Intertele 2015 (parte 4)

Intertele
Parte 4 y final

Accipicchia è già il 15 aprile e quasi un mese intercorre tra questa ultima parte della mia esperienza a Snowbird e oggi. Il tempo scorre veloce come la neve sotto le solette degli sci.

La mia permanenza in Utah stava per terminare. L’ultima sera è stata organizzata una cena di gala. Son seguite premiazioni e riconoscimenti. Uno anche a me, si vede che ho fatto la mia parte. Ma la cosa più interessante è stato l’intervento di Josh Madsen – nella foto è quello di sinistra –

Josh

telemarker e titolare del sito Telemark life

Van

oltre che di un negozio che vende solo attrezzatura, gadget da telemark. Il suo intervento è stato incentrato su “premiamo, crediamo e acquistiamo solo attrezzature prodotte da aziende che trattano solo il telemark. Mi sono ritrovato completamente nel suo discorso e logica proprio per quanto sento e ho dichiarato nei miei scritti precedenti.

Josh ha fatto l’esempio della 22Design. I proprietari sono due ragazzi, due telemarker che dedicano il loro lavoro e impegno alla loro azienda che produce solo attacchi da telemark. Nella stagione della produzione ingaggiano altri 6 ragazzi e così in un totale di 8 persone fanno il bene loro, chiaramente e della comunità a tallone libero. L’esempio è l’alta e precisa produzione di attacchi che nel volgere di pochi anni ha stravolto il mercato dell’attacco d atelemark.
Avete presente quanti G3 c’erano in circolazione, diciamo, 5 anni fa?
G3 aveva il quasi monopolio, poi arrivano loro e tramite prodotti azzeccati diventano il numero 1!!!
Perchè una così piccola realtà è riuscita in così tanto? Perchè sono piccoli e totalmente dediti ai loro prodotti e alla nostra comunità. Prendete per esempio le loro iniziative denominate “Beta”: Fanno un nuovo prodotto e dopo un primo sviluppo lo offrono a pagamento come prodotto Beta a chi lo vuole comprare. In questo modo si aggiudicano in modo elegante e corretto un gruppo di tester molto vario e per un anno i loro attacchi sono messi a dura prova. Raccolgono le impressioni, i suggerimenti, verificano le rotture e alla fine concludono il progetto sostituendo gratuitamente a chi acquistò un paio di attacchi Beta il modello finale e definitivo. La comunità partecipa molto a sviluppi di questo genere. Qui da noi?
O in industrie assai più grosse cosa si fa?
O nulla o si sforna un nuovo prodotto per poi richiamarlo causa difetti o mal funzionamenti. Si arriva al paradosso che il “sistema” si inventa anche dei premi per chi ha organizzato il Recall migliore e meglio gestito.
In sintesi è riceve un premio per un errore fatto. Sarebbe mica male avvenisse in tutti i settori. Contribuisco a spaccare una gamba ad un mio allievo e poi mi danno un premio per come l’ho assistito sulle piste. Prendo 3 in inglese a scuola e mi premiano per come ho reagito educatamente invece che insultare il professore.

Per curiosità inventatevi un vostro esempio.

Quindi l’incentivare le piccole o meno piccole realtà che lavorano per il telemark.
Il telemark ha i suoi numeri, noi!!! Se cresce ci guadagna chi produce e allora che siano aziende totalmente prese e comprese!!!

Josh accennava a una scuola di sci i cui maestri insegnano solo su sci da telemark. Volete imparare lo sci alpino? Loro sono su attacchi da telemark. Volete fare spazzaneve, bastano e avanzano. Virata o stem che si dica, bastano. Sci parallelo, idem. Far pali e correre a 70 all’ora … andate da altri. Quante scuole di sci italiane – livignasche ??? – e quanti maestri di sci accetterebbero allievi ai corsi di sci alpino con attacchi da telemark ? Nessuna e poi quegli stessi maestri fanno telemark. Pazzesco. Quelle scuole non fanno parte del mondo del telemark e gli stessi maestri non sono veri telemarker.

Un’altra idea forte di Josh è stata quella di organizzare un TELEMARK DAY. Come ho già scritto avverrà per ogni anno a venire il primo sabato del mese di Marzo.

Ricordiamocelo e pubblicizziamola.

Dalle chiacchiere di quegli ultimi giorni è nato un progetto su cui un ristretto manipolo di telemarker – illuminati oserei dire – stanno lavorando. Si chiama DCT e poi vi dirò cosa significa questo acronimo.
In poche parole si tratta di quanto segue.
Trovare tramite la Comunità Europea i fondi per fondare un’azienda nuova, giovane e slegata dal sistema che faccia scarponi da telemark. Di cuoio fino alla taglia 30. Bastano e avanzano. Da quella taglia uno scarpone di plastica nuovo e innovativo. Si inizierà a produrre solo una taglia, la più comune, diciamo la taglia 8 o 42 o 270 mondo point. Si utilizzerà il metodo Beta per testare e mettere a punto. Finito il progetto taglia unica si produrranno solo 4 taglie, le più comuni e poi con i proventi si allargherà la produzione a tutte le taglie. Un modello per 75 mm … quasi tutti abbiamo ancora questo tipo d’attacco e i fondatori di DCT non forzano il mercato e la comunità ad affrontare la spesa di scarpone e attacco contemporaneamente.
In seguito un modello 2 pins e da ultimo uno NTN … forse.

Per stampare scarponi di plastica e data la complessità di quelli da telemark ci vuole la conoscenza di chi già li stampa da tempo. E qui sta il nodo della questione. Chi tra le aziende che produce di già scarponi d telemark è disposta ad azzerare il suo nome, facendolo sparire, per creare un’aggregata dal nuovo nome, impiegando solo giovani telemarker con conoscenze e giungere ad avere un’azienda che produce in autonomia. Senza quindi dover spostare investimenti nello sci alpinismo perchè lì: “i numeri crescono”!
Un progetto utopistico? Non credo e le ragioni stanno nell’esempio 22Design. Pochi con idee forti e valide hanno saputo conquistare il mercato, guadagnare e aver risorse da investire in nuovi progetti ma ancora di telemark (vedi il prossimo 22Design NTN).

Sarebbe bello riuscirci e ci stiamo provando. Siamo in dubbio su quale azienda di scarponi in plastica, con conoscenze nel telemark e dalle ampie vedute – vedi far morire il proprio marchi per sostituirlo con uno nuovo – sia di così ampie vedute da accettare un discorso così … innovativo, fedele e rivoluzionario.

La speranza è vedere un nuovo telemark. La mia immagine è questa e lasciatemela chiamare EmmaTele.

Emma tele

DCT? Cosa significa? Semplice: DREAMS COME TRUE. Vi piace? Spero di si!

Il proverbio italiano

Vi ricordate quanto mi aveva imposto il Santo all’inizio? Nessuna informazione sulla tua esperienza all’Intertele 2015 deve trapelare. Poi mi regalò 2.000 da giocare al casinò e 2.000 per le signorine che grazie a Dio allietano la vita a chi è disposto a pagare.
Ho tradito tutti i patti sottoscritti.
Vi ho spiattellato informazioni a tutto spiano, ho speso 1.000 al casinò e 3.000 a donne. Ho deciso di comportarmi così perchè la partecipazione all’Intertele 2015 è stata la mia penultima ultima uscita ufficiale in quanto “esperto di telemark”.
L’ultima è stata a Cervinia all’aggiornamento degli Istruttori Italiani di Telemark dove ho annunciato agli amici Istruttori che il telemark da ieri per me diventava telemark personale. Scierò solo per me. Basta corsi, lezioni, aggiornamenti. Son stanco, vecchio e le energie per sciare a tallone libero le voglio dedicare solo a me stesso e per me stesso.
Prova ne sia che gli ultimi giorni di apertura impianti a Livigno me ne sono andato a sciare con scarponi di cuoio stringati, sci stretti, calzoni di velluto, camicia di flanella, foulard al collo e coppola inglese. E’ stata una delle più belle giornate della mia vita di telemarker. Mi sembra d’aver sciato superbamente ma la leggerezza di saper d’essere fuori dai giochi mi ha fatto scivolare ancor più leggero.
Il motivo del mio tradimento in ogni caso è legato al proverbio italiano:
“Finita la festa, gabbato lo Santo”

Luca

6 Comments on Intertele 2015 (parte 4)

  1. Cristian Mercadanti
    19 maggio 2015 at 9:15

    DCT e’ mto interessante. La mia preoccupazione e’ quel 40 a uno. Su quali attacchi si imposterà la ricerca dello scarpone? Comunque americani… Da quello che ho appreso con Emilio nella trasferta dai Moonlight (dai tempi del cuoio e’ la prima volta che mi interesso davvero) gli scarponi non si sviluppano al momento in Italia, e quindi da nessuna parte, anche perché c’è’ incertezza sugli attacchi. Probabilmente il 75mm ci può garantire sicurezza sul futuro… Dato che si rischia che i nostri bambini rimangano a secco. Forse una vera evoluzione non c’è stata. Ma mi sembra che ci sia da chiarire anche questo per tenere in considerazione e stimolare anche chi , gli attacchi, li deve fare… Ps Mi sa che non andrai in pensione tanto presto…

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    • luca
      25 maggio 2015 at 11:50

      Ciao Cristian e grazie per questo tuo primo commento. In Usa non sviluppano nessuno scarpone! Là si investe solo dove si vede crescita e questa loro impostazione è stata presa pari pai dalle aziende italiane che si allineano. Nessuno riesce a far capire che il mercato c’è e che aspetta scarponi totalmente nuovi. Non mi sembra ci siano studi e ricerche ma solo aggiustamenti che si riveleranno essere un’ennesima presa in giro per i consumatori. A questo proposito sarebbe bello, se i prodotti saranno rabberciati, che il mercato si ribellasse e non acquistasse nulla … magari in attesa di DCT!!!!
      la strada è e sarà ancora segnata da attacchi dalle varie norme. Personalmente lavoro con DCT su 75 mm su taglie piccole per scarponi di cuoio cisì che li abbiamo a disposizione i bambini. Uno scarpone valido sempre 75 mm per la massa che ha attacchi 75mm così da non obbligare nessuno a spese incredibili. La logica è che gli sci ci sono e gli attacchi 75 mm si sono evoluti a livelli alti e sufficenti per farci sciare benissimo. La domanda è se il futuro sia NTN o 2 pins e qui ce lo stiamo ancora domandando anche noi di DCT

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  2. calcagnolibero
    19 maggio 2015 at 17:55

    Sono d’accordo sul fatto che le aziende si siano sempre impegnate poco dal punto di vista creativo ma penso che il futuro siano comunque il 2 pin e l’ NTN.
    Il 75 andrá ad esaurirsi e a mio parere é meglio cosí.
    Un attacco che non ha step in, ski stopper, sicurezza di sgancio, é pesante e scomodo in salita io non lo voglio.
    Il cuoio non l’ho mai provato a telemark ( a sci alpino sí per ragioni anagrafiche) ma mi piacerebbe solo per curiositá.
    La vita é giá dura senza bisogno di complicarla di piú.

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    • luca
      25 maggio 2015 at 11:53

      hai ragione tallone libero … a no! calcagno libero!!!! il 75 mm andrà a morire vedo e immagino, da sognatore, imanga per scarponi di cuoio che sono la vera offerta per i bambini. flessibili, facili da fare perchè non richiedono stampi come per la plastica. il futuro è indubbiamnete 2 pin o ntn. in ogni caso noi di DCT abbiamo disegnato uno scarpone daa 75 mm veramente nuovo e efficace così da rispettare la larga maggioranza della comunità che ha 75 mm ai piedi ma come dici giustamnete è una norma a morire ma non domani. folle quel produttore che smettesse di produrli e rinnovarli. Noi di DCT lo sappiamo e lo teniamo presente. ciao

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  3. Cristian Mercadanti
    24 maggio 2015 at 8:46

    Calcagno, la vita e’ una figata… E il cuoio anche…;))
    Probabilmente sono un po’ razzista ma penso che chi ha vissuto l’epoca del cuoio intercetti meglio lo sbandamento del Telemark odierno.
    Ed e’ una confusione di intenti, perche’ la comunita’ c’e’. Ma va indirizzata (dai piu’ illuminati appunto).
    E per carità non parlatemi di leggerezza con le zattere di sci che usiamo oggi… Secondo me la rivoluzione c’è’ stata ma in generale x quanto riguarda gli SCI.
    Anche li’ pero’ se pensiamo alle tavole di sbowboard e certi esperimenti la cosa veniva da lontano.
    Ora il telemark cosa vuole da se? Cosa chiede?
    L’idea di non farsi pilotare dai capricci delle grosse aziende e’ per me già una risposta da telemarker

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    • luca
      25 maggio 2015 at 11:57

      cristian se posso giro la tua riga “L’idea di non farsi pilotare dai capricci delle grosse aziende e’ per me già una risposta da telemarker” a quelli di DCT, è il miglior contributo e spinta ci poessi dare perchè la nostra direzione è proprio quella di non farci pilotare ma seguire il sentire di chi fa telemark. è altrettanto vero che i telemarker andrebbero indirizzati e non è difficile basta fargli capire che la libertà del tallone è vera liberà di ragionare e non cadere nella trappola delle azeinde. loro non devono segnare il cammino ma lo devono solo facilitare qando siamo sulla neve. siamo noi a decidere!!!! ciao

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