UN OLIMPIONICO DI GINNASTICA ARTISTICA SULLA NEVE

UN OLIMPIONICO DI GINNASTICA ARTISTICA SULLA NEVE

Due brevi premesse. Ricordo ancora quando molto piccolo mio nonno, cercando di divertirmi, mi fece battere una zuccata terribile facendo una piroetta tra le sue gambe. Che sia il motivo per cui non riesca a fare i “salti mortali”? La seconda è legata all’ambizione di ogni padre nei confronti dei figli. Il mio sperava diventassi uno scienziato e un atleta dei tuffi dal trampolino. La sua prima ambizione fu delusa quando abbandonai la facoltà di fisica per lettere e la seconda quando dopo due anni di tuffi lasciai anche quella pratica. Ero bravino dal trampolino ma quando arrivavano i salti mortali era una comica. Rimanevo il punta al trampolino per minuti e minuti e quando l’allenatore si alzava dalla panca per venire a spingermi giù, saltavo ma ogni volta invece che abbracciare le ginocchia al petto io portavo le mani sulla nuca.

A Livigno abbiamo avuto per degli anni una Scuola Sci Estiva. Andavamo a sciare al Diavolezza e quel piccolo ghiacciaio era tutto per noi. Un’estate mi capitò in classe un ex olimpionico di ginnastica artistica. Voleva imparare a sciare e immaginavo fosse cosa facile per lui e per me insegnargli. Non fu così. Imparò, ma nonostante provasse e riprovasse era sempre legnoso. Era troppo abituato a “fare il tutto” contando solo sulla sua agilità e la sua forza. Non c’era modo di aprirlo a sentire le forze che agiscono sul corpo dello sciatore. Il suo sport non era mai stato un equilibrio tra atleta e forze esterne come è lo sci e così gli veniva a mancare quella capacità di misurarsi e “giocare” con forze esterne quali gravità, velocità indotta, forza centrifuga tipiche dello sciare. Interpretava tutto con una forza straordinaria, ma i tempismi non c’erano e così la scioltezza.
A metà settimana per sdrammatizzare gli raccontai della mia incapacità a eseguire i salti mortali. Rispose che era facile e lo dimostrò sul piazzale del parcheggio del Diavolezza. Sull’asfalto eseguì una diagonale con flic flac, ruote e concluse con un mortale all’indietro. Fermatosi mi diede appuntamento nel pomeriggio alla Scuola Sci dicendomi che avrei fatto con lui i salti mortali. Pensai fosse un illuso. Non riuscivo nell’acqua e lui pensava potessi farlo sull’erba!
Debbo dire che si trattava di una persona deliziosa, disponibilissima e modesta e in più aveva due occhi di un azzurro così chiaro che sembrava di vedergli dentro quando parlava.
Il pomeriggio ci si incontrò e mi disse: “Salti, porti il capo all’indietro, le ginocchia al petto e – udite, udite sciatori che prendete lezione – non potrai che ritrovarti in piedi! In mezzo ci sarà il salto mortale. Ti farò assistenza ma non ne avrai bisogno”.

ginnasta

Per farla breve riuscii sul prato a fare ciò che non riuscivo in acqua. Partì a fine settimana e non lo incontrai più così come non mi son mai più azzardato a farlo da solo!
Ma perché ho richiamato l’attenzione degli sciatori sulle sue parole? perché a volte si è fuorviati nell’esecuzione di un’azione. Quel giorno dovevo sì fare una rotazione completa – il salto mortale – ma la priorità era ritornare, ritrovarsi, sui piedi e quindi in equilibrio e interpretato così il gesto lo eseguivo.
Sugli sci se si vuole fare una curva l’obbiettivo è girare e cambiare direzione, ma il fine è ritrovare gli sci (i piedi) appoggiati sulle lamine per ricreare l’equilibrio.
Quando mi abituai a sapere che i piedi sarebbero ritornati sull’erba tutto ciò che stava in mezzo era il salto mortale. Non dovevo pensarci e veniva. Così è per la curva. Dovete apprendere i vari movimenti, ma il giusto modo per eseguirla è sapere dove sono i piedi, gli sci, le lamine all’inizio e come fare per ritrovarle da un certo punto della curva in avanti. Lamina, lamina. All’interno ci sta la curva.
Non morite nella curva, apritevi a ciò che c’è prima e dopo. Due equilibri, simili, ma ambedue basati sugli appoggi. Sull’equilibrio.
Forse una curva sciistica è l’opposto della distillazione della grappa. In una curva sono più importanti l’inizio e la fine – la testa e la coda della grappa – Ciò che sta in mezzo è il prodotto distillato e godibile non solo al palato.

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