UNA RADIOGRAFIA AD ALTISSIMA RISOLUZIONE

UNA RADIOGRAFIA AD ALTISSIMA RISOLUZIONE

A quante radiografie sarò stato sottoposto? Molte, anche perché facendo sport nella natura ho preso molte botte e qualcuna ha rotto qualche osso.
Tutte le lastre che mi hanno fatto le ho osservate con curiosità. Le ossa con tutte quelle ombreggiature e linee che formano la struttura calcarea dello scheletro e a volte quelle crepe, un po’ più scure, a mostrare la frattura.

Ma la radiografia più profonda, dettagliata del mio corpo e debbo aggiungere imbarazzante me la fece uno sciatore principiante israeliano.

Quando è tarda primavera e la stagione dell’insegnamento volge al termine, almeno per me ed essendo la mia professione quella di maestro di sci, è un tormento.

Come apro gli occhi inizio a dirmi “Speriamo di riuscire ancora a fare un paio d’ore – tradotto – che trovi ancora due allievi che mi ingaggino, paghino e io possa arrotondare”. Subito dopo però mi dico: “Speriamo non venga nessuno!” Sì perché si è stanchi. Il caldo della primavera inoltrata cuoce la pelle, gonfia i piedi negli scarponi, il sole e il riverbero brucia la pelle. La neve poi può essere così molle da pesare tonnellate nell’esercizio di spostarla curvando o frenando. Diciamo che le condizioni sono dure sia per il maestro sia per l’allievo. Forze per lui sono addirittura tragiche.

Il periodo delle stagione era quello appena descritto e la Scuola Sci mi disse d’avere un allievo per me per due ore. Aggiunsero: “Non principiante. Ti aspetta allo skilift San Rocco.” Quando senti San Rocco e qualcuno ti dà appuntamento lì, la cosa puzza di bruciato lontano un miglio!
San Rocco è lo skilift più piatto se non del mondo di sicuro della cerchia alpina! E’ perfetto per un principiante per allenarsi da sé. Ma se ti danno appuntamento lì per una lezione vuol dire che quello sciatore molto probabilmente ha dei problemi.

E la maggior parte della volte il problema si chiama: paura!
Il signore aveva prenotato due ore. “Siamo a posto. Ne esco lesso! Coraggio, due ore passano presto e poi sono quell’altro po’ di soldini… ”
Mi feci trovare alla partenza 10 minuti prima dell’una. Là c’è il campanile della chiesa con un grosso e bell’orologio. Sarebbe brutto farsi cogliere in ritardo.
Arriva l’una, passano cinque minuti, poi dieci.

Evvai! Sempre meno fatica e cottura. All’una e 15 spunta colui che presumo e temo sarà il mio allievo. Alto, non più giovane, sci sotto l’ascella con punte in avanti, un’enorme giacca vento azzurrognola e slavata dal sole che gli scende fino a metà coscia. A completare il quadro una bottiglia d’acqua da un litro e mezzo che gli esce da una tasca della giacca. “Me li dovrò sudare questi soldi” mi dico.
Mi presento in inglese, altrettanto fa’ lui, ma capisco che ha delle difficoltà nel parlare. Mi spiega che porta l’apparecchio acustico. Capisco e mi dico che non sarà un problema. Aggiunge che è a Livigno con lo sci club di Tel Aviv.
Ha iniziato due giorni fa’ in una classe di principianti ma ieri il suo coach gli ha suggerito sarebbe stato più proficuo andare alla locale scuola sci e chiedere lezioni private. “Thank you coach!” mi trovo a pensare.
Gli chiedo se preferisce la seggiovia o lo skilift. Opta per la prima. E’ biposto e ci saliamo insieme. Come la seggiola si stacca da terra, salendo verso il primo pilone, inizia a mormorare una melodia canora. “Bene è rilassato.” Lo fa’ ad occhi chiusi. Iniziamo la discesa. Si vede che è in ansia. Suda già come una fontana. Mi chiede se esegue ciò che gli propongo e se lo fa correttamente. Gli dico che scia e scia bene. Mi ringrazia e continuiamo. Gli spiego di appoggiarsi a destra così gli sci andranno a sinistra. Fa l’esatto opposto. Ma San Rocco è così piatto che funziona tutto! A metà pista – 500 metri in totale – mi chiede di fermarsi. Suda sempre più. Mi spiega che gli piace sciare ma ha paura. E questa è chiaramente una paura totale. Vera. Assolutamente profonda e da accettare da parte mia. Siamo arrivati. Si risale.
Riprende a canticchiare. Gli dico che mi fa’ piacere notare che sia rilassato. “In effetti l’altezza mi terrorizza e l’unico modo per distrarmi e rimuovere la paura è chiudere gli occhi e cantare.” “Siamo a posto.” mi dico mentre lo sguardo corre all’orologio del campanile. “Ancora un’ora!”
Terminata la seconda discesa è madido di sudore, ma soddisfatto. “Mi son sentito bene! Inizio a capire e a sentire il piacere di scivolare e sapere che posso cambiare direzione grazie ai miei movimenti. Tutto ciò mi fa’ star bene.”
Gli propongo una pausa e di sederci. Apprezza perché vorrebbe riposare e bere.
L’occhio non perde di vista l’orologio. E’ commovente debbo dire la verità. Son contento per lui, ma prendo tempo. O perdo tempo? Una volta seduti gli chiedo cosa faccia nella vita. “Insegno psicoanalisi all’Università di Tel Aviv.”
Sdeng! Sicuro ne sa’ più lui di me di tecniche di rilassamento, emozioni, paure come risolverle e che piacere nel raggiungere determinati traguardi.
“Lavoro anche per il tribunale come grafologo.” aggiunge. Viscido, tra curiosità e intento a perder tempo, gli chiedo se è vero riuscire a capire la personalità di una persona dalla grafìa e contemporaneamente estraggo dalla tasca la lista della spesa chiedendogli se può dirmi di me. Cerca di spiegarmi che si tratta di una scienza e non di un giochino; che quella lista è insufficiente, ma alle mie insistenze cede e… una frase alla volta mi denuda. “Sei altruista hai grandi slanci, dai molto alle persone, ma poi ti ritrai.” “Vero” gli dico e “Verissimo” mi dico. “Un altra caratteristica che hai è che quando fai l’amore o insomma per te fare l’amore fisicamente” – “Oh oh frena, penso” – per te vuol dire farlo con tutto il corpo non con il solo sesso” “Capisci cosa intendo?” e poi un altro paio diGaspa-Scheletro_Raggi cosucce così personali che se non fosse per l’abbronzatura sarei rosso come un peperone. Capisco e come!
Taglio corto e indicando l’orologio lo invito a rimettere gli sci altrimenti non faremo in tempo ad apprendere quanto gli serve capire ed esercitare nelle prossime giornate.
E’ di nuovo in modalità ansia e non può notare che sto rimettendomi tutti i panni, rivestendomi di tutte le mie corazze dopo l’esame radiografico.
Tutto quanto accadde quel giorno è rimasto nella mia memoria e cerco di farne tesoro quando insegno. Se avete paura chiedete di fare lezione dove è molto facile. Cantate o mormorate una canzone, funzionò con il professore di psicologia!
A livello personale quanto mi disse il professore di Tel Aviv giustifica il fatto che mi piaccia così tanto fare telemark. perché si fa’ con tutto il corpo non solo con le gambe e gli sci.
Sarà per la stessa ragione che in tutti gli anni e stagioni di telemark ho sempre cercato di coinvolgere nuove e altre parti del corpo nell’azione di curvare. Ho scoperto da solo come usare le braccia, la schiena, la testa, le caviglie e tanto d’altro, sentendo che delle singole parti del corpo non mi facevano…”godere”

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