Rimango in equilibrio e sotto controllo.
Un’altra importante caratteristica della figura 2, favoriti anche dalla quadrettatura del foglio, è la simmetria tra le due parti della curva. Ciò è indice del miglior utilizzo della dimensione “spazio”.
La quantità di tempo necessaria a coprire i tratti ABx e BxC dipende dall’altro fattore: il tempo.
Le due entità spazio e tempo combinate definiscono la velocità di percorrenza della curva. La velocità è influenzata anche da velocità d’entrata in curva, dall’inclinazione del pendio e dalla qualità della neve. Le tre variabili dello sci.

Consideriamo ora un’altra geometria di curva. Una delle più comuni per altro. Cercare d’andare da A a C secondo la geometria della figura 3 risulta essere un pessimo utilizzo dello spazio e del tempo.

fig.3

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Infatti si tratta di una geometria asimmetrica. Non c’è simmetria tra i due archi di curva. Strozzare la seconda parte è assurdo perché a metà curva si accelera. È un po’ come se in auto entrati in curva si notasse che questa va stringendosi e invece di percorrerla con la velocità d’entrata accelerassimo. E’ garantita l’uscita di strada, uno stridore di pneumatici e una loro usura. Altrettanto dicasi per lo sciatore. Difficoltà a controllare le forze che si scatenano, aumentando. Le lamine non tengono, i muscoli soffrono. Lo sciatore non produce geometria armonica e men che meno armonia per sè stesso a livello di sensazioni. Questa geometria è una geometria di guerra! Tecnicamente si può dire che è un cattivo utilizzo di spazio e tempo.
Ma non è una sola questione di geometria, anche se spero che osservare questi disegni aiuterà ma è tramite le sensazioni che si impara, si migliora, si trova piacere. E allora cercherò di creare degli abbinamenti tra figure geometriche della curva e le sensazioni da provare lungo le sue parti.

fig.4

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Le sensazioni che si possono provare nei due tratti della curva.

1) ABx leggeri – BxCy pesanti
La leggerezza e la pesantezza la si sente sui piedi/sci. Bisogna non solo sentirla ma anche accettarla. È la realtà della curva. Inutile intestardirsi a lottare contro queste sensazioni. Magari va invece enfatizzata. Accettiamo la fisica e realtà sensoriale della curva.

2) ABx velocità che cresce – BxCy velocità diminuisce
Andando da A verso Bx si invita la gravità a “prenderci”. Il vento della gravità ci spingerà o tirerà più velocemente. In questa prima parte di curva si accelera. Da Bx a Cy si rallenta. O meglio saranno gli sci a rallentare in modo progressivo. È quindi giusto attendere che il rallentamento avvenga da sé.

3) ABx pilota – BxCy passeggero
DA A a Bx siamo noi ad agire sugli sci. Vogliamo fargli abbandonare la diagonale per cambiare direzione. In questo tratto siamo piloti. Da BX a Cy gli sci sono oramai sui nuovi spigoli e noi diveniamo “passeggeri” del nostro veicolo. Dobbiamo solo mantenere l’equilibrio sugli spigoli e gli sci, come un aeroplano, un auto, un treno, ci porteranno a destinazione: il fine curva.

4) ABx è una instabilizzazione; BxCy è una stabilizzazione. ABx è il momento in cui gli sci cambiano di spigolo, si riduce il vincolo che è equivalente al piede che nella camminata si stacca da terra per dar luogo al passo. Camminando ci siamo abituati ad accettare il vuoto sotto il piede, dobbiamo abituarci ad accettare questo vuoto, mancanza di vincolo, anche sugli sci. Il vuoto si riempie al nuovo contatto con tra terreno e piede nella camminata e altrettanto accadrà sugli sci. Molto presto le nuove lamine degli sci appariranno a concederci nuova stabilità. Lo sci ha trovato lo spigolo. Il vincolo. Usiamolo per appoggiarci. Teniamoli così, sugli spigoli. Un piede ci sostiene così come la lamina e questa lavorerà sulla neve e farà sì che gli sci arrivino a fine curva. Il punto Cy. Non scordiamoci che abbiamo speso fior fior di soldi per quei nuovi sci sciancrati. Quindi cerchiamo d’aver fiducia nelle caratteristiche geometriche della tecnologia che abbiamo acquistato.

Se A è ben definito perché è il punto in cui decidiamo noi volontariamente di dare inizio alle manovre, B e C li ho definiti come x e y. Sono variabili. X corrisponde al momento in cui dovrete abituarvi o vi dovrà essere stato insegnato a sentire lo spigolo interno dello sci o lato interno del piede (vedi più sotto tempismi telemark). Questo momento varia in funzione di velocità d’avanzamento, pendenza pista e velocità d’esecuzione dei movimenti che fanno cambiare gli spigoli. Y corrisponde a dove termina la curva. Questo punto è sempre influenzato da velocità e pendio. Regola generale: a bassa velocità x è dopo metà curva, mentre ad alta velocità si colloca prima della metà. In mezzo ci sono tutte le variabili legate alla variabilità di esecuzione, velocità, pendenza, qualità della neve. Se volete, il fatto che siano due punti variabili è ciò che costituisce una delle ragioni del perché sciare sia così bello. Una delle rispose è che mai una curva è identica all’altra.
Sarebbe buona cosa se ci si abituasse sin dall’inizio a scoprire essere più facile e meno faticoso aspettarsi che il punto C appaia come in Fig 5. In pratica possiamo notare che qui è disegnata una parabola che nella prima metà corrisponde a un cerchio perfetto mentre nella seconda è un arco che tende ad allargarsi. Un interpretazione di questo genere non vi permetterà di vincere nessuna gara ma le forze che si scatenano nel secondo arco di curva saranno disperse verso l’esterno e così si farà meno fatica. Così facendo si litiga meno con gli sci, la neve e la forza centrifuga. Magari riusciremo anche ad essere più eleganti.
Per quanto riguarda stabilizzazioni, instabilizzazioni, contatto e vincolo tra piede e terreno, tra lamina dello sci e neve si tratta di logiche e abitudini, a mio parere, assolutamente simili al camminare. E tutto ciò è ancor evidente nel telemark dove la modalità di cambio degli appoggi è uguale a quella del passo, proprio per il caratteristico avanzare e arretrare dei piedi caratteristico del telemark. In ogni caso tutto questo lo vedremo e lo spiegherò più avanti.

fig.5

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NOTA PER TELEMARK. – Nel telemark le variabili aumentano. Ciò può complicare la vita o renderla più stimolante e interessante. Il punto x, inteso come il punto in cui lo sci, gli sci, il piede, i piedi cambiano spigolo nel telemark dovremmo definirlo come x1 e x2.
Consideriamo infatti di sciare a bassa velocità. In questo caso il piede avanzato passa aldilà della Massima Pendenza prima del piede arretrato. In pratica lo sci esterno (avanzato) appare sul nuovo spigolo prima dello sci interno (arretrato); ecco perché è necessario definire due x. A bassa velocità avremo x1 che è il momento in cui questo sci offre vincolo. Il piede che è rimasto indietro passa la Massima Pendenza più tardi e quindi x2. Il telemark a bassa velocità ha tempi e ritmi diversi. Inutile, diseducativo, incancrenirsi a cercare la simultaneità delle sensazioni su ambedue piedi/spigoli a bassa velocità. Cambio di spigoli simultaneo e la simmetrica divisione dei pesi su piede avanzato e avampiede e la conseguente stabilizzazione sui fianchi degli sci nello stesso momento sono solo da aspettarsi, ricercare e allenare da una certa velocità in su. Ricercarlo costantemente è un’inutile chimera se non addirittura un falso obbiettivo, direi addirittura diseducativo.
Sicuramente c’è una curva eseguita a una certa velocità, su un certo pendio, con una certa neve dove i pesi rimangono divisi 50 e 50 ma si tratta di una delle mille diverse curve che si eseguono. Per di più essendo ognuno di noi diverso – alti, bassi, forti, potenti, leggeri, pesanti – quando lo sento e lo eseguo io, alto 1,70 e 70 kg. molto probabilmente non è realistico lo possa fare chi è alto 1,80 e pesa 90 kg.

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