SI TRATTA DI PAURA O SOLO DI UN DISTURBO ?

SI TRATTA DI PAURA O SOLO DI UN DISTURBO?

Perché sciando, a volte, abbiamo paura. perché usiamo l’appellativo paura? Vi domando: è paura o timore o forse è semplicemente qualcosa che ci disturba.
Ecco cosa personalmente mi disturba e a un certo livello mi blocca.

Mi disturba il vento.
Non lo sopporto specie se faccio lezione anche se ho visto espressioni del vento bellissime. Una durante una salita con le pelli. In prossimità di un dosso, sopra me, ho visto una fila di funghetti (No! Non era allucinazione nè da consumo degli stessi né da mancanza di ossigeno). Nella notte immagino fosse passata una volpe. Il suo peso doveva aver compresso la neve là dove aveva appoggiato le zampe. Poi si deve essere alzata una brezza non sufficientemente forte da spazzare tutto ma forte abbastanza da per erodere la neve sotto le impronte. Il risultato erano quei piccoli funghetti e tutta quella fila. Era rimasta così la traccia in positivo della sua scorribanda.

Mi disturba anche l’eccessiva velocità.
Lo scorso inverno un allievo israeliano (ancora!?) aveva una di quelle applicazioni nel telefono che registra la velocità. Rimasi sorpreso per primo sentendolo dire quante volte avevamo corso a 90 Km/h. Il tutto su piste facili. Andare a quella velocità in auto è normalità ma è già un livello in cui iniziamo a stare abbastanza attenti a dove andiamo. Mi domando se lo stesso livello d’attenzione lo mettiamo sugli sci.
Lo stesso allievo quando mi chiese di trovargli un pendio dove superare i 100 … esplose! Non solo era israeliano ma poco più che principiante e aveva poca esperienza. Non si accorse di uno sci che era finito a bordo pista in neve fresca! Quello rallentò mentre l’altro continuava a correre a cento all’ora e lui in mezzo catapultato per aria.
Mi disturba il ghiaccio e la neve dura.
È una di quelle condizioni che definivo “molto”. Molto meglio un paio di pattini da ghiaccio o ramponi. Preferisco andare a far altro. Il ghiaccio, la velocità non mi permettono di immergermi in quel mondo di sensazioni che ho cercato di spiegare e descrivere precedentemente e che proverò a descrivere anche più avanti.
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Mi disturbano la folla, le risa sguaiate in fondo a ogni tratto sciato.
Sono tutti disturbi, fattori esterni, oggettivi. Mi piace scegliere la soglia entro la quale sciare e trovare piacere e dove non farlo. Sciamo per piacere, inutile insistere a porsi in condizioni che ci stressano. Tanto vale rimanere a casa in città.
Mi sembra che la moderna proposta turistica dello sci sia la riproduzione della vita in città. File, chiasso, musica a tutto volume. Velocità in ogni occasione, sugli sci così come a entrare in cabinovia, nel mettere gli sci. A correre in fondo per risalire al più presto, scontri, discussioni, performance richieste da modelli che sono quelli della vita in città e della sua quotidianità. Così saremo adeguati ma non credo torneremo in città a fine week end più sereni e corroborati da due giorni in “ambiente diverso”!
Vi sembro eccessivamente negativo? Può essere ma conosco il bello della risalita, della lentezza in discesa, del sentire la neve, del silenzio, del sorriso di quelli con cui scio, l’osservare e contemplare contro la pura e semplice azione. Preferisco la mia performance a quella richiesta.
Troppi sciatori hanno saltato delle tappe nel processo d’apprendimento e si portanto dentro dei dubbi, delle paure, dei ricordi negativi che non permettono loro né di migliorare e forse neppure godere di quel che fanno. Vengo spesso frainteso quando faccio i complimenti ai miei allievi e loro pensano li voglia semplicemente adulare. In effetti vedo dei miglioramenti che non sono ancora consapevolezze, ma vedo gli indizi di un nuovo percorso che con l’esercizio li porterà al piacere di sciare rilassati. Non mi credono perché sono totalmente focalizzati sul concetto di resa, di performance e loro non si “vedono” sciare come il modello esterno – quello dello sci moderno e della vita cittadina – impone e inculca. Peccato.

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