telemark

Per chi arriva a questa pagina sperando di trovare la risposta alla semplice curiosità per il telemark. Per chi ricerca qualche risposta in più. Per chi vorrebbe trovare le parole per spiegare perchè sia così bello.

Perchè lo fai e perchè dovrei farlo pure io?
Chi scia ripete l’atto di curvare. Chi fa telemark fa altrettanto ma si porta con sé un fardello. Quello di dover rispondere, più spesso agli altri che a sé stessi, perchè sia così bello. Una curva, una risposta. Un inginocchiamento e una domanda: “perchè?”

Neppure io sfuggo o son riuscito a sfuggire a questa domanda che per quanto si cerchi di rispondere non sembra mai appagare né chi la formula né chi risponde.
Ad uso e utilità (?) della voce telemark di questo sito, cercherò di offrire delle miei risposte.

Cos’è
E’ la prima tecnica sciistica di discesa in grado di far curvare lo sciatore. Fu probabilmente frutto dell’intuizione dei – per noi – conosciuti e famosi sciatori norvegesi della regione del telemark. Ma mi sembra più corretto dire che fu uno dei risultati del giocare nella neve o sulla neve.
Se questa mia ultima affermazione è vera – nessuno a quell’epoca intendeva risolvere problemi tecnici o aveva obbiettivi quali “come fare a girare e farlo bene” – forse abbiamo già risposto al terribile quesito. E’ bello perchè ci permette di giocare, di continuare a giocare. “Ma anche io sciatore alpino gioco!”. Qui si inizia a scavare o riscavare il solco che è il motivo primo della domanda.
Dopo anni di sciare, di curve fatte con sci da alpino e da telemark e perchè no con snowboard debbo dire che solo il telemark è e rimane gioco. Lo sci alpino è anch’esso gioco ma assai più limitato e più propenso all’assuefazione e noia.
Non c’è dubbio che la tecnica sciistica alpina sia più essenziale rispetto al telemark. Vuoi perchè l’attrezzatura l’ha resa tale, vuoi perchè l’attenzione di chi ruota intorno allo sci ha lavorato ed elaborato per anni e anni, idee concetti ed attrezzature che semplificassero l’apprendimento. In un certo modo è giusto che sia stato così e forse in futuro (o già a desso) si tende a “porgere” a chi lo prova un pacchetto – sci, scarponi, attacchi e forse tecniche – che il più rapidamente possibile facciano curvare a telemark.
Questa naturale tendenza, non sempre onesta (vedi industria) di semplificare da parte del “sistema” è auto castrante. Più breve è il percorso apprenditivo più breve è il tempo che intercorre tra il piacere e la noia.
Il telemark ha dalla sua alcuni vantaggi che lo rendono prepotentemente affascinante o che dovrebbe rendere affascinante, non agli occhi ma alle menti di chi “ama” o è attratto dalla montagna. Il telemark è … vecchio. Vecchio nel senso che si distacca dai pilastri (fragili) dell’epoca moderna. Fa andare piano o fa imparare piano, fa sudare di più, fa anche male o fa sentir male – quadricipiti, ginocchia -: Permette oggi di sentirsi come ieri (nel senso di epoche sciistiche). Non c’è bisogno di prendere attrezzature vecchie e superate. Si usano attrezzature odierne, il meglio della produzione di oggi giorno e si parte insieme agli sciatori alpini. Se non chè quest’ultimi si domandano subito: “Quando si arriva? Quanto manca?” il telemarker si perde nel tempo che scorre. E’ come un viaggio in treno, lungo tratte dimenticate, senza cercare di unire i due punti di partenza ed arrivo con la linea più breve ma girovagando tra le stazioni più suggestive. Cercando quell’itinerario che offrirà gli scorci paesaggistici più belli. Magari anche solo per sentito dire ma che forse solo prendendo quella svolta, direzione apparirà – come si è soliti dire – per incanto.
Mi è chiaro che quanto appena detto non convincerebbe più di tanto chi ha posto la solita domanda del perchè telemark. Forse però è solo attraverso risposte “umanistiche” che si può cercare di spiegare, non convincere, a chi non lo fa.
In Italia il telemark si fece conoscere con un film famoso e oramai introvabile: The time machine. Nel film la macchina del tempo portava lo sciatore Morten Aass dal passato nel presente. Il film piacque e tutti lo ricordano e ricercano. A me piace ancor di più oggi perchè il titolo mi sembra condensi il concetto in senso inverso. Il telemark permette ad ognuno di noi di usare la Macchina del Tempo all’indietro. Ognuno di noi, consapevolmente o per scelta e ricerca o per inconsapevolezza, è rimandato in una dimensione dove il tempo è più umano (contrapposto al disumano del tempo dello sci alpino) dove i gesti sono più umani e meno da robot, dove la ricchezza non è nei chilometri all’ora guadagnati, nei metri di dislivello discesi ma nelle mille sensazioni provate entro di sé, misurate e confrontate con ciò che sta fuori (neve, pendii, ombre, dossi, curve, amici, alberi, rocce …)

Tecnicamente
Il corpo fa fare la curva. Non delle sole sue parti. Ecco ancora un motivo per chi il telemark dovrebbe piacere a questa umanità che è, almeno sportivamente parlando, alla ricerca di interiorità, movimento del corpo, plasticità etc… Ma perchè esaltare o sottolineare questi fattori o qualità in altre discipline è operazione vincente e nel telemark no? Free climbing: il corpo che danza sulla roccia. Surf da onda: il corpo che danza sull’acqua. Telemark: lo sciatore che danza! Purtroppo sciare significa freddo e quindi bisogna vestirsi. Il surfer, il free climber si spoglia. Noi non possiamo e quindi è difficile spiegare la similitudine. Esteriormente appare la danza ma si fa fatica asserire e convincere che è sci a corpo libero. Questo è valido e percepito solo da chi lo fa. O forse dovrebbe essere uno dei presupposti di chi lo insegna o ne parla o cerca di spiegarlo.
Purtroppo però chi lo vuol capire scia alpino, spesso la smania di riuscire non va di pari passo con tutta la serie di “brutte” sensazioni che possono avere quei principianti che lo provano. La performance prevale. “Devo far girare sti sci che fino ad una curva fa era così facile domare”. In effetti non è che si debbano far girare gli sci. Bisogna o bisognerebbe cercare solo equilibrio

Temporalmente è sfortunato
Ricordo quando divenni Istruttore Nazionale, quando sembrava che finalmente potessi avere le risposte di come farlo. Quando ebbi l’illusione di essermi avvicinato al cuore “tecnico ed umano del telemark”. In quella stessa epoca lo scenario stantio dello sci alpino fu “folgorato” dal carving. Sci sciancrati, gridava l’industria e i giornali specialistici. Finalmente curvare sarà facile e divertente. Personalmente pensai fosse nato lo “sci spazzatura”. Per altro erano i tempi dell’avvento della tv spazzatura e quindi la cosa era allineata coi tempi.
Sicuramente lo sci in generale era in un momento di impasse. Le avvisaglie di mancanza di neve naturale, l’affacciarsi di nuovi sport, di viaggi estivi anche d’inverno stoppavano quella naturale auto rigenerazione che lo sci sembra aver avuto sempre. Il telemark avrebbe potuto essere un’ottima alternativa o comburente. Purtroppo arrivò il carving, le sciancrature e il poveretto rimase al palo.
Di nuovo lo sci mi sembra esaurirsi e se non è già fermo lo sarà presto. Nulla può valere il filmato di sci estremo, di valanghe, di salti e tutto quanto segue. Pochi possono tutto quello. Ma il telemark, figliolo sfigato, non riesce ancora una volta a emergere. Questa volta, anche se mi sembra che le volontà siano assai inferiori, a trattenere molti dall’avvicinarsi è lo sci alpinismo. Anch’esso è fatica, lentezza, passato rispetto ad un presente rifiutato o allontanato almeno nei momenti dello svago.
Peccato perchè una bella fetta di amanti dello sci è potenzialmente tra gli sci alpinisti. Quelli non ammalati di performance.

Tecnica?
Insegnar la tecnica è per un appassionato come me un po’ come uccidere la passione stessa. L’ho sempre pensato. Ugualmente in tutti gli anni che ho insegnato ho cercato di inventare quante più similitudini, idee, concetti, trucchi possibile ottenendo buoni risultati ma creando anche molta confusione nella testa degli allievi.
Telemarksnowevents proporrà da quest’anno un progetto “telemark imprinting” che per quel poco che ne so potrebbe o dovrebbe (io spero riesca) risultare efficace nel far capire come farlo. Non dico e spero più facilmente e spero sia l’idea degli amici di snowevents altrimenti sarebbe la rivisitazione degli errori del passato sciistico.
Alla quasi fine di un percorso di insegnante di telemark credo di aver capito che l’attenzione di chi lo prova e pratica e di chi lo insegna deve essere quella di cercare di tener lontani il più possibile gli allievi dall’idea, dall’ambizione di girare e provare a proporlo come analisi del camminare o correre … troppo difficile o lungo spiegarlo per scritto. Spero tra poche settimane di poter dire che forse ho trovato una strada intelligente.

Postilla marketing
Riproponiamo la domanda: “Perchè voi imparare a far telemark?” Rispondiamo perchè è elegante. Son convinto che non sia solo elegante ma assai più redditizio dal punto di vista: meccanico, pratico e anatomico che lo sci alpino. Tutto questo fino a che le variabili dello sci non diventano “alte”. Lì perde la sua superiore efficacia.
Trovandoci tra esperti, chi legge è esperto: quali sono secondo voi i motivi pratici perchè convenga far telemark rispetto lo sci alpino? Se non ce ne sono è molto dura: farlo, insegnarlo, vederlo crescere ed essere convinti di ciò che insegnamo.

Praticità telemark:

1- terminata la curva a spazzaneve quando arriva il momento di riaffiancare gli sci la meccanica alpina comporta un appiattimento dello sci a valle con conseguente destabilizzazione, usando la posizione telemark lo sci esterno rimane di spigolo continuando a dare equilibrio e quindi tranquillità allo sciatore

2- l’inversione comporta naturalmente una diminuzione della presa di spigolo con un indirizzamento del centro di massa non verso il vuoto dell’interno curva ma verso la punta dello sci avanzato, quindi una maggior sensazione di stabilità

3- le strutture triangolari sono meccanicamente le più stabili e robuste, noi siamo una struttura triangolare

4- lo sci anteriore crea attrito più avanti nel tempo ed essendo spinto avanti elimina il momento “vuoto” tipico dello sci alpino quando il centro di massa viene spinto in avanti/centro della curva che arriva

5- permette di usare tutti I segmenti corporei per mantenere l’equilibrio e quindi usare catene muscolari più efficaci

6- permette ai bambini di usare un approccio allo scivolare sul pendio usando I naturali movimenti delle gambe caviglie incluse

7- permette di usare I movimenti del camminare e correre

8- permette di usare I movimenti e concetti acquisiti nello sci da fondo se il fondo fosse premessa allo scivolare sul pendio (vd progressione svizzera)

9- in diagonale permette di rimanere più facilmente appoggiati ad ambedue I piedi

10- permette una più efficace realizzazione dell’attrito sullo sci anteriore e realizzare gli impulsi per la realizzazione della prossima curva, partendo da dietro e da tutti e due I piedi

11- permette uno “scavalcamento” della massima pendenza più dolce senza doversi appoggiare solo allo sci esterno o alla forza centrifuga

12- se il triangolo strutturale è mantenuto efficacemente “dovrebbe” essere meno faticoso dello sci alpino

13- essendo più ricco motoricamente è più intelligente

    Sconcerto? Forse sì perchè troppo tecnico ma in fondo si tratta di un estratto di una proposta tecnica che feci al gruppo degli Istruttori Nazionali di telemark.
    Forse è meglio diventi patrimonio di chi pratica telemark e possa diventare motivo di riflessione per aiutarci a cercare di spiegare perchè far telemark: E’ BELLO

     

    11 Responses to telemark

    1. frank says:

      Forse si potrebbe spostare la domanda da “perchè piace il telemark ?” a “A chi piace il telemark ?”.
      Forse descrivendoci si potrebbe capire meglio perche ci piace il telemark.
      Personalmente: mi piace guardare un po più in la, pensare se c’è un altro modo, capire come funziona, … in fondo sono solo curioso.
      Francesco

    2. Franco says:

      Davvero una interessantissima riflessione, che non può che suscitare in chi la legge altre riflessioni nei telemarkisti. Cerco di riassumere le mie che mi girano per la testa da qualche giorno dopo la lettura del post e dei commenti.
      Ci sono due livelli di risposte alla domanda “perchè fai telemark?”:
      quelle che tu definisci umanistiche, che son quelle che usualmente si sentono; e quelle tecniche che esponi negli interessantissimi 13 punti finali (i quali meriterebbero da soli almeno un altro post in questa sezione…li attendo!).
      Credo anch’io che se non ci fossero dei motivi pratici, intesi come vantaggi motori “razionalmente” giustificabili nel far telemark piuttosto che alpino sarebbe difficile “difenderlo” se non con le motivazioni interiori e umanistiche pur validissime e, per quelli che le sentono, più che sufficienti, ma per “gli altri”?

      Ma mi voglio concentrare sull’aspetto apprendimento dello sci. Personalmente avendo iniziato tardi a sciare e direttamente con lo scialpinismo e il fondo ho subito trovato il telemark più facile del parallelo. Probabilmente la mancanza quasi totale di automatismi aquisiti, la preferenza per le nevi naturali, mi facilitavano. Credo che quello dell’apprendimento dello sci, degli adulti come dei bambini, sia un argomento chiave (i punti da 5 a 9 lo spiegano bene) per difendere il telemark.
      Trovo che il telemark, lasciando maggior libertà di movimento, sia più godibile e spontaneo, la naturale evoluzione del camminare, del fondo (non quello specializzato delle gare ma quello del turista) come perfettamente lo definisci è a “sci a corpo libero”. Non dovrebbe stupirci che chi apprende preferisca la minore costrizione che il telemark impone al corpo.
      Concludo con una personale aggiunta e una proposta.
      Ai vantaggi pratici del telemark aggiungerei questo (probabilmente implicitamente già già incluso nei 13 punti) che viene dall’esperienza personale: nelle nevi pesanti (polvere imumidita, trasformata marcia, ventata) la maggior rotazione del telemark facilita l’entrata in curva e ti fa godere anche di quelle nevi che molti scialpinisti si augurano sempre di non trovare. Siccome quasi sempre faccio scialpinismo in compagnia di talloni bloccati ogni volta che capitano queste situazioni di neve è un piacere sciare e anche lasciare dietro tutti in discesa.
      La proposta viene da un’idea poco seria che mi è balenata leggendo, e anche molto dipendente dalle condizioni meteo e neve: visto che non è facile dimostrare in inverno che il telemark è sci a corpo libero si potrebbe organizzare una giornata di sci in costume da bagno magari allo Stelvio a giugno o luglio, ovviamente sarebbero graditissime le giovani sciatrici a tallone libero!
      Certo il telemark ha bisogno di serissime riflessioni tecniche ma, come dici, la sua giocosità ne è un elemento essenziale. Basta, mi interrompo perchè le riflessioni che suscita il tuo post sono tante e scrivendo ne vengono in mente sempre di più.

    3. stefano says:

      Chi mi conosce da qualche anno lo sa bene. Io non ho iniziato a fare telemark per la sua tecnicità ma per far festa.
      Poi, con molta calma mi sono interessato alla tecnica.

      Il telemark è difficoltoso da codificare, ha movimenti e spazi fisico-motori che altre discipline non hanno. E’ difficoltoso fisicamente soprattutto all’inizio, ma allo stesso tempo gestualmente naturale. La fortuna, come istruttore nazionale, di poter insegnare agli aspiranti maestri di sci alpino, snowboard e fondo ha consolidato in me queste idee.

      In questo periodo mi sono mosso parecchio nei nostri ghiacciai. Come sempre con il tmk ai piedi scierei dalla mattina alla sera. Ma, se avessi un paio di sci da gigante quattro prove nei pali le farei stravolentieri.
      Dico questo perché molti, a volte, vivono il telemark come una sorta di sfera intoccabile e alternativa. Tutto quello che non è tmk, viene visto come un mostro, come degli sfigati che fanno pali, come se noi telemarkisti avessimo la fortuna, o meglio potessimo scegliere di tracciare sempre curve in neve nuova, magari 40 centimetri ad ogni sciata. Magari!!
      Ma, visto che è di tecnica che si parla, ci siamo mai presi il gusto di fermarci a guardarli questi garisti? Ovviamente intendo gente di un certo livello, togliamo quella parte di sciatori “guru” della domenica. Pensiamo agli atleti.

      Oppure per convinzione morale, visto il tallone libero o “free heel” che rende ancor di più, ci sentiamo dei puri e quindi gli “altri”, quelli che hanno delle lance al posto degli sci, che ricercano la sciata sempre sugli spigoli e lasciare binari nella neve, ecco quelli sono dei marziani?
      Ma l’obiettivo generico di uno sciatore/telemarker non è quello di andare sugli spigoli?

      Mi piace guardare un atleta forte sciare, si vede bene la spinta che esercita in curva, il cercare meno attrito possibile, lavorarla dall’inizio alla fine senza intoppi, riempire tutti gli spazi, renderla bella, leggera e veloce. Chi fa meno strada, non derapa, ed è più veloce vince.
      In una parola chi Scia.

      Nel vedere una foto di powder, la neve, il contesto, lo sciatore o telemarker nella neve ci crea delle sensazioni uniche. Ma avete mai sfogliato una rivista del mondo race? Quei fotogrammi in sequenza di curva, quando l’atleta rilascia le sue forze e anche grazie allo sfruttare l’effetto rebound si proietta verso la curva successiva. Ecco lì, in quel momento c’è tutto e niente.
      Riprendo il commento di Emilio e lo ringrazio, come telemarkista e come lettore, per essere riuscito a spiegare quel particolare con la sua solita facilità. Dopo averlo letto, per tre volte, ho guardato i fotogrammi degli atleti e la mia convinzione di relazione tra telemark e race si rafforza.

      Guardate una discesa in gigante di Ligety, magari rallentata, stampatevi il trattato di Luca ed il commento di Emilio. Poi prendete una sciata a telemark, sempre di un certo livello, e analizzatele, come nel classico “trova le differenze ” della settimana enigmistica.
      Vi ricorda niente la sua sciata? Similitudini con il tmk?
      Anticipazioni, gesti, appoggi, la distribuzione dei carichi e la gestione dell’avanzamento del centro di massa.
      La facilità, la naturalezza e l’essenzialità dei movimenti. Soprattutto la libertà nell’esprimerli.

      Nei pali, in pista o in powder.

      Poi fermatevi sull’ultimo fotogramma, proprio mentre stanno rallentando e fermandosi tutti e due vicino alla telecamera. Di solito viene inquadrata la faccia. Sorridono, tutti e due, e l’atleta non solo per il risultato.
      Immaginate infine di scambiare l’attrezzatura fra i due.

      Nell’ultimo fotogramma sorrideranno lo stesso.

      Perché sono SCIATORI.

      Credo che anche questo sia telemark.

    4. egidio says:

      io scio a telemark da quattro/cinque stagioni e forse il mio punto di vista può aggiungere qualcosa a quanto detto. Ci sono arrivo in età matura (a più di quarant’anni) e dallo sci alpino, dove cercavo ostinatamente quelle “sensazioni” corporee che un piccolo pamphlet di Francesco Astone mi aveva messo in testa e anche con qualche risultato nei piedi. Quello che mi affascinava e mi affascina del tmk, è il cercare di essere il più possibile naturale in una situazione così particolare come è lo sciare; per quanto mi sforzassi di esserlo, nell’alpino, capivo che non sarei andato lontano, anche perchè sciavo solo sulle piste, sempre più “strette” e affollate. La scoperta del tmk, letteraria (soprattutto nei libri che Luca ha tradotto) e pratica, grazie ai raduni che facevano provare a costo zero, ha doto subito un senso più immediato alla mia ricerca personale: semplicità, efficacia ed estetica. Non posso dire di aver raggiunto già questi traguardi: per me la semplicità non è sinonimo di facilità, anzi tutt’altro; il dispendio di energie che mi richiede la sciata tmk è tantissimo ma sento che ogni anno va un po’ meglio e quindi sto migliorando; per quanto riguarda l’efficacia non posso esprimermi visto la limitata esperienza e le difficoltà che ho ha gestire il fuoripista.
      Il fattore estetico devo e lo dobbiamo ammettere c’è; non tanto nei confronti degli altri, anche se un po’ di narcisismo dovuto al fatto che siamo pochi è presente, ma quanto per noi stessi: il gesto come possibilità di espressione….
      Vorrei infine esprimere un dubbio sui metodi facili di insegnamento della tecnica tmk e il proselitismo a tutti i costi di questi ultimi tempi. Perchè?
      Mi auguro che il tmk rimanga un modo “altro” di rapportarsi con la montagna, con la neve, più “slow”, più intimo, con le salite con le pelli e il contatto autentico con la natura. E poi voglio riportare una frase di K. Lorenz che ci ricorda come “….eseguire un movimento dà un piacere tanto maggiore quanto più è stato difficile impararlo”.

    5. Carlo says:

      Ho letto con attenzione sia il bellissimo articolo di Luca con cui concordo molti aspetti, sia i commenti successivi e hanno stimolato in me la voglia di dire la mia. Io faccio Telemark fondamentalmente perché mi piace , perché godo del piacere di scivolare sulla neve utilizzando il mio corpo e ricercandone l’equilibrio come è stato giustamente osservato sopra , pero’ credo che il motivo principale sia quello di vivere “l’esperienza” di sciare a Telemark e cioè la possibilità di percepire sensazioni ,movimento , precarietà e infine risultato ….. Tutto questo non riesco a percepirlo quando scio alpino, tutto sembra più forzato e più volto alla performance

    6. emilio says:

      Nel telemark – nel mio telemark, in quello degli altri non so – c’è una cosa che trovo davvero speciale. Mentre scio, tra l’intenzione della curva e la nuova direzione dopo la massima pendenza c’è un niente, un nulla che non sento la necessità di colmare in alcun modo, con nessun gesto. E’ un vuoto, una attesa, uno spazio. Come una specie di non tempo. Una sospensione del pensiero, delle azioni e delle tensioni interne che si risolvono autonomamente senza che io apparentemente abbia la necessità di fare niente, proprio niente. E’ istinto. E’ libertà. E’ difficile da spiegare: è come se non fossi io che scia la montagna, ma se fosse la montagna che scia me. In questo senso il telemark è – a differenza dello sci alpino o di un certo modo di andare con lo snowboard – un modo di sciare in perfetto equilibrio con se stesso. Una tecnica sostenibile, pacifica, operaia, raffinata e al contempo generosa. Creativa. Tutte le forze che si generano e si compongono nella curva a telemark mi sembrano indipendenti, sempre ricombinabili, sempre in perfetto equilibrio tra loro. Le forze non si devono accumulare e non si devono scaricare da nessuna parte – quindi non se ne sprecano – e se tutto funziona a dovere nella curva c’è un’armonia, una tensione, una forza, una potenza enorme, teoricamente infinita. In questo senso io sento che la curva a telemark rappresenta contemporaneamente una domanda e una risposta. Non so la domanda a cosa e la risposta a cosa, comunque questo è quello che sento: una domanda e una risposta insieme. Nello sci alpino invece o quando vado in snowboard con la tavola hard – mi piace lo snowboard – a 3/4 della curva, nel momento in cui tutte le forze accumulate si devono riassumere in un unico punto da traslare nella curva successiva, c’è solo una domanda, sempre la stessa, a cui non mi sembra mai utile o necessario sforzarmi di rispondere in modo creativo. C’è sempre e solo una specie di infinito interrogativo che io normalmente risolvo rimanendo agganciato sugli spigoli, in piena conduzione. Divertente, efficace, ma un po’ frustrante a volte. Forse è per questo che mi piace il telemark: perché mi rende felice. Perché è tutto e niente insieme. Perché è semplice e complesso insieme. Perché ogni curva è diversa dall’altra. Perché pone domande, perché fornisce risposte.

      Tu sei pazzo, direte voi. E’ probabile, mia madre me lo dice sempre. E a volte anche io me lo dico.

    7. * says:

      “Più breve è il percorso apprenditivo più breve è il tempo che intercorre tra il piacere e la noia.”
      socratico, essenziale e pulito come una bella curva a telemark

    8. Luca says:

      Gran bella descrizione, io non scio ma mi è venuta una gran voglia di farlo e naturalmente a telemark. Prima o poi ti verrò a rompere i cabasisi per imparare.

    9. Teleleaning says:

      Bellissimo.
      Una miniera di spunti per cercare di convincere gli amici, cioè le persone a cui voglio bene, a provare a giocare sulla neve con il proprio corpo, con il proprio equilibrio, e sentire l’effetto che fa. E a giocare insieme.
      E una miniera di spunti per capire cos’è che mi piace di più nel nostro bel gioco.
      Sono questi “pezzi” che rendono thewhiteplanet un sito fantastico!
      Paolo

    10. Complimenti Luca, veramente un bello scritto, completo ma allo stesso tempo essenziale nelle spiegazioni. Fra l’altro mi hai messo in testa la curiosità di sapere cosa dice di preciso la progressione svizzera…

    11. Fred says:

      Bello, anzi bellissimo. Questo e’ il pensiero con cui ho approcciato al telemark stufo di ricercare sensazioni legate soltanto all’attrezzatura. Forse sarà come dici tu, il legame con il gioco che fa la differenza, a me una volta carpito i rudimenti, sono tornate alla memoria le prime scivolate con gli sci, terreni piatti, o quasi, tanta voglia di giocare.
      Non vedo molto nello sci odierno, compreso il telemark, e nemmeno nella società, la volontà di rallentare, dare la giusta dimensione alle cose, diciamo la voglia di vivere.

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