SIAMO PERDENTI

SIAMO PERDENTI

Quando si fa sci di discesa, telemark, alpino, snowboard, si è per definizione dei perdenti. Almeno a me piace pensarla così.
Scendiamo, vogliamo o dobbiamo “perdere” dislivello. Se non lo facessimo non giocheremmo lo sport che abbiamo scelto di fare.
Spesso lo ripeto ai miei allievi, quelli che curvano come in figura 3 del racconto: GEOMETRIA: DIVERSE SENSAZIONI e REALTÀ.

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Gli dico che continuando ad interpretare la curva come nella figura e dovessero anche migliorare potrebbero non arrivare mai all’après ski che solitamente è in fondo alla pista perché girano all’insù! Ci son sempre vantaggi. Diventando campioni delle curve in su potrebbero comprare una sola risalita e non una giornaliera. Risparmierebbero, ma in effetti quante energie sprecano?
Sciare è una metafora della vita e come nella vita siamo delle marionette. Nello sci il marionettista sta in fondo alla montagna. Siamo collegati a lui da migliaia di fili. Tramite quelli ci tira verso il basso. Sta a noi concedergli la libertà di tirare la parte di noi e della nostra attrezzatura che più ci conviene.
A inizio curva lascio loro tirare i fili collegati alla punta degli sci così che girino verso valle. A metà curva, il vigliacco tirerà tutti i fili. Mi farà accelerare. Crederà di avermela fatta. “Ora lo tiro giù del tutto e lo ammazzo!” Non ce la farà perché gli sci hanno cambiato spigoli e allora basta pensare di lasciargli tirare solo i fili legati alle code e gli sci correranno verso C, il fine curva.
Si mangerà le unghie. A fine curva riproverà a metterci in crisi e tirerà tutti i fili ma così, se lo so e lo accetto, non farà che farmi “derapare”. Magra soddisfazione la sua. Utile a noi perché ogni derapata è una frenata e ciò mi fa sentire sotto controllo e perdo un po’ di dislivello. A furia di considerare la vostra discesa una serie di curve eseguite come descritto qui sopra arriverete in fondo e potreste iniziare a litigare.
No, non fatelo! Ringraziatelo invece perché senza di lui non potreste fare sci di discesa.

Prior Glacier

A proposito mi son scordato di dire che il teatrino si chiama Teatro Montagna, il burattinaio si chiama Sir Gravità e voi telemarker o snowboarder o sciatori di alpino, le marionette!

Trent’anni fa iniziai a volare in parapendio. La vita a Livigno sembrava svolgersi in un parco giochi. Iniziai d’inverno – aria fredda, pesante che scende sempre a valle – perdente anche lì. Erano anni stupendi. Ogni momento libero tra una lezione e l’altra era occasione per correre in cima alla montagna per una planata, una spirale, uno stallo, per fare le orecchie. Insomma esercitarsi ad avere dimestichezza con le manovre.
A un certo punto eravamo parecchi a colorare il cielo di Livigno. Ricordo ancora quando Fabio portò in volo con sè un manichino e sopra il solarium della Scuola Sci lo sganciò. Si sollevò un urlo generale tra i vacanzieri. Pensarono a un incidente e al morto. Lo scherzo, anche se un po’ macabro ebbe sicuramente effetto. Era il periodo di Carnevale!
Volare d’estate a Livigno era tutta un’altra storia. Le turbolenze in alta montagna sono terribili e si faceva o il volo del secolo oppure si moriva di paura. Se era la giornata giusta si riusciva a fare distanza, guadagno di quota e libertà di scendere quando più o meno si voleva. Più spesso però sembrava di essere in una lavatrice. Sballottati, squassati, con la vela che si chiudeva, l’altimetro che continuava con il suo BIP a dire che le termiche ci spingevano sempre in sù. Alcuni voli erano un’agonia. Da farsela sotto.
Ricordo un giorno in cui stanco e stressato da paura, chiusura della vela, con il terribile BIP-BIP nella orecchie facevo tutto per scendere e invece salivo e basta. Pensavo che se fossi arrivato in atterraggio avrei perso la vela e l’avrei gettata nel cassonetto. Se sono qui a scrivere è perché alla fine giunsi in atterraggio, ma beccando una discendenza mostruosa. Feci 200 metri di dislivello verticalmente senza un metro in avanti con una potente linea di alta tensione sotto di me. Dio mio quanto mi mancava la possibilità di derapare verso valle e arrivare sotto controllo alla fine dell’agonia!

Lo sci quando derapa perde dislivello. Allenare lo slittamento laterale significa abituare il proprio corpo alla dimensione di scivolamento laterale che combinandosi con l’avanzamento dello sci dà luogo alla curva.
In una curva lo sci corre in avanti e sbanda. Se non lo lascio correre faccio solamente slittamento laterale. Se non lo lascio derapare correrà solo avanti e non curverà (lasciamo perdere la conduzione e la sciancratura che reputo sci/spazzatura se non l’inizio della morte dello sciare).
Pat Morrow
Sono in Norvegia a casa di Morten Aass. Siamo Giorgio, Jannika, Leonardo, Toffa, Manolo ed io. Da Oslo a Hemsdal passiamo sotto una montagna con un bel canale incastrato tra le rocce. E’ largo e ha uno sviluppo a forma di esse.
Morten: “Domani andiamo a farlo!”
“Sto Morten è un genio mi dico”.
Ma la serata diventa notte bevendo birre, troppe birre. La sveglia è alle 12. Tutti soffriamo dei postumi della serata. Ma si parte lo stesso. Alle 15.30 siamo in cima.
Come metto gli sci dentro il canalone mi accorgo che sta entrando nell’ombra. La neve molle del pomeriggio sta rigelando e inizia a formarsi una preoccupante crosta superficiale.
Morten da bravo norvegese aveva bevuto più degli altri e a sorpresa toglie gli sci e scende con i ramponi.
“Capperi anche gli dei patiscono l’alcool!”
“Ok caro Luca fino a una settimana fa facevi lezione e proclamavi la superiorità del telemark e i vantaggi del derapage. Vai!”
“Si…ma sti capperi di sci sciancrati” (uno dei primi modelli larghi e sciancrati) “di far derapage non ne vogliono sapere. Ogni volta che accenno lo slittamento la punta aggancia, lo sci invece di traslare verso valle parallelo a se stesso gira in su. Il tallone si stacca e l’ansia cresce. Ho un bel dirmi di credere in ciò che professo. Mi viene in mente la canzone di Madonna “Papa don’t preach…”
Insomma con un po’ di scaletta, di derapage, d’arte e mestiere sono arrivato a metà dove la crosta terminava e tirando un sospiro di sollievo ho iniziato a sciare.
Ah, scordavo di dire che là dove smisi d’arrancare seduto su una roccia c’era il burattinaio e sghignazzava. L’ho odiato anche perché aveva una birra in mano.
Finché si scia in campo aperto, non si fanno gare o non ci si concentra sulla conduzione, considerarsi dei perdenti – verso valle – aiuta ad imparare e ridurre l’ansia e la fatica.
Conviene anche domandarsi se sia solo oro che luccica la sciancratura degli sci o un limite!

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