SIMILITUDINI MARE-NEVE

SIMILITUDINI MARE-NEVE

Sarò un po’ matto, sarà che ho praticato sia sport di montagna sia sport d’acqua – vela e kayakGaspa_kayack

– ma quando scio e curvo trovo tante sensazioni simili a quelle trovate tra le onde.
Una curva è l’onda che risale la battigia.

Quante volte abbiamo giocato a valutare se quell’onda che vediamo formarsi riuscirà ad avere tanta potenza ed energia da arrivare a bagnarci i piedi?
L’onda cresce. La vediamo e ne valutiamo la potenza.Gaspa-onda che monta La potenza dello sciatore in curva è simile. Nella prima parte di curva, quella che dalla diagonale ci porta verso la massima pendenza, è la parte dove l’onda cresce e mostra tutta la sua potenza. Quanta è? È lo stesso gioco dell’onda del mare vista da riva. Impariamo a indovinare dove finirà e dove ci porterà tutta quell’energia. Sciando nel primo arco di curva acquistiamo potenza, velocità. Dove si esaurirà l’onda del mare e dove quella forza acquisita in curva sugli sci? L’onda sulla sabbia della spiaggia, più o meno in alto, Gaspa-onda spiaggia2l’energia della curva si esaurirà a destra o sinistra. Quanto in quelle direzioni saremo spinti? Possiamo solo valutarlo approssimativamente, ma l’esperienza ci insegnerà a capire quanto a destra e sinistra saremo spinti, di quanto spazio avremo bisogno per trovare armonia. Come tutti abbiamo imparato a fare quel passo indietro se non vogliamo bagnarci i piedi, sciando dovremo solo aspettare un po’ di più prima d’iniziare a farne un’altra così da legarle in modo armonico e ritmico.
Sciisticamente il suggerimento è di non cercate di frenare a metà curva, men che meno aspettarsi che lì si rallenti – sarebbe come costruire una diga tra i vostri piedi e l’onda – bensì lasciare che gli sci vadano a rallentare a destra o sinistra.
L’onda risale sempre la spiaggiaGaspa-onda spiaggia. La curva che sia a destra o sinistra scivola sempre verso valle. Quindi è un finale bi-dimensionale: destra in basso, sinistra in basso. Bisogna capire questa bi-dimensionalità. Rimaniamo allibiti guardando le sbandate dei piloti di Moto GP mentre spesso non consideriamo che le nostre sbandate sugli sci sono il pane quotidiano dello sciatore e sono assai più goderecce.

In primavera, quando la neve è acquosa e un po’ pesante, curvando lo sci canta il suono delle onde del mare nella neve.
Nella prima metà la curva acquisisce potenza in modo silenzioso, così come l’onda che cresce. Nella seconda parte della curva è come quell’onda che frange rumorosamente e schiumante. Provate, sentite e ascoltate. In ultima analisi arriverete a sciare e curvare usando non solo il corpo, ma anche altri sensi. Più sensi utilizziamo, più sciamo “aperti” e disposti a sentire, più facile e gioioso sarà sciare!
Considerate che la neve fredda, quella dell’inverno, è più silenziosa. Più difficile riuscire a sentire la sua musica. Il ghiaccio e la neve dura… non parliamone neanche. Quella non canta, fa solo rumore e il rumore disturba. Quando c’è bandiera rossa in spiaggia è meglio non avvicinarsi alle onde.Gaspa-Le-onde-di-ghiaccio Quando c’è ghiaccio forse converrebbe non andare a sciare. Meglio un paio di pattini o una passeggiata nel bosco o scalare una cascata con picozze e ramponi.
Se non vi sembro esagerato nella mia ricerca di similitudini e sensazioni sarebbe bello sapere che voi stessi, dal prossimo inverno, cercherete similitudini con attività che conoscete. Ne gioverete voi e la vostra sciata. Se le comunicherete agli altri – amici o anche il vostro maestro di sci – sarà un bel gesto. Se non siete d’accordo consideratela come una provocazione che potrebbe però elevare il vostro livello di curiosità e attenzione.

Ritorno alla vela. Se il vento colpisce perpendicolarmente le vele, lo scafo si inclina e accelera. Dalla diagonale alla massima pendenza immagino spesso che il “vento-gravità” si appoggi perpendicolarmente alla mia schiena e quindi accelererò. Da metà curva alla diagonale le mie spalle e la mia schiena si disporranno trasversalmente al “vento-gravità” e rallenterò ma soprattutto sentirò che dovrò cambiare il mio equilibrio perché le forze si applicano al mio scafo-sciatore in modo diverso
Noi maestri ci dimentichiamo troppo spesso di spiegare le cose più semplici. Siamo indotti a questa dimenticanza proprio per averle imparate e ripetute milioni di volte dandole alla fine per scontate.
Esempi: come portare gli sci in spalla; come unirli tra loro usando gli ski stopper quando non li abbiamo ai piedi; come entrare e uscire dagli attacchi e tanti altre situazioni banali. Non è così tragico non saperle, un po’ superficiale non comunicarle. Assai più grave è scordare di far presente argomenti quali: gravità, lamine degli sci, scivolosità della soletta e tante altre piccole cose.
Ma la gravità per favore non scordiamocela più. Noi e voi.

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