SONO ARRIVATO ALLA TESTA

SONO ARRIVATO ALLA TESTA

Con l’amico Paolo Zoller, fine conoscitore della tecnica telemark e grande artigiano della modifica di attrezzature, da alcuni anni intratteniamo un sottile e stimolante dialogo-sfida. O è un gioco? Lui mi telefona e annuncia una nuova modifica ai suoi scarponi che solo a inizio inverno mi mostrerà. Lo provoco e ricambio rivelandogli la scoperta di un nuovo trucco che è come sempre fondamentale se non il più importante di sempre.
Il gioco si chiude al primo incontro, quando lui sfoggia i suoi ultimi scarponi e io dichiaro la natura dell’ultimo trucco.
Anche lo scorso autunno la pantomima è andata in scena. I suoi scarponi da telemark T2 presentavano degli inserti Dynafit e il mio trucco era controllare la testa.
Avevo pensato che se la catena muscolare trasversale al corpo era efficace, questa catena non nasceva dalla spalla ma probabilmente dalla testa e dai muscoli del collo. In pratica si tratta, da metà curva in avanti, di mantenere la testa rivolta verso valle lasciando che gli sci vadano a destra o sinistra. Ancora una volta mi sembrava che la mia sciata ne beneficiasse, e sembrava beneficarne anche Paolo. Ma il gioco continuava e lui sosteneva fosse merito dei nuovi scarponi, io del mio trucco.
Molte volte ci accompagna l’unico telemarker italiano che è telemarker anche nel cognome: Giovanni Calcagno. L’unico che può dire di far sci a calcagno libero. La sua presenza è espressione di amicizia, curiosità di provare le mie elucubrazioni e la nuova tecnologia di Paolo. Ma ciò che lo stimola è la ricerca di adattamenti volti a realizzare una sciata bella ed efficace.
L’idea dell’anno scorso, e ora divenuta convinzione profonda, era di cercare di coinvolgere i muscoli del collo nella creazione della catena muscolare.

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Dall’inizio della curva fino a metà della stessa la testa può ruotare a cercare la direzione dove si vuole andare ma da metà alla fine della curva quando gli sci sono in appoggio sulle lamine li si lascia dirigere dove voluto, ma la testa rimane ferma come a guardare l’esterno della curva. Personalmente mi sorprende la solidità che si acquisisce, mentre quando provo, volendo ricercare l’errore, di seguire gli sci con la testa vengo colto da un’instabilità che posso risolvere solo con grosse contrazioni e affaticamento muscolare.
Tutto quanto propongo trova in Paolo la cavia a inizio stagione, ma poi trasporto i concetti al mio insegnamento a clienti così che possa verificare non essere solo l’intelligenza motoria di Paolo, ma bensì una qualità del trucco che si tramuta in beneficio di tutti.
La prova provata del trucco della testa l’ho avuta a un corso di aggiornamento per Istruttori Nazionali di telemark, quando l’ho proposto a un ottimo Istruttore che nelle serpentine strette da un lato ricorreva sempre al doppio appoggio del bastoncino mentre dall’altro lato no.

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Dal lato del doppio appoggio la sue testa ruotava. Dove appoggiava un solo bastone la testa era ferma.
L’Istruttore era consapevole di questa diversità di appoggio dei bastoncini ma non sapeva porre rimedio. Quando gli ho suggerito di tenere la testa ferma il doppio appoggio è magicamente scomparso. Incredibile come la correzione di un errore manifestato da una parte del corpo stia da tutt’altra parte.
Dove finisce la ricerca nel telemark? L’anno scorso dicevo che forse potrebbe finire alla testa. Dopo non c’è più nulla? Forse scoprirò qualcos’altro. Le unghie dei piedi? Non posso smettere di inventare anche perché Paolo non sarà stato con le mani in mano! E Giovanni vuole sapere.

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Nota.
Il doppio appoggio dei bastoncini a inizio curva è un particolare trucco che permette di ritrovare l’equilibrio quando qualcosa è andato storto. Un doppio appoggio continuo e costante è indice di approssimazione tecnica e, suonerà vecchio, ma bisogna imparare a farne a meno. Lo usano anche gli atleti in gara, ma sempre e solo in situazioni di recupero. È espressione di instabilità, di un’insicurezza. Un errore e non è bello da vedersi.

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