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Intertele 2015 (parte 3)

Intertele Parte 3

Facciamo un po’ il punto sull’aspetto tecnico di un momento di confronto come un Intertele.
Prima di tutto mi sembra doveroso dire che ad un Intertele o convengo simile in effetti non succede nulla di straordinario. Tutti propongono degli argomenti, dei temi e li espongono a chi ha scelto di partecipare al clinic. La difficoltà è partecipare a tutti, il che è praticamente impossibile. In teoria bisognerebbe andare in due – che parlano e mostrano al proprio clinic – è in dieci altri per assistere a tutti i clinic. Alla fine è la raccolta di idee e proposte altrui che devono essere miscelate cogliendo dati, aspetti, idee, intuizioni e cerare un nuovo impasto. Insomma è un luogo dove trarre ispirazione per nuove ricerche e teorie. Il risultato di un Intertele è nella testa e curiosità di chi ci partecipa.

Curiosità tecnica

Come ho già accennato in un’altra parte un dato comune a tutte le tecniche – canadesi, americane, norvegesi e giapponesi – è questo carico sul piede avanzato appena questo ha passato l’interno alla curva. Vuoi per condizioni del terreno, della neve o della sciata credo sia da provare e utilizzare anche perché così si usa al più presto la sciancratura dello sci. Non scordiamo anche che ad alto livello la curva deve essere iniziata dalla punta dello sci e la nostra punta di quell’immaginario sci che è formato dai due – uno avanti e uno indietro – è proprio quello che viene portato avanti o si viene a trovare davanti.
Il tema è stato costante e suona così: “Appena lo sci che avanza passa davanti allo sci che rimane indietro (esterno quindi in curva) ci si cade sopra al fine di caricarlo. E’ verso fine curva che si cerca la ridistribuzione del peso su ambedue gli sci”. Io ci sto provando e verificando e non ho ancora risposte precise. Se volete, alla prima occasione, provateci anche voi.

Alta e Snowbird

Tornando all’aspetto vacanziero per me è stata un’emozione visitare e sciare ad Alta, la stazione sciistica di Dolores La Chapelle. Leggendo il suo libro Polvere Profonda si capisce quanto importante fu per lei il periodo trascorso ad Alta. Quando Alta doveva essere assai diversa da oggi, ancor più piccola di oggi. Forse per lei sarebbe deludente vederla oggi ma per me nel suo piccolo – è più piccola di Snowbird – è un gioiellino. E’ in alto nella valle, anzi proprio dove il Little Cotton Canyon finisce. La conca è dolce e guardandola immaginavo Dolores indicare i vari Colouir che sciava. Ad Alta gli snowboarers non possono sciare, è una delle poche – erano solo 5 fino ad alcuni anni fa – stazioni interdette ai tavolari.

Alta

Dolores parla di quando fu costruita una manovia che permise a lei e la sua famiglia di raggiungere la sua casa con maggior facilità. Su quella manovia il figlio imparò a sciare. Ero lì e mi dispiaceva non aver con me una copia del suo libro a cercare di individuare i couloir, la casetta, la manovia … Una manovia è ancora lì su fondovalle a collegare la parte bassa di Alta con la partenza di una seggiovia più in alto. Non so se sia quella a cui Dolores accenna ma per me è bastata. Per me era quella e chiudendo gli occhi ho visto Dolores risalirla con i suoi calzoni che si infilavano negli scarponi di cuoio, col suo sorriso di giovane e la sua coda di cavallo al vento.

manovia

Ogni sogno ha il suo risveglio ed è avventuto quando ho saputo che la copia originale del suo libro, che acquistai ai suoi tempi, oggi vale $ 500!!! E io l’ho persa o prestata!!! Se mai l’avessi data a voi e foste gentili … restituitemela. Vale molto. Ma poi cosa me ne farei? La venderei? Stupido. La guarderei in modo diverso? No! Forse preferisco non averla più. Il valore di quel libro trascende il valore economico. Se fino a ieri sapevo di aver offerto molto traducedolo e rendendolo disponibile in italiano oggi so anche che qualcuno ha un valore economico in casa. Spero di ritrovarla quella copia! Sarà una nuova sorpresa preparata da Dolores.

I sogni su Dolores sono sfumati in un nuovo tipo di una nuova donna: la cugar, anzi la mitica cougar che mi era stata segnalata come animale da preda del Little Cotton Canyon. La vedete a destra della foto. Alle memorie e sensazioni ho sostituito la carne fresca e mi son messo in caccia.

cugar

Il Santo era proprio un Santo

La settimana stava scorrendo tra sciate, clinic e parties ma iniziavo ad essere preoccupato. Non riuscivo a spendere tutti i 10.000 euro che il Santo aveva messo a disposizione ed ero in difficoltà. Certo l’apparire della cugar aveva dato una bella spinta alle spese ma … e così un giorno ho deciso di affrontare il problema direttamente col Santo e più o meno le cose sono andate così.

LUCA: Santo sono in difficoltà. Mi avanzano 4.000 euro e non so cosa fare. Li vuoi indietro?
SANTO: Non se ne parla neppure
L: Come faccio a spenderli?
S: Caro Luca mi sembra di aver capito da come i telemarker italiani si sono comportati col crowd founding che anche da voi, così come da noi, si tratti di una comunità un po’ dalle braccine corte, per non dir altro. E sottolineo che le cose sono così anche qui in Usa
L: E allora cosa faccio? Li dono alla comunità?
S: Sorridendo. Sei proprio un sognatore. No, quella non è la via. Ascoltami: Prendi un volo per Las Vegas.
L: Ma a Las Vegas non si scia!
S: Lasciami finire. Voli là e 2.000 li spendi al casino! Gli altri 2.000, ascolta bene, spendili a donne!
L: Io sarò un sognatore ma tu i sogni li realizzi. Prima mi permetti di venire qui poi mi regali giochi e donne!!! Sei un Super Santo
S: Vai e concludi il lavoro.

Poco prima di partire da Las Vegas per l’Italia gli ho inviato il seguente sms: MISSION ACCOMPLISHED

All’aeroporto di Las Vegas ai check in vedi tra i passeggeri volti molto soddisfatti o molto tristi e con la solita gentilezza – un po’ stucchevole a dir il vero – la hostess mi ha chiesto se mi ero divertito a Las Vegas. Moltissimo le ho risposto!!!

Luca

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