VAL FORMAZZA

VAL FORMAZZA

FormazzaSolitamente non ho una grande attitudine a ricordar le date. Quelle sciistiche poi sono ancora più labili. Sarà anche per il fatto che la stagione sciistica inizia a novembre di un anno e finisce a maggio del seguente. Chiacchierando tra sciatori quante volte mi è capitato – e forse anche a voi – di considerare più recente una tal discesa, una gita rispetto a quando in realtà avvenne proprio per questo accavallarsi della stagione su due anni diversi.
Non ricordo le date di quando divenni maestro di sci, l’anno in cui feci la prima Marcialonga, l’anno in cui provai lo snowboard, il fondo, la prima salita di sci-alpinismo, della discesa del vulcano Yothei ma stranamente so di aver iniziato a sciare nel 1957. Son nato nell’aprile del ’52 e la prima sciata fu all’età di cinque anni. In primavera. Quindi primavera 1957, stagione perfetta per iniziare a far sciare un bambino. Non c’è il freddo di mezzo. La neve è il mitico firn o semeda (dal dialetto livignasco). Si può scegliere il pendio più vergine che ci sia. Ineguagliabile e imbattibile per quanto possano fresare la pista. Certo ci vogliono genitori speciali ed io li ebbi!
Il sole si alza in cielo ben prima dell’orario di sveglia ed ora che ci si è ristorati con la colazione, vestiti ed attrezzati il tepore del giorno vince escaccia il freddo della notte.
foto per racconto Val Formazza
Nonostante la mia vita sciistica sia legata a triplo filo a Livigno, la mia prima sciata fu in Val Formazza.
Lì ci fu il mio vero “imprinting” (termine oggi abusato) sciistico.
I miei zii vi possedevano una bellissima casa in legno del ‘500! Costruita intorno ad un blocco di granito – ce ne sono molti nel suo fondovalle precipitati dai ripidi bastioni laterali – entro il quale era stata scavata una magnifica, potente stufa.
Sarà per questo che poi a Livigno mi inventai di acquistare una tea a metà montagna e trasformarla in abitazione?
Sarà per questo che reputo la neve primaverile – che chiamerò d’ora in avanti sempre “semeda” come tributo a quanto la natura di Livigno mi ha dato – la più bella neve dell’inverno?

Ricordo e vedo come in un film quella discesa.
Doveva essere pomeriggio, perché mi sembra di ricordare che la luce fosse semi radente. Come potesse essere così tardi nella giornata, visto che nella semeda a pomeriggio si affonda, non lo so. Forse ero leggero? O forse erano anni in cui il riscaldamento globale non la sgelava così tragicamente come oggi?

Il pendio era dolce. Era contornato da pini o quantomeno in fondo ma assai lontano ce n’era una fila. Là in fondo ci attendevano tutti i genitori. Tutti perché in cima non ero solo ma eravamo in tre ragazzini. Gli altri due di un anno più vecchi di me. Tutti e tre alla prima prova con gli sci ai piedi. Tito mio cugino, grande calciatore, corridore. Mi batteva sempre in tutto. Maino, cugino di un cugino, pacioccone ed un po’ imbranato. Ci diedero il via e scivolammo. Non so se ebbi paura, ansia, timore. Sciavamo poi uno perse velocità, poi fu l’altro e io mi trovai in fondo a tagliare il traguardo per primo. Di sicuro quella volta ci fu la soddisfazione d’aver io segnato il goal. Ma non posso essere sicuro. Ricordo la neve di primavera e la luce dorata. Che ho aspettato e per fortuna trovato ciclicamente per altre 57 stagioni!
Quel giorno è rimasto nella mia memoria e quando insegno a bambini principianti spero sempre che anche la loro “prima volta” rimanga un ricordo di dolcezza e conquista. E’ proprio per questo che suggerisco a tutti i genitori farli iniziare a sciare in primavera. Se si potesse li consiglierei anche di di farlo fuori pista all’orario in cui la semeda inizia a mollare. La neve è molto scivolosa ma lo sci vi penetra un po’ e ciò offre allo sciatore, anche se ignaro ed alle prime armi, la percezione del piede. Una piccola ma consistente resistenza. L’equilibrio ne gioverà.

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3 Comments on VAL FORMAZZA

  1. Franco
    12 gennaio 2016 at 11:00

    Bel racconto Luca, suggestivo come lo sono i ricordi d’infanzia. Io ho iniziato asciare in età adulta e nonostante questo, per quanto fascino possa avere l’inverno; lo sci primaverile è quello che mi ha subito conquistato. Sarà per la facilità delle neve “semeda”, sarà per il calore del sole che consente di sciare meno vestiti e sentire di più il corpo (magari il tuo psicanalista israeliano avrebbe qualcosa da dire anche su questo…), per la luce abbagliante sul bianco della neve che ricorda la luce del mare in estate.

    Scelta la primavera per far iniziare a sciare i propri figli resta però il problema, avendo la fortuna per ora di poterselo porre invece di altri più urgenti, di scegliere l’età e la tecnica.

    Qualche dubbio sull’età cosa l’età: a 3, a 4, a 5 anni? Ma per questo credo si riesca a capire quando i nostri figli sono pronti a passare dal giocare nella neve a sciare. Per un telemarker invece quello dell’attrezzatura è un problema più difficile: prendere quella da fondo per lasciare la mobilità, quella a tallone bloccato per dare più stabilità e abituare subito alla pendenza e al divertimento della discesa? Forse l’ideale sarebbe una via di mezzo che coniughi stabilità e libertà di movimento, che consenta di andare in piano e in discesa al campo scuola, un’attrezzatura polivalente meno specializzata, con un’attacco che dia una maggiore stabilità di quelli del fondo ma non blocchi del tutto il tallone, insomma, in una parola, bisognerebbe inventare il telemark!

    Ma le aziende, che già investono poco nel telemark per gli adulti, non offrono scarponi per bambini piccoli (ho la mia idea di come dovrebbero essere costruiti ma è un altro discorso) quindi il dilemma rimane, che fare?

    Mi piacerebbe sapere la tua opinione, ricordo che anni fa avevi scritto qualcosa al proposito ma non riesco a trovarlo. Io penso che si possa imparare la tecnica alpina anche con il tallone libero, non credo che per i bambini piccoli fare il telemark sia utile o conveniente, ma penso che il tallone libero sia comunque una condizione più naturale per loro e che quindi sarebbe bello iniziassero a sciare così.

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    • luca
      12 gennaio 2016 at 17:15

      Caro Franco che piacere leggerti e sapere che anche i miei racconti sono letti.
      La primavera è la stagione più bella per sciare e per i bambini sarebbe bene iniziassero con i talloni liberi, che poi facciano curve a talloni abbassati o alzati poco cambia, saranno loro a scegliere.
      Spero ci si riveda prima o poi e conti nua a leggermi. ciao Luca

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  2. Franco
    12 gennaio 2016 at 11:33

    Ho trovato ora in parte la tua risposta ai miei dubbi nel post “Intertele 2015 (parte 4)”: sì servirebbe un 75 mm in cuoio (o materiali sintetici analoghi) di taglia piccola magari con un gambetto irrigidito con inserti in plastica (comunque cose già viste anni fa nel telemark). Qualcosa esiste, per es. Fischer produce uno scarpone (il BCX 875) del genere ma solo con misure a partire dal 35.

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