UNA COCENTE SCONFITTA PROFESSIONALE

RACCONTI SULLA NEVE E DALLA NEVE

di Luca Gasparini

UNA COCENTE SCONFITTA PROFESSIONALE

Accadde durante uno dei miei primi anni da maestro di sci.
A Livigno, dove ho sempre insegnato, il campo scuola dove si muovevano i primi passi sugli sci era perfetto.
Ora non più!
Oramai le parti basse delle piste assomigliano a delle spiagge. Al mare i tavolini, le sdraio e gli ombrelloni si spingono verso la battigia in montagna oramai risalgono le coste, invadendo quegli ampi e lunghi pianori necessari ai principianti per effettuare le prime discese.
Gaspa-spiaggia_affollata

Il principiante ha bisogno di assaporare la gioia di una discesa assolutamente diritta verso valle senza il timore di come fare per arrestarsi, imparando che il piano si incaricherà di fargli perdere velocità. Oggi però quei piani sono fitti di ostacoli e il principiante appena partito è tutto preso dal cercare di evitare sdraio, tavolini e tutto quanto è lì per il solo business. Una volta era l’esatto contrario, si partiva, si scivolava diritti, si sentiva il rallentare progressivo fino ad arrestarsi.
Ricordo che una calda primavera il campo scuola divenne una enorme pozzanghera e qualcuno, partendo da quanto più in alto si poteva cercò di attraversarla sci ai piedi. Quel giorno Edo, un maestro di sci, inventò involontariamente quel tipo di manifestazione che ora va per la maggiore: l’attraversamento delle pozze.
Ma la qualità eccelsa di quel campo per principianti era il dolce pendio che raccordava il piano con la montagna ma la gemma era un piccolo pianerottolo, più alto di un paio di metri di dislivello rispetto al piano, che tutti i principianti cercavano di raggiungere dopo quel po’ di scaletta che già di per sè gli insegnava molto. Nel pianerottolo non solo si era in salvo ma soprattutto ci si poteva girare fino ad avere gli sci in direzione della massima pendenza senza che questi accennassero ad andarsene prima del voluto. Giunti lassù si era pronti per la prima scivolata. La prima discesa. Il principiante poteva lanciarsi nelle nuova dimensione trasformandosi da pesante essere umano in sciatore.

Ero un maestro di sci pivello e quindi mi venivano assegnati molti principianti. Erano gli anni in cui le prime agenzie turistiche inglesi offrivano la possibilità a nuove classi sociali delle “Bella Albione” di praticare quello sport – lo ski – fino a poco tempo prima privilegio dei soli ricchi. Quelli che inventarono Wengen, Zermatt, St.Moritz, Kitzbuhel.
Quando iniziai a fare il maestro di sci, quarantanni fa’, insegnare a sciare era diverso e forse più bello. Oltre ai campetti di sci migliori anche gli allievi avevano qualcosa in più. E quel più era l’altissimo livello di motivazione. Non avevano paura, specie gli inglesi. Volevano sciare per motivazioni interne, personali, oggi mi sembra che sempre più gente provi a sciare o perché lo fanno gli altri o lo fa l’amico o perché è di moda. Insomma per motivazioni esterne e spesso all’interno hanno paura.
Un giorno mi capitò come allieva una signora inglese assolutamente principiante. Immagino iniziai la lezione così come si faceva a quei tempi con brevi ordini e nessuna spiegazione troppo profonda e complessa. All’epoca il ritornello delle lezioni era basato sull’ordine di piegare le ginocchia – bend your knees – e gli allievi inglesi per rimettere al loro posto quei montanari che gli insegnavano a sciare li scimmiottavano storpiando il loro inglese maccheronico con un: “Benss io nee!”
Non ricordo ciò che intercorse dal momento in cui ci incontrammo fino al momento in cui ci trovammo sul pianerottolo. Ricordo le dissi di guardarmi scendere perché poi lo avrebbe fatto lei.
“Oh no! Non ci penso neanche!” disse lei.
“Come?” io.
“Non ci penso di scendere se non mi spieghi prima come si frena. Come si fa a frenare? Dove sono i freni ?”
Gaspa-freno_brembo

Cercai di spiegarle che il concetto era di sciare, scivolare e che il lungo pianoro si sarebbe incaricato di farle perdere velocità fino a fermarsi!

“No, no!” ribadì “O mi dici dove sono i freni o io su questi aggeggi non mi avventuro!”

Ero un pivello in tutti i sensi, tecnicamente e didatticamente e non fui pronto a ribattere o avevo trovato l’eccezione tra gli inglesi. Sta di fatto che tolse gli sci, scese a piedi il pendio e sparì. Ero un po’ preoccupato ma la sera il direttore non mi richiamò. Nessuno si era lamentato. Ma ci rimasi male tant’è vero che lo ricordo ancor oggi dopo decine d’anni.

La signora in un certo senso non aveva torto. Negli sci dove sono i freni oppure quali sono i freni? Oggi spiego che i freni negli sci sono le code degli stessi. Che non è proprio vero, ma è vero. Senza riflettere molti dicono che nell’auto è il pedale del freno e in bicicletta sono le leve sul manubrio. In effetti non è così. I freni sono le pastiglie o ganasce e i dischi o i tamburi, che se messe in azione producono attrito tra le due parti rallentando il veicolo. Ma noi tutti identifichiamo come freni la parte su cui agiamo, la leva o il pedale, non ci interessa la meccanica delle ganasce. Le leve o i pedali sono le parti meccaniche su cui agiamo e l’azione si trasforma subito in una sensazione: quella del rallentamento. Su questo concetto o principio dovrebbe insegnare il maestro e trascurare che negli sci i freni siano le lamine degli sci che “grattano” la neve producendo l’attrito di cui anche lo sciatore ha bisogno per rallentare. Il maestro dovrebbe sottolineare l’importanza della parte del corpo che influisce sulla parte dello sci che agirà come la leva del freno della bicicletta o il pedale del auto.
Per semplificare ma è assai pratico, bisogna considerare le code come le leve della bicicletta o il pedale dell’auto. Voi allievi non perdetevi nel capire i motivi fisici del meccanismo. Spingete i talloni a destra o sinistra – nello spazzaneve – e gli sci si troveranno automaticamente sugli spigoli e questi inizieranno a creare attrito aspetto che non vi deve interessare mentre scoprire che quell’azione dei propri piedi si trasforma in rallentamento è il dato interessante ed essenziale.
Il pedale dell’auto non è parte del nostro corpo, idem la leva della bicicletta, idem ancora la coda dello sci (anche se dovrà divenire parte del nostro corpo con l’esercizio). Ma il piede che preme il pedale del freno ci appartiene, la mano che serra la leva anche. Gaspa-Pedaliera-auto

Quindi?

È il tallone del piede la parte del piede da usare e avrete scoperto dove sono i freni e come frenare. Possiamo dire che i freni degli sci sono i talloni dei nostri piedi. A sci paralleli spingendo tutti e due i talloni a destra o sinistra, si frena a sci paralleli.
È sempre utile cercare di scoprire quali parti del corpo producono l’azione desiderata. Ragionate in termini punta piede e tallone non punta e coda dello sci e molto si semplificherà. Fianco/lamina dello sci sostituitelo con a fianco interno/esterno del piede.
Spinto fuori il tallone o i talloni bisogna sempre piegare caviglie, ginocchia ed anca perché come nei freni dei veicoli che usiamo ciò che produce la resistenza è la pressione che si esercita tra le parti deputate a creare l’attrito. Le pastiglie dei freni sono pressate sul disco che freni. Più pressione più frenate. Più premiamo con il peso del nostro corpo tramite il piegamento delle articolazioni, più pressione sulla lamina si eserciterà.
L’equazione è: scoprire quale parte del corpo usare e trasformare l’azione in quella duplice sensazione che è formata da attrito, sforzo e risultato desiderato e cioè il rallentamento. Anche nello sci tutto deve divenire un riflesso così come il nostro piede va a cercare il pedale del freno e in base alla pressione che esercita sappiamo che quella sarà la frenata ottenibile.
Molti degli scontri tra sciatori del giorno d’oggi sono dovuti all’incapacità di frenare. Molte volte chi ti ha investito dichiara che “eri lì dove lui andava e … non sanno evitarti, men che meno frenare e ancor meno valutare quanto spazio abbiano bisogno in funzione della velocità con cui sciano. E’ da rabbrividire sentirlo dire ma è così. Quindi scopriamo per bene quali sono i freni e come funzionano.
Chiedendo a chi sta imparando lo spazzaneve quale parte degli sci cercano di influenzare, le percentuali di risposta sono più o meno le seguenti:
– le punte: 90%
– le lamine: 8%
– le code: 2%
Nessuno mi ha mai risposto “Non lo so”
Il che indica a mio parere che tutti stanno cercando di capire come si fa’ ma indirizzano l’attenzione verso obbiettivi errati.

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